Sgarbi scrive a Meloni: «Non sono d’accordo con la delibera dell’Agcm, farò ricorso al Tar»

Redazione
05/02/2024

Il sottosegretario alla Cultura dimissionario contesta le decisioni dell'Antitrust che lo accusa di conflitto d'interessi per l'incompatibilità tra il suo ruolo nel governo e gli incarichi privati e retribuiti. Nella lettera alla premier aggiunge: «Estendiamo l'indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri».

Sgarbi scrive a Meloni: «Non sono d’accordo con la delibera dell’Agcm, farò ricorso al Tar»

«Cara presidente, non sono d’accordo con la delibera dell’Agcm, farò ricorso al Tar», scrive Vittorio Sgarbi in una lettera a Giorgia Meloni pubblicata dal Corriere della Sera. L’ex sottosegretario alla Cultura spiega che con il provvedimento emesso contro di lui l’Antitrust avrebbe «sconfessato» l’articolo 21 della Costituzione che professa la libertà di espressione come diritto di ogni cittadino italiano. «Però se il governo, per mano di un suo ministro (ripeto: di un suo ministro), ha promosso una indagine sul conflitto di interessi all’interno del governo (peraltro in base alla lettera anonima di un pluripregiudicato), è giusto che io chieda all’Antitrust che si estenda l’indagine a tutte le istituzioni, con gli stessi criteri. Non per ritorsione, ma per rispetto delle istituzioni alle cui decisioni io mi sono rimesso», prosegue Sgarbi nel suo scritto alla Meloni. Quindi, il critico d’arte contesta le conclusioni dell’Antitrust, il comportamento del ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano e, infine, chiede di verificare che non ci siano altri conflitti d’interesse all’interno di un governo dal quale lui è stato spinto a dimettersi prima ancora che la premier potesse rimuoverlo.

Spettacoli teatrali, ospitate in tv e firmacopie in contrasto con l’attività di sottosegretario alla Cultura

Le 60 pagine con cui l’Antritrust conclude l’istruttoria su Vittorio Sgarbi spiegano che «il sottosegretario alla Cultura, ha esercitato attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo, a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione della legge 20 luglio 2004, n. 215», la legge Frattini che definisce incompatibili una carica di governo con incarichi privati e dietro compenso. Nello specifico, a creare conflitto d’interessi sono state una lectio magistralis, alcuni spettacoli teatrali, ospitate in tv, «firmacopie» e disponibilità a farsi fotografare in pubblico. E, a proposito di questo, sempre nella lettera a Giorgia Meloni, Sgarbi scrive: «Si tratta, come si capisce subito leggendone la forzata motivazione, di una decisione tanto «politicamente corretta», quanto giuridicamente scorretta. Nessun vero giurista comprende infatti per quale ragione tenere una conferenza su Caravaggio, partecipare o presiedere una tavola rotonda su Tintoretto, presentare un libro su Michelangelo, possa costituire una violazione dei limiti di legge, generando una incompatibilità con la funzione ministeriale, al punto da distorcerne il senso». Sotto analisi sono finiti anche i 16 incarichi, oltre a quello da sottosegretario, ricoperti da Sgarbi: assessore al Comune di Viterbo; sindaco di Sutri; prosindaco di Urbino; commissario generale alle Belle arti e ai musei di Codogno; responsabile nazionale per la valorizzazione dei beni culturali, storici e artistici di Anci; Presidente del Mart di Trento e Rovereto; Presidente della Fondazione Gypsoteca e Museo Canova di Possagno; Presidente della Fondazione Ferrara Arte; Presidente del consiglio di amministrazione del Museo dell’Alto Garda; Presidente del Parco della antichissima città di Sutri; membro del Comitato scientifico della Galleria Nazionale di Urbino; idem per il Museo Galileo di Firenze e delle Gallerie dell’Accademia di Venezia; Direttore artistico della Fondazione Pallavicino di Genova; Direttore artistico della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito; Presidente di Rinascimento Associazione Culturale. Le indagini sono state aperte a seguito di una segnalazione risalente al 25 ottobre 2023, partita dal ministro Sangiuliano, che sottolineava i presunti illeciti di Sgarbi e la sua compagna Sabrina Colle.

Il critico d’arte è indagato anche per il furto di un quadro di Rutilio Manetti

All’inizio del 2024, inoltre, è stato aperto un fascicolo per furto di beni culturali per il quale risulta indagato l’ex sottosegretario. Al centro della vicenda il quadro La cattura di San Pietro di Rutilio Manetti. L’opera è scomparsa dal Castello di Buriasco nel 2013 e riapparsa a Lucca nel dicembre 2021, in una proprietà di Vittorio Sgarbi. Nei giorni precedenti alle sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura (rese note il 2 febbraio 2024), infine, il critico d’arte è stato anche condannato per diffamazione contro l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. La vicenda risale al 2018, quando ha paragonato la Capitale, allora guidata dalla pentastellata, alla Palermo di Vito Ciancimino.