Sì al percorso democratico

Redazione
17/10/2010

Da Madrid Davide Mattei La strategia per arrivare all’indipendenza dei Paesi Baschi è incompatibile con la violenza armata. È questo il...

Sì al percorso democratico

Da Madrid
Davide Mattei

La strategia per arrivare all’indipendenza dei Paesi Baschi è incompatibile con la violenza armata. È questo il nocciolo del messaggio che il leader della sinistra indipendentista basca Arnaldo Otegi ha inviato il 17 ottobre al gruppo armato Eta in un’intervista concessa a El País dal carcere.
L’annuncio è arrivato in un momento delicato e inedito, nel quale la sinistra indipendentista vicina all’Eta (detta abertzale) ha chiesto al gruppo armato l’abbandono definitivo delle armi. Il gesto ha diffuso la sensazione, soprattutto nei Paesi Baschi, che le basi sociali vicine all’Eta abbiano deciso di chiudere con il terrorismo per iniziare un processo politico di soluzione del problema basco.

La via democratica

«Ogni percorso verso l’indipendenza può svilupparsi per vie pacifiche e democratiche», ha assicurato Otegi per iscritto dal carcere di Navalcarnero (Madrid) dove si trova recluso per aver provato a riattivare la direzione di Batasuna, partito dichiarato “illegale” dai tribunali spagnoli perché considerato braccio politico dell’Eta.
Otegi ha condannato anche «qualsiasi minaccia e persecuzione per motivi politici, e ogni vulnerazione dei diritti», in riferimento alle estorsioni e al pizzo (la “tassa rivoluzionaria”) che l’Eta richiede agli imprenditori baschi e navarri. Nel caso «altamente improbabile» che l’Eta tornasse a uccidere «la sinistra abertzale (…) si opporrà, in virtù delle riflessioni e degli impegni presi con la comunità internazionale».

Questa tregua sarà permanente

Ex membro dell’Eta per un decennio (1977-87), poi portavoce di Batasuna, Otegi ha indicato che le differenze tra questa tregua e le precedenti risiedono nel fatto che ora «esiste un mandato della sinistra che non ammette ambiguità e che deve essere ascoltato» dall’Eta. Il politico ha chiesto inoltre al gruppo armato di «decretare una tregua unilaterale, permanente e verificabile con la comunità internazionale».
Nella lunga missiva di oltre tre pagine, Otegi non ha condannato però esplicitamente l’uso della violenza e ha evitato di ripondere a domande sul leader dell’Eta, Josu Ternera. Secondo l’analisi della lettera compiuta da El País, Otegi ha evitato la condanna totale della violenza per non rinunciare a ottenere vantaggi politici e consolidare la sinistra abertzale come elemento chiave per raggiugere la pace.
La sinistra abertzale condivide con l’Eta «esclusivamente alcuni obiettivi strategici: l’indipendenza e il socialismo per l’Euskal Herria» (letteralmente il “Paese della lingua basca” che comprende i Paesi Baschi e la Navarra spagnoli e tre province Francesi), ha spiegato Otegi, che ha definito «irreversibile» la nuova posizione della sinistra abertzale sulla soluzione democratica del conflitto.
La differenza tra il processo di dialogo che si potrebbe aprire ora rispetto a quello intavolato con Eta dal governo socialista di José Luis Zapatero nel 2006 (e chiusosi tragicamente con l’attentato all’aeroporto di Madrid Barajas) è che ora la sinistra abertzale chiede un cessate il fuoco unilaterale e ateriore a qualsiasi richiesta politica. Nel 2006 Eta e Batasuna, ha scritto El País, davano per scontato che la fine della violenza sarebbe arrivata solo attraverso concessioni politiche.