Le voci degli sfollati del terremoto che ha colpito il Catanese

Le voci degli sfollati del terremoto che ha colpito il Catanese

27 Dicembre 2018 21.07
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«Questo è un brutto Natale, ma speriamo che lo Stato ci aiuti. Non do a nessuno la colpa di ciò che è successo. È la natura. Già in tanti ci hanno aiutato. Avevo una casa frutto dei sacrifici di una vita. Ora é inagibile. Ma quanto potremmo stare qui in questo albergo? Lo Stato aiuta gli extracomunitari, speriamo aiuti anche noi». È stato lo sfogo di Sebastiano Leonardi, 46 anni, operaio, sposato con due figli, che ha trovato casa temporanea nell'hotel Primavera di Zafferana Etnea. La sua è inutilizzabile. Aveva resistito al sisma del 1984, ma questo l'ha devastata.

UN BOATO PRIMA DELLA SCOSSA

Assieme ad altri sfollati è arrivato alla sistemazione temporanea con valige, buste e tanta disperazione. Per loro il Capodanno è solo una data triste, una festa da dimenticare. Vogliono tornare a casa. Storie che si ripetono tra i detriti ancora in strada e le mura squarciate di intere file di facciate di case di Fleri, una delle frazioni di Zafferana Etnea che appare devastata dalla guerra, tanti sono i danni causati dal sisma 4.8 del giorno di Santo Stefano sull'Etna. Come lui anche Salvatore Leonardi, moglie di 44 e tre figli, di 17 e mezzo, 16 e 5 anni. «Ero sveglio quella sera e ho sentito un boato. Mia moglie», ha raccontato l'operaio, «non era in casa perché fa la badante ad una persona anziana e mio figlio era al lavoro. Il mio primo pensiero è stato quello di mettere in salvo i bambini. Pensavo che non ne saremmo usciti vivi, eravamo anche al buio». Tra le macerie di casa ha raccolto vestiti e oggetti, aiutato dai vigili del fuoco. Si vedono anche l'albero di Natale e un presepe. «I miei figli più piccoli», ha svelato commosso, «erano contenti…».

NESSUNA FESTA DI CAPODANNO NELL'ALBERGO CHE OSPITA GLI SFOLLATI

In albergo hanno deciso di cancellare il cenone di San Silvestro a causa delle circostanze. «Un cenone senza festa», hanno detto dalla reception, «é una forma di rispetto per loro, il clima di festa non c'é». E intanto a qualcuno iniziano anche a «mancare le forze». Come a Rita Di Mauro, 49 anni, due figli, che indicando la sua abitazione di via Vittorio Emanuele a Fleri ha detto: «l'aveva ricostruita mio padre dopo il terremoto del 1984», quando lei aveva 14 anni. Gira anche lei con i pompieri che la scortano tra le mura di casa, raccogliendo abiti e oggetti. «È stato uno choc», ha aggiunto, «dopo la scossa siamo fuggiti e siamo rimasti nel centro di raccolta fino al mattino».

DISTRUTTI I NEGOZI DI FLERI

È la paura del futuro a spezzare l'umore di persone temprate a combattere gli eventi. Come Sara Marchetti, 31 anni, che col marito, Antonio e la cognata Anna gestiscono l'unico panificio di Fleri. «Questo è un paese distrutto», ha affermato. Aiutato da alcuni amici e dai Vigili del fuoco, Antonio tira fuori i sacchi di farina dal panificio, gravemente danneggiato. «Sono demoralizzata», ha aggiunto Sara, «ci ritroviamo senza lavoro. Anche mia suocera ha figli da sfamare». Davanti al negozio c'è anche il proprietario del locale, Giuseppe Giuffrida, 64 anni. «Un panificio una farmacia, due macellerie, due negozi di generi alimentari. Erano gli unici punti della frazione in cui tutti si rifornivano. La gente veniva a piedi. Ora è tutto inagibile, il rischio è che il paese scompaia».

ALCUNI SFOLLATI DORMONO ANCORA IN AUTO

Molti sfollati però hanno deciso di restare ancora in auto trascorrendo la notte davanti la loro casa: «Non mi fido», ha detto un anziano, «non lascio tutto solo, a costo di dormire dentro, meglio morire che rimanere senza niente». E c'è anche chi non ha superato lo choc del terremoto: la notte scorsa una squadra di psicologi del Cisom è intervenuta per fornire supporto ad alcuni abitanti, compresa una minorenne, a Santa Maria degli Ammalati, frazione di Acireale, colpiti da crisi di ansia: hanno difficoltà nell'affrontare le ore notturne. Paura e attacchi di panico, quando il futuro sembra sia ridotto tutto in macerie.

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