La storia e il successo di Shein, la società di e-commerce cinese che sogna Wall Street

Federico Giuliani
08/12/2023

Fondata nel 2015 da Yangtian Xu, misterioso e sconosciuto imprenditore esperto di Seo con studi negli Usa, ora è un colosso valutato 66 miliardi di dollari. E pianifica entro il 2024 la quotazione negli Usa. Storia e leggenda della società leader del fast fashion.

La storia e il successo di Shein, la società di e-commerce cinese che sogna Wall Street

Non ha mai rilasciato interviste e quel poco che sappiamo sul suo conto lo si deve a ricostruzioni giornalistiche. Yangtian Xu, meglio noto all’inglese come Chris Xu, di recente riadattato in Sky Xu, è uno degli imprenditori più ricchi della Cina. Se il suo patrimonio, stimato da Forbes in circa 11,5 miliardi di dollari, continua a crescere da oltre un decennio, lo si deve a Shein, l’azienda e-commerce di fast fashion che da qualche tempo sta spopolando in Occidente.

La storia e il successo di Shein, la società di e-commerce cinese che sogna Wall Street
Chris Xu, fondatore di Shein.

La nascita di Shein e il presunto tradimento dei primi soci 

Shein (la pronuncia è “she-in”) è stata creata Nanchino da Xu, misterioso imprenditore nato nel 1984 (secondo alcuni negli Stati Uniti, per i media cinesi nella provincia dello Shandong), esperto nell’ottimizzazione per i motori di ricerca (Seo) e con studi negli States. Tutto cominciò con un’azienda di e-commerce transfrontaliero, la Nanjing Dianwei Information Technology, fondata nel 2008 assieme a due soci, Wang Xiaohu e Li Peng. I tre affittarono un piccolo ufficio con l’intenzione di vendere di tutto, dai telefoni alle teiere, salvo poi dedicarsi esclusivamente all’abbigliamento. Il business si basava su una rete di piccoli fornitori e sulla velocità di consegna. A un certo punto pare però che Xu sia sparito nel nulla. I soci raccontarono di essere arrivati un giorno in ufficio e di non averlo trovato. Il mistero si svelò poco dopo: stando sempre alla loro versione, Xu se ne era andato portando con sé i conti PayPal della società. In seguito, un portavoce di Shein smentì questa storia: Li aveva lavorato per Nanjing Dianwei solo dall’ottobre 2008 alla metà del 2009, né lui né Wang risultavano partner della nuova piattaforma lanciata da mister Xu: SheInside, fondata sempre a Nanchino nel 2011, e specializzata in vendite online di abiti da sposa. Nel 2015, l’azienda prese definitivamente il nome Shein, la sede venne spostata a Guangzhou e poi a Singapore. Con magazzini e uffici anche negli Usa, le sue pubblicità diventarono onnipresenti su Internet, in primis sul social network cinese TikTok, spinte da un esercito di influencer e celebrità del web. L’apice del successo arrivò comprensibilmente durante la pandemia Covid, con il lockdown. In quel periodo, il Financial Times fotografò un vertiginoso aumento delle entrate della società, passate da 1,3 miliardi di dollari del 2018 ai 22,7 miliardi del 2022, mentre nella prima metà del 2023 sono state pari a 14,7 miliardi di dollari.

La storia e il successo di Shein, la società di e-commerce cinese che sogna Wall Street
Il marchio Shein (Getty Images).

La forza di Shein: i prezzi, l’analisi del mercato e l’abbattimento dell’invenduto

La forza di Shein, che si avvale del lavoro di circa 6 mila aziende di abbigliamento cinesi, oltre al tam tam sui social, è il prezzo: molti articoli costano infatti meno di 10 dollari. La società, al netto delle polemiche sui suoi metodi lavorativi considerati inquinanti da molte ong, ha spiegato di essere in grado di ridurre la sovrapproduzione analizzando le richieste del mercato e prevedendo le tendenze di vendita. Il tutto ricorrendo anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’amministratore delegato, Molly Miao, ha svelato che ogni articolo viene realizzato solo in piccole quantità, tra i 50 e i 100 pezzi al giorno. Solo con l’aumento della richiesta viene prodotto in serie per una clientela di oltre 150 Paesi. Il tutto è reso possibile da un software di gestione interno che raccoglie dati quasi istantanei su quali articoli vengono venduti e quali no.

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Il progetto di quotazione in Usa e il disgelo commerciale tra Cina e Usa

Nel 2022 Shein era stata valutata 100 miliardi di dollari, ovvero più dell’accoppiata Zara-Stradivarius (67,5 miliardi) e H&M (23,2 miliardi) messi insieme. All’inizio del 2023 ha invece era scesa a 66 miliardi. In ogni caso, il colosso di Xu ha presentato istanza di quotazione a Wall Street con l’obiettivo di ottenere la fumata bianca nel 2024 puntando a una valutazione di 90 miliardi di dollari. Se riuscisse l’impresa, quella di Shein diventerebbe la più grande Ipo di una società cinese negli Stati Uniti. A quel punto sarà difficile per mister Xu continuare a snobbare cronisti e interviste. L’ingresso nella Borsa Usa avrebbe un valore anche politico. Avverrebbe infatti solo con il benestare di Pechino e incrinerebbe il freno posto da Washington per le società cinesi. Un effetto del faccia a faccia a San Francisco tra Joe Biden e Xi Xinping? Del resto il dialogo tra le due superpotenze, il cui interscambio commerciale sfiora i 700 miliardi di dollari, conviene a entrambe.