Finito il lockdown avremo ancora voglia di sesso online?

Giorgio Triani
09/05/2020

Se in epoca pre-Covid il desiderio si consumava in chat o in Rete, ora condannati a smartworking e webinar avvertiamo maggiormente l'esigenza di fisicità. La passione ha infatti bisogno di emozioni e di sorprese.

Finito il lockdown avremo ancora voglia di sesso online?

Bacco, tabacco e venere. È la summa dei piaceri voluttuari che governa la nostra società da tre secoli, anche a dispetto d’ogni controindicazione sanitaria o repressione legale. In grado anche fumo, alcol e sesso di fare coesistere la dimensione legale e illegale. Felicemente e senza che il ridursi dell’una comporti l’aumento dell’altra.

Perché il consumo voluttuario tira sia quando la situazione sociale è buona, rilassata, sia quando al contrario il sentimento collettivo è ansioso e preoccupato. Anzi nel secondo caso la ricerca di compensazioni e di sostanze che tirino su è ancor più forte. Come indicano le prime stime e riflessioni sulla vita che stiamo facendo da più di tre mesi. Su come e quanto la pandemia ci ha cambiati e ci cambierà anche sotto l’aspetto istintuale e voluttuario.

L’IMPATTO DELL’EPIDEMIA SULLA SFERA ISTINTUALE

Ma premesso che il tema è vastissimo mi limiterò a segnalare anzitutto come da sempre un’epidemia impatti pesantemente sulla sfera istintuale e sui consumi voluttuari. Sino al 600/700, ad esempio, la triade goduriosa era costituita da Bacchus, Venus et Balnea. Ossia i bagni pubblici, luoghi ibridi dove le necessità dell’igiene in tempi in cui le case private non avevano acqua corrente, sposavano i piaceri del corpo. Erano posti dove ci si poteva lavare, ma soprattutto bere, giocare d’azzardo, fare sesso a pagamento. Esistono ampi repertori iconografici di questi “casini” che costituivano anche la gloria e l’attrattività di molte città europee, ma che con la peste nera prima, nel tardo Medioevo, e poi nel 600, con la peste manzoniana, furono i primi luoghi a essere interdetti. Perché si riteneva che l’acqua fosse la principale causa di contagio.

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Naturalmente sulla ciclica chiusura dei circuiti del piacere in tutt’Europa pesavano la morale sessuofobica dei tempi e lo spirito della controriforma. Ma la sostituzione dei bagni con il tabacco significava l’ascesa della borghesia come classe egemone, in quanto sostanza che promuoveva laboriosità e insonne ricerca di buoni affari. Al punto che con il tabacco si diffuse anche la nuova bevanda del caffè. Nicotina e caffeina: alleate nel promuovere un’eccitazione che faceva leva sul dovere piuttosto che il piacere. Un rilievo storico, questo, che ci proietta in un presente in cui la ricerca voluttuaria risponde a esigenze istintuali che sentiamo sulla pelle: urgenti e immediate. Ancor più quando il confinamento domestico rende il loro soddisfacimento difficile, problematico. E la ricerca di compensazioni o piaceri sostitutivi è obbligata a fare i conti con una realtà costretta.

ALCOL, TABACCO, CIBO (E POCO SESSO)

Non esistono ancora dati, però è evidente e ragionevole pensare che il lockdown abbia prodotto un aumento sensibile dell’assunzione di alcol e tabacco. E anche del cibo, come piacere sostitutivo del sesso. Che invece risulta il più penalizzato dalla pandemia, soprattutto dalle regole di distanziamento fisico. La vicinanza dei corpi e l’intimità sono infatti essenziali per il rapporto sessuale. Che però rispetto al passato e a tutta l’era pre-internet ora può contare su un sistema virtuale, di finzione molto realistico. Ovvero esprimersi nei tanti modi, anche quelli più degradati, che sono entrati nei costumi delle persone come attività di sexting. Resta tuttavia indubbio e lo stiamo capendo in modo immediato e materiale, proprio con il Covid-19 che ci costringe a vivere solo on e quasi mai off, che la realtà ha un sapore e un colore unici. E che da essa non potremo, se non eccezionalmente, distaccarci e comunque mai prescindere. Così come la video call generalizzata ci ha ormai quasi esauriti, fisicamente e mentalmente, l’intimità digitale si sta rivelando un formidabile depressore di libido.

L’AMBIENTE DOMESTICO È LA TOMBA DELL’EROS

Costretti in casa, coniugi e conviventi stanno sperimentando che l’ambiente domestico si presta molto di più a cucinare che a fare l’amore. Perché il sesso nell’abitudine si acquieta e un po’ si spegne. Naturalmente. La passione ha infatti bisogno di emozioni, di sorprese. Di incanti che possono durare poco, quasi niente, ma per scatenare il desiderio basta un momento. Di fantasie che il web può alimentare alla grande, ma che prima o poi chiedono di risolversi materialmente. Tanto che, come noto, gli Amori 4.0 (titolo di bel libro collettivo curato da Amalia Prunotto, editore Alpes) ambiscono sempre ad arrivare, prima o poi, al dunque. All’incontro live, che non necessariamente è sessuale, anzi spesso non lo è, ma che tuttavia vive e si alimenta nell’attesa. Di vedere come la persona con cui si è chattato a lungo muove le mani o ti guarda, oppure porta il foulard o accavalla le gambe.

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La casa e l’ambiente domestico, ancor più se senza alternative, hanno tutta l’aria di essere la tomba dell’eros, nel contempo che più rovinosamente riescono a dare corpo e a scatenare i conflitti, esasperando le difficoltà e le incomprensioni di coppia magari già in corso o latenti. Come tali bisognose solo dell’occasione per esplodere, come dimostra l’aumento, ovunque, in Cina come in Italia, delle violenze domestiche e delle richieste di separazioni, da quando è iniziata la pandemia.

MEGLIO IL PIACERE SOLITARIO

Il peace and love ha poco appeal per le coppie, ma anche per i single in quarantena. Se è vero ad esempio che nella mappa emotiva del DataLab di Eni fra gli hashtag più popolari associati a #iorestoacasa non c’è alcun riferimento a sessualità e intimità. Un’assenza confermata da un sondaggio di Ifop per Paris Match, secondo cui quasi la metà dei francesi (44%) ha dichiarato nell’ultimo mese di non avere fatto sesso e in percentuale di poco inferiore (il 42%) di essersi dedicato, con maggiore propensione fra i maschi, al piacere solitario. Pratiche onanistiche molto probabilmente incentivate dall’aumentato accesso ai siti porno, grazie anche alla gratuità offerta da molti di essi, come contributo a rendere piacevole il confinamento domestico. Stay horny, stay home (Stai eccitato, stai in casa) è il claim lanciato da YouPorn, forse il più noto aggregatore di video porno del mondo.

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È tutto da vedere però se finita l’emergenza tutta questa introversione domestica del sesso, vissuto con videochat e app per match solo online, si manterrà. Secondo un articolo de La Stampa del 6 maggio (L’amore al tempo di Covid si cerca in rete) tutti i siti di Dating, da Tinder a Ok Cupid, dichiarano grande successo di pubblico e di utenti attivi. Ma personalmente credo che siano dichiarazioni un po’ false e un po’ obbligate. E che più durerà la quarantena più crescerà il desiderio di contatto fisico. Perché se è vero che non c’è sesso senza amore e ancor più vero il contrario. Per dirla con una delle migliori citazioni pop e pulp di sempre, peraltro in linea con l’utente medio di siti d’incontro: «Il sesso con l’amore è forse la cosa più bella, ma anche senza amore non è malaccio!».