Sì al Nobel, ora i diritti

Gea Scancarello
08/10/2010

L’attivista Lee Cheuk-yan: «La libertà è inarrestabile»

Sì al Nobel, ora i diritti

Per anni, mentre studiava ingegneria civile all’università di Hong Kong, Lee Cheuk-yan era solito ritornare nel paesino cinese del Guangdong dove è nato, per portare ad amici e conoscenti un po’ dello spirito democratico della vicina isola. L’andirivieni fu brutalmente fermato con la repressione di piazza Tienanmen nel giugno del 1989, quando la rivolta degli studenti sfociò nel tristemente noto massacro: Lee Cheuk-yan quel giorno era in mezzo alla folla e fu imprigionato insieme agli altri. A salvarlo fu il passaporto britannico (a quel tempo la città stato era ancora sotto la protezione della Regina Elisabetta). Rilasciato dopo tre giorni, solo dopo aver firmato una confessione di colpevolezza, venne rispedito a Hong Kong  con l’invito a non farsi mai più vedere nella madre patria.
Da allora Mr. Lee è diventato uno dei più importanti attivisti per i diritti umani dell’Asia; una battaglia condotta dagli scranni del parlamento dell’Isola, ma anche in qualità di segretario della federazione dei sindacati locali e attraverso il gruppo Hong Kong alliance in support of patriotic democratic movements in China, costituitosi pochi giorni dopo la strage di Tienanmen. A 53 anni, nonostante le aggressioni subite, non ha rinunciato al ruolo di guida e di speranza per i compagni intrappolati nelle maglie del regime.
Raggiunto al telefono dal Lettera43 per commentare l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Liu Xiabo (leggi il profilo), la sua emozione tradisce l’importanza del momento.
«Sono orgoglioso. Orgoglioso e incoraggiato da questa decisione: adesso tutte le persone che difendono il diritto alla libertà dei cinesi si sentiranno più sostenute nelle proprie battaglie. Il messaggio che deve passare è che la vita umana è un valore in quasi tutto il mondo, mentre le autorità cinesi lo vogliono negare».
Domanda. Quale crede sarà, al di là dei proclami ufficiali, la reazione del governo?
Risposta. Credo che dovrebbero vergognarsi: il mondo riconosce il valore di Liu e loro rispondono che si tratta di un criminale. Detto questo, non penso che ci si possa aspettare una sua liberazione nel prossimo futuro: anzi, aumenteranno la repressione interna per dimostrare di non essere deboli. Ma prima o poi dovranno cedere sotto il peso dell’esterno.
D. E cosa pensa la gente comune?
R. Credo intanto che in molti ancora non sappiano del premio, o comunque lo abbiano scoperto ben dopo gli occidentali. Il partito ha oscurato la televisione, ma la gente sta imparando sempre più a eludere la censura servendosi di Internet. Più lo soffocano e più il popolo diventa furbo, capisce come aggirare i controlli. Io spero che questo serva alla gente per capire che vale la pena di lottare, perché il mondo li sostiene. Anche se l’Occidente deve fare di più.
D. Che cosa?
R. Dovete smetterla di pensare solo al renminbi. A molti Paesi dell’Occidente interessa solo la moneta cinese, non la gente o la lotta per i diritti umani: il renminbi vale molto più della vita in Cina. E tanti leader internazionali avallano questo modo di comportarsi. Il Nobel finalmente dà un segno chiaro sul valore della vita dei cinesi e non solo sulla loro economia.
D. Qual è lo stato attuale della dissidenza in Cina?
R. Le persone che conducono una lotta quotidiana sono tantissime e non è solo la politica a guidare la battaglia. L’enorme disparità tra ricchi e poveri sta acutizzando il confronto sociale e la consapevolezza; la devastazione dell’ambiente per rincorrere l’industrializzazione ammazza le persone e insegna loro che bisogna lottare anche per questo. I fronti di battaglia sono tanti.
D. È possibile fare una stima del numero dei detenuti politici in Cina?
R. È impossibile saperlo con certezza, ma si tratta probabilmente di qualche migliaio di persone. Sono torturati e soffrono di problemi di salute per cui non ricevono cure adeguate.
D. Hong Kong resta una roccaforte di libertà?
R. La Cina sta provando a estendere il proprio controllo anche qui attraverso governi fantoccio: nel 2003 la marcia di 1 milione di persone ha fermato il varo di una legge “antisovversivi”, che ha poi costretto il governo alle dimissioni. Ma il fatto stesso che possiamo permetterci di parlare al telefono dimostra che a noi qui va molto bene.
D. Cosa si aspetta per il futuro prossimo?
R. L’oppressione del popolo non si fermerà a breve. Ma la libertà è un trend inarrestabile. E prima o poi anche la Cina dovrà rassegnarsi.