Fabiana Giacomotti

Fendi e Armani risollevano le sfilate primavera-estate uomo

Fendi e Armani risollevano le sfilate primavera-estate uomo

Le due maison chiudono con una nota positiva una tre giorni fiacca. Cambio alla guida di Bottega Veneta.

18 Giugno 2019 10.11

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Nel giorno in cui Bottega Veneta annuncia il cambio alla guida dell’azienda (lascia dopo due anni e mezzo, senza aver dato gran prova di sé, il tedesco Claus Dietrich Lahrs, sale di grado il coo Bartolomeo Rongone, terzo italiano alla guida di un marchio del gruppo Kering dopo Marco Bizzarri da Gucci e Francesca Bellettini da Saint Laurent), finiscono anche queste sfilate primavera-estate uomo a Milano e, nonostante la fiacchezza generale di questi tre giorni, chiudono su una nota alta: Fendi e Armani.

FENDI E LA COLLABORAZIONE CON GUADAGNINO

Raffinata, ma anche divertita e maschia, la collezione di Fendi, studiata da Silvia Venturini Fendi in collaborazione con Luca Guadagnino che, dice, ha iniziato a immaginarla fra una pausa e l’altra di Suspiria. La partnership creativa fra la designer e il regista non è la scelta di un momento, come usa adesso, ma l’evoluzione e la concretizzazione di un rapporto nato ancora nel 2005, che ha toccato tutti gli elementi della collezione, dalle stampe grafiche agli accessori, al casting fino alla colonna sonora.

Ai giardini di Palazzo Reale, fra i vialetti, i modelli di Fendi esplorano il rapporto fra uomo e natura. Stampe “Botanics for Fendi” su tute in nylon e capi sartoriali in cotone, coperte da picnic e il ricordo “rispettoso” dell’infanzia del regista, trascorsa in Etiopia. Divertenti i cappelli in rafia intrecciata con la doppia F e i portachiavi-apribottiglia con rastrelli e cesoie in miniatura.

ARMANI E L’ESTATE «LIBERATORIA»

Armani lavora invece sulla sapienza dei tessuti e la scioltezza dei tagli, anche lui fra migliaia di piante verdi sotto le quali ha nascosto americane e telecamere: dopo diciotto anni nel teatro di via Bergognone, torna in via Borgonuovo, e sceglie di aprire a pochi ospiti il cortile di palazzo Orsini, dove gli head quarter (e casa sua) si trovano.

La collezione ricorda che «l’estate è una stagione liberatoria», e mescola suggestioni da mondi diversi (molto Giappone, note di Sri Lanka, ma anche eleganza italiana classica, cioè la sua) in abiti e giacche di nuove proporzioni. Fluidi i pantaloni, che rievocano certe proporzioni dei primi Anni Ottanta, molti gilet, portati anche a pelle. Una scelta compiuta anche da un giovane che sta facendo strada, Rocco Iannone, direttore creativo di Pal Zileri.

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