Si ferma la riforma

Antonietta Demurtas
13/10/2010

Non c'è copertura finanziaria: scintille tra Tremonti e Gelmini.

Si ferma la riforma

La riforma dell’università rischia di rimanere sulla carta. Secondo la relazione della Ragioneria generale dello Stato, il disegno di legge approdato in commissione Bilancio a Montecitorio non ha la copertura finanziaria su diversi punti: soprattutto su quello che prevede l’assunzione di professori di seconda fascia (associati) entro il 2016 e che potrebbe sbloccare la protesta dei ricercatori che si astengono dalla didattica. Insomma, la riforma del ministro Mariastella Gelmini «pregiudica la stabilità dei conti di finanza pubblica».
Lei, incassato l’alt del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si sfoga con i collaboratori: «Ho la coscienza a posto perché la gente lo sa: le riforme io le ho fatte, ma è Tremonti che non dà i soldi. Anche lui deve fare la sua parte». E la tensione è palpabile anche nel vertice di maggioranza serale, in cui i due non si rivolgono la parola.
A fare da paciere è, al solito, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che con una telefonata rassicura Gelmini: la riforma si farà.

I dubbi nella maggioranza…

La conferenza dei capigruppo ha già deciso di rinviare a venerdì 15 ottobre l’arrivo della legge in aula, con la speranza che si sia trovato un accordo, visto che oltre al no dell’opposizione anche Futuro e libertà lega il suo voto alle modifiche proposte alla Camera.
In particolare il Fli ha difeso la norma che evita la “rottamazione” degli attuali 26 mila ricercatori italiani, «se il governo non garantirà le risorse necessarie ad una riforma universitaria che tenga conto dei fondi indispensabili per la ricerca, il gruppo di Futuro e Libertà chiederà il ritiro del testo al ministro Gelmini».
Alcuni dubbi sono stati manifestati anche dalla Lega: Umberto Bossi non solo ha criticato i tagli alla scuola ma anche le spese per la missione a Kabul : «Meglio trovare i soldi per i ricercatori che spenderli per le bombe».
 

… e nell’opposizione

Anche il Pd ha criticato l’azione del ministro dell’istruzione: «La capigruppo ha fatto la scelta più saggia anche alla luce della netta bocciatura della Ragioneria dello Stato che ha criticato fortemente il ddl Gelmini per l’assenza di adeguate coperture finanziarie», così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni ha commentato la decisione della capigruppo di Montecitorio di far slittare a venerdì la discussione del ddl Gelmini, e di rinviarne i voti a dopo la sessione di bilancio. «La discussione a dopo la sessione di bilancio permetterà infatti di capire quanto il governo intende restituire ed investire sull’università. Mentre il taglio di 1 miliardo 350 milioni di euro al fondo di finanziamento ordinario dell’università è una cruda realtà già scritta nei bilanci dello Stato ha concluso Ghizzoni.
«Il mesto rinvio del ddl università a causa della mancanza di copertura finanziaria dimostra senza ombra di dubbio che il Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini non ha alcuna credibilità, così come non è credibile quel che resta della maggioranza parlamentare» ha dichiarato Silvana Mura, deputata di Idv.
Critiche che si concretizzano nelle proteste degli studenti e dei docenti. Saranno, infatti, domani mattina 14 ottobre, i ricercatori, i professori e gli studenti a fare sentire la propria voce con un sit-in di protesta “ad oltranza”, spiega l’Unione degli universitari, davanti alla Camera. Gli studenti chiedono il ritiro del provvedimento, mentre le associazioni invocano modifiche sostanziali all’articolato che il governo non sembra intenzionato a introdurre.

I sindacati di nuovo uniti annunciano scioperi

Mentre Cisl, Uil e Flc Cgil, dopo mesi di scontri, ritrovano per l’occasione l’unità sindacale. Intanto il numero dei ricercatori che contro disegno di legge intendono avvalersi della possibilità di non insegnare ha superato quota 50 per cento, e in molte facoltà si rischia di non iniziare le lezioni per mancanza di professori.
Anche la scuola scenderà in piazza venerdì 15 ottobre: i Cobas hanno indetto uno sciopero per l’intera giornata del comparto scuola. Insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) scenderanno in piazza in 13 città, comunica Piero Bernocchi.