Si può morire così?

Redazione
15/10/2010

di Adelaide Pierucci Non c’è stato nulla da fare per Maricica Hahaianu, la 32enne romena, colpita con un pugno in...

Si può morire così?

di Adelaide Pierucci

Non c’è stato nulla da fare per Maricica Hahaianu, la 32enne romena, colpita con un pugno in metropolitana, a Roma. Una commissione medica del Policlinico Casilino alle 21.30 di venerdì 15 ottobre, a una settimana dall’aggressione, ne ha dichiarato la morte cerebrale dopo averla tenuta per sei ore in osservazione, poi si è proceduto a staccare le spine.
Il pugno sferratole da un ventenne, con il quale aveva avuto una lite mentre era in fila in biglietteria, le ha procurato un esteso edema cerebrale e una lesione del tronco encefaltico che nelle ultime 36 ore estendendosi ha fatto precipitare il quadro clinico senza lasciare speranze. Per Alessio Burtone, messo ai domiciliari subito l’arresto, il capo di accusa si aggraverà: da lesioni gravi volontarie a omicidio preterintenzionale, almeno dalle prime indiscrezioni di palazzo di giustizia.

Il sindaco chiede il carcere

Il sindaco Gianni Alemanno è andato in ospedale: «Non posso non chiedere al procuratore che questo assassino venga portato in carcere e non agli arresti domiciliari», ha detto uscendo.
Anche l’ambasciatore romeno Victor Rusu Razvan si è recato in ospedale, è andato a far coraggio al marito di Maricica. Come Mihai Muntean, il segretario nazionale del partito dei romeni. Adrian, piange, singhiozza: «Sembra tutto incredibile, tutto assurdo… Un pugno che uccide… Proprio per lei che ha aiutato a salvare tante vite in ospedale non c’è stato nulla da fare».

Lascia un bambino di tre anni

Maricica che in Italia lavorava come infermiera lascia anche un bambino di tre anni, rimasto in Romania con i nonni. «Sosterremo l’accusa della procura e ci costituiremo parte civile, ovviamente. Mi pare che non si può escludere nulla, forse neanche l’omicidio volontario», ha detto l’avvocato della famiglia Hahaianu, Alessandro Di Giovanni.
C’è un’altra famiglia, intanto, che si dispera, quella dei Burtone. Alessio continua a ripetere: «Non volevo uccidere, mai e poi mai avrei voluto uccidere. Ho sbagliato, ma volevo solo reagire con uno schiaffo». Il padre non si rassegna: «Ha rovinato due famiglie». Il capitano dei carabinieri Domenico Albanese ha inviato un nuovo rapporto in procura.
Adesso si attende il Riesame: dopo che il gip aveva concesso gli arresti domiciliari per Burtone, il pm Antonio Calaresu, d’intesa con il procuratore capo Giovanni Ferrara, ha sollecitato, al tribunale del riesame, l’emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare.
C’è un precedente che pesa su Burtone. Qualche mese fa con lo scooter sfiorò un ragazzo sulle strisce, il pedone si risentì, lui tornò indietro e gli sferrò un pugno in faccia. Il reato è stato derubricato poi da lesioni in percosse e il fascicolo è passato dal tribunale al giudice di pace.