Lo Shakhtar contro la Fifa: «Ci hanno detto che la guerra non era responsabilità loro»

Redazione
24/10/2023

Serhiy Palkin, direttore generale del club, torna sul conflitto in Ucraina e racconta il danno generato dalla regola dello svincolo unilaterale concesso ai tesserati: «Ci hanno detto che comprendevano la nostra situazione ma che questa è la vita e non potevano fare di più».

Lo Shakhtar contro la Fifa: «Ci hanno detto che la guerra non era responsabilità loro»

Lo Shakhtar Donetsk e gli altri club del campionato ucraino hanno chiesto da tempo alla Fifa di cambiare le regole applicate durante la prima fase di guerra in Ucraina. Su tutte, le società chiedono alla federazione sia di eliminare la possibilità di svincolo ai calciatori tesserati, sia di ricevere un indennizzo per gli svincolati dei mesi scorsi. Decine di atleti, soprattutto europei e sudamericani, sono fuggiti dal campionato ucraino proprio a causa della guerra, indebolendo la massima serie del Paese e un sistema già in crisi proprio per il conflitto. E ora il direttore generale dello Shakhtar, Serhiy Palkin, ha deciso di attaccare frontalmente i vertici della Fifa: «Ha distrutto il nostro intero ecosistema».

Palkin: «Nessuno capisce che la guerra ci fa scomparire»

In un’intervista al quotidiano El Pais, Palkin ha affermato: «La Fifa ha distrutto il nostro intero ecosistema. Ha liberato i nostri 13 stranieri gratis nel momento in cui dovevamo ricostruire la squadra per giocare il campionato ucraino e la Champions League 2022-23. La Fifa ci ha obbligato anche a pagare i debiti contratti da quei calciatori che non avevamo più. Ci ha detto che ciò che stava accadendo non era loro responsabilità. E che se non avessimo pagato i trasferimenti dei giocatori svincolati, ci avrebbero ritirato le licenze, non avremmo potuto giocare in Europa. Nessuno sembrava capire che la guerra metteva i club ucraini in pericolo di scomparsa».

Lo Shakhtar contro la Fifa: «Ci hanno detto che la guerra non era responsabilità loro»
Serhyi Palkin (Getty Images).

La risposta della Fifa: «Ci hanno detto che questa è la vita»

Il dg dello Shakhtar ha proseguito: «Quando ci siamo incontrati al Tribunale Arbitrale dello Sport l’unica risposta che ci ha dato la FIFA è stata che comprendevano la nostra situazione ma che questa è la vita e non potevano fare di più. Questa era la retorica. Hanno detto di essere preoccupati per la salvaguardia della vita dei calciatori. Non ho mai chiesto ai giocatori stranieri di rientrare. Non ho mai chiesto loro di impegnarsi in alcun modo. Era il nostro paese, il nostro problema, la nostra guerra. Ho solo comunicato a tutti gli stranieri che eravamo disponibili a facilitare partenze negoziate. Nessuno di loro ci aveva fatto pressioni per annullare i contratti».

L’esempio di Teté al Lione

Palkin ha poi fatto un esempio su tutti, quello di Teté, ex Shakhtar che in due stagioni ha cambiato altre due squadre. Ha spiegato: «Immaginate l’assurdità della situazione. Secondo l’allegato 7, uno dei nostri giocatori ha firmato per il Lione gratuitamente quando gli mancava un anno di contratto con noi; e sei mesi dopo il Lione lo cedette in prestito al Leicester. E per questo hanno fatturato un milione di euro. Quelli erano i nostri soldi! Abbiamo interpellato la FIFA e non hanno reagito. Un altro caso è Salomon: il suo valore di mercato, secondo Transfermarkt, è di 20 milioni. È il nostro club che ha generato quel valore, ingaggiandolo quando non aveva esperienza e facendolo giocare in Champions League. E ora il Tottenham lo ingaggia a parametro zero e la FIFA lo sostiene. La FIFA dice che nel calcio siamo una famiglia, ma oggi lo Shakhtar è fuori da quella famiglia».