Shopping di voti. E la stampa estera scivola

Fabiana Giacomotti
11/12/2010

Restano i tic dei giornali sulle donne potenti del pianeta.

Lo shopping di voti! Finalmente una valida alternativa allo shopping natalizio, su cui ogni testata – quotidiana, periodica, online in continuum – in questi giorni si fa un punto d’onore di dispensare consigli, ovviamente con foto e prezzo in dida(scalia) dell’oggetto prescelto, e tanti ringraziamenti da parte delle aziende e gli eventuali autori citati (a proposito, grazie a tutti).

La possibile/ipotetica/non-del-tutto-peregrina-da-che-mondo-è-mondo/ compravendita di foglietti, questa volta nell’urna parlamentare sulla fiducia al governo Berlusconi di martedì 14 dicembre 2010, fa partire “l’inchiesta sulla caccia ai voti” che è sostanzialmente il titolo di tutti i quotidiani di oggi, sabato 12 dicembre.
“Inchiesta sulla caccia ai voti. Il Pdl contro la procura: è un’ingerenza gravissima”, titola il Corriere della Sera, e sostanzialmente con lo stesso titolo aprono La Stampa (“Inchiesta sul mercato dei voti. Berlusconi: via dal centro destra chi vota la sfiducia. Fli: non è un marchio Mediaset. Nuovo tentativo di mediazione tra gli ex-alleati. Oggi Pd in piazza contro il premier”) e la Repubblica (“Mercato dei voti, indagano i pm. Il Pdl attacca: grave ingerenza”), affiancandovi però quest’ultimo una foto di Gianni Alemanno, in richiamo a un’altra inchiesta, quella sulla “Parentopoli del sindaco” all’azienda dei trasporti della capitale, l’Acea («se ho sbagliato», ribatte lui incalzato, «pronto a pagare»), e se qualcuno ricorda la consistenza numerica di certe sue trasferte estive cortinesi, le tavole imbandite con anziani e ragazzini vocianti, una famiglia balzacchiana, per lui non può che provare compassione.
Avrebbero dovuto ricordarlo anche a Il Fatto Quotidiano, che sulla questione recupera una battuta di Aldo Trevisan, leggibile sul sito ad alto valore citazionista, insomma di plagio, di Daniele Luttazzi («ho piazzato tutti quei fascisti all’Atac solo per far arrivare gli autobus in orario»).
Prova a ribaltare i termini della questione “calciomercato” dei voti richiamata dallo stesso Fatto con un titolo balzandoso (“Arrestateli: la procura di Roma indaga sul mercato dei deputati” e un editoriale di Marco Travaglio sui “santi compratori”, ) Il Giornale, con una lunga intervista a Clemente Mastella: «Vi spiego io il mercato dei deputati», specificato poi a pagina 3: «Restare in sella altri due anni vuol dire intascare 400mila euro»; «il cambio di casacca vale un posto nelle prossime liste»; «La Pivetti entrò nell’Udeur quando le offrii la presidenza del partito».

D’altronde, se è vero, come dice Arianna Huffington, classificata l’11 dicembre 2010 dal supplemento del Financial Times fra le donne più influenti del pianeta , che «leggendo solo i giornali non ci si rende conto di quanto succeda qui in America», certo non ci si chiarisce le idee guardando il proprio paese da fuori: “Contro-inchiesta. Silvio Berlusconi può riprendersi?” Titola in prima pagina di spalla Le Monde, argomentando con i due punti chiave: “Indebolito dagli scandali, il capo del governo riuscirà a superare il disamore degli italiani? Come potrà convincere la maggioranza dei deputati a non votare la sfiducia?” scrive il quotidiano diretto da Eric Fottorino, in clamoroso ritardo sull’evolversi dei fatti, e provando ancora una volta la sostanziale debolezza della sua uscita, quasi pomeridiana (“Fottorino-foutu”: Fottorino-fottuto, dicono in questi giorni in Francia, a fronte dei risultati non proprio eclatanti della sua gestione, né economici né politici).
Il timing della stampa, incorreggibile a differenza di un qualunque media online, non è favorevole neanche allo stesso supplemento del Financial Times. Il Weekend Magazine dedicato alle “Women of the decade”, in copertina l’inevitabile e inaffondabile Oprah Winfrey, offre infatti un ritratto, mani sui fianchi, bocca rossa, anche di Emma Marcegaglia. Unica italiana, occupa il 29° posto, dichiara di poter essere «un bel peso» a lavorarci insieme, e questo proprio nel giorno in cui lo stabilimento Fiat di Mirafiori resta fuori da Confindustria, secondo quanto racconta equisoave Il Sole 24Ore: (Titolo: “Un contratto solo per l’auto”. Sommario: “Marcegaglia: la newco Mirafiori fuori da Confindustria”. Occhiello: “Marchionne: senza un’intesa nessun investimento, la logica Fiom blocca lo sviluppo).
Al di là dei fatti più o meno on time di cronaca, da donna resta l’amarezza di vedere ogni anno qualche testata, anche dichiaratamente progressista, raccogliere, selezionare ed elencare il ristrettissimo numero di donne davvero (o più o meno, a seconda) potenti del pianeta, quasi si trattasse di tracciare la geografia del panda rosso.
Ci sono donne di cui raccontare la carriera, modelli di ruolo interessanti? Bene, raccontiamoli, ma senza costringerli in un recinto di propri simili o pseudo tali, ché tutto sommato Chiamamnda Ngozi Adichie, la trentenne nigeriana che da anni scala le classifiche dei libri più venduti ed è stata adottata fra i libri di testo delle maggiori università mondiali, può essere serenamente paragonata a un Ken Saro-Wiwa, anche a un Martin Amis, volendo, e Indra Nooyi, numero uno mondiale di PepsiCo e prima in classifica, sinceramente ha uno standing e un curriculum che non necessita di essere rinfrescato e riportato alla memoria dei più come quello – detto col massimo rispetto si intende – di Paolo Vagnone, l’ex McKinsey e ad di Ras, da oggi il nuovo country manager di Generali.

A questo punto meglio, molto meglio, molto meno ipocrita se non altro, gli elenchi bisex dei “personaggi più invitati dell’anno”, che stila a dicembre la Bibbia degli snob mondiali nonché periodico più antico ancora in vita, l’inglese Tatler, o la lista delle donne “più eleganti”, che è invece patrimonio di Vanity Fair Usa.
Se ci si vuole occupare davvero di donne, bisognerebbe fare come Michele Brambilla, che a Matera, racconta oggi sulla Stampa, ha seguito uno dei tanti omicidi annunciati, quello di Anna Rosa Fontana, 38 anni, stavolta morta davvero sotto le coltellate dell’ex convivente che non solo la minacciava da anni, ma l’aveva già gravemente ferita. Un delitto, e una storia, passata sotto silenzio anche dai media. Un’altra sedia vuota, annunciata come quella di Liu Xiaobo alla cerimonia del Nobel, ma seguita molto di meno. Eppure, una campagna a favore anche per Anna Rosa, forse avrebbe potuto salvarla.