Seul muove le armate

Redazione
22/12/2010

Carri armati sudcoreani hanno aperto il fuoco il 23 dicembre nel poligono militare di Pocheon, nei pressi del confine con...

Seul muove le armate

Carri armati sudcoreani hanno aperto il fuoco il 23 dicembre nel poligono militare di Pocheon, nei pressi del confine con la Corea del Nord, dando il via alle annunciate manovre militari terrestri, le più grandi della storia del Paese. Poco prima dell’inizio delle esercitazioni il presidente Lee Myung-bak ha visitato i reparti militari schierati sulla frontiera, secondo un comunicato del suo ufficio.
La tensione tra le due Coree è alta dal 23 novembre, quando l’ artiglieria di Pyongyang ha bombardato un’’isola sudcoreana provocando la morte di quattro persone. Alle manovre prendono parte circa 800 uomini dell’ esercito e dell’ aviazione, in un massiccio schieramento che ha lo scopo di convincere la Corea del Nord che Seul è pronta a rispondere a tono a eventuali nuove provocazioni.
In un comunicato dell’agenzia di stampa del regime di Kim Jong-il, la Kcna, Pyongyang ha aspramente criticato le manovre ma non ha minacciato rappresaglie.
Già il  22 dicembre, Seul aveva avviato un’altra esercitazione, della Marina, 100 chilometri a Sud del confine marittimo tra le due Coree, contestato da Pyongyang, e che si concluderà venerdì 31.
Fonti militari hanno ricordato che si tratta di manovre decise da tempo, ma la stampa sudcoreana ha sottolineato che per la prima volta artiglieria e aviazione saranno contemporaneamente in azione e che le operazioni si svolgeranno non lontano dalla cosidetta ‘zona smilitarizzata’, nella quale gli eserciti delle due Coree si fronteggiano dall’armistizio del 1953.

«Si useranno munizioni vere»

Le manovre hanno luogo nella regione di Pocheon, 50 chilometri a Nord della capitale Seul, e vi prenderanno parte, secondo fonti dell’esercito sudcoreano, reparti di artiglieria e di fanteria oltre ai jet da combattimento F-15 e gli elicotteri dell’aviazione. «Si può dire che la maggior parte dei mezzi meccanici userà vere munizioni», hanno aggiunto i militari sudcoreani. Il 20 dicembre, Pyongyang aveva reagito solo a parole all’esercitazione in cui l’artiglieria di Seul ha sparato centinaia di proiettili nelle acque, contese tra i due Paesi, dall’isola di Yeonpyeong, colpita in novembre da un attacco nordcoreano che ha causato la morte di quattro persone.
IGNOTA LA RISPOSTA NORDCOREANA. Seul teme anche un attacco contro il gigantesco albero di Natale che è stato illuminato il 21 dicembre sulla collina di Aegibong, a pochi chilometri dalla frontiera con la Corea del Nord, che potrebbe considerarla propaganda religiosa. Finora la Corea del Nord non ha fatto parola della nuova tornata di esercitazioni che, affermano gli osservatori, sono ispirate dalla volontà di rassicurare l’opinione pubblica sudcoreana dopo l’attacco di novembre e quello di marzo contro la nave sudcoreana Cheonan, nel quale sono morti 46 marinai.

La mediazione di Bill Richardson

Dirigenti nordcoreani hanno assicurato nei giorni scorsi al governatore del New Mexico, Bill Richardson (che ha trascorso cinque giorni a Pyongyang nel tentativo di placare la tensione) che accetteranno il ritorno nel Paese degli ispettori dell’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) dell’Onu. Richardson lo ha definito un gesto «importante, che potrebbe aprire la strada a un nuovo periodo di distensione».
Finora non ci sono state iniziative formali da parte di Pyongyang. L’innalzarsi della tensione ha dato il via a una serie di iniziative diplomatiche che finora non sono riuscite a mettere d’accordo su una ripresa del processo negoziale le due Coree e il loro alleati: gli Usa e il Giappone che sostengono Seul, la Cina e la Russia alleate di Pyongyang