Si vota guardando la Ue

Redazione
29/09/2010

Il 3 ottobre si vota in Bosnia-Erzegovina. Dalle elezioni generali usciranno presidenza dello Stato e parlamento. La presidenza della Bosnia-Erzegovina...

Si vota guardando la Ue

Il 3 ottobre si vota in Bosnia-Erzegovina. Dalle elezioni generali usciranno presidenza dello Stato e parlamento. La presidenza della Bosnia-Erzegovina è in realtà un organo collegiale composto da tre membri, uno per ciascun popolo costituente. Il sistema parlamentare è bicamerale perfetto: la “camera dei popoli” (15 membri, cinque per ogni etnia nazionale) e la “camera dei rappresentanti” (42 membri eletti su base proporzionale), hanno gli stessi poteri.
All’epoca dell’ultimo censimento ufficiale, che risale al 1991, la popolazione bosniaca era per il 43% di etnia bosgnacca (termine con cui ci si riferisce ai bosniaci di lingua serbo-croata e fede musulmana), per il 31% di etnia serba (di religione ortodossa) e per il 17% di etnia croata (di religione cattolica).
Da allora la geografia etnica del Paese è cambiata considerevolmente, ma, non essendo mai stato trovato l’accordo sulle domande da inserire nel formulario per un nuovo censimento, quello del 1991 è ancora il più recente.
Le forze politiche che si presentano all’appuntamento elettorale sono quanto di più disomogeneo si possa immaginare. Prima distinzione generale è quella tra partiti “etnici”, portatori delle istanze delle rispettive comunità nazionali, e partiti “multietnici”, sostenitori di una Bosnia unitaria.

In corsa partiti etnici (e non)

Etnia bosgnacca
Partito d’azione democratica (Sda): nazional-conservatore, è il partito di riferimento della comunità bosgnacca. Alle precedenti elezioni, nel 2006, ha ottenuto il 16,9% dei voti. Oggi esprime due differenti candidati presidenziali: Bakir Izetbegovic, figlio dell’ex presidente Alija, e Sulejman Tihic, uno degli attuali tre presidenti in carica.
Partito per la Bosnia-Erzegovina (Sbih): moderato liberal-conservatore, nel 2006 ha conseguito il 15,5% dei suffragi. Il candidato alla presidenza, e leader del movimento, è Haris Silajdzic, ex ministro degli Esteri e Primo ministro nella Bosnia degli anni Novanta.

Etnia serba
Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd): il più importante partito dei serbi di Bosnia. Il suo leader è Milorad Dodik, attuale Primo ministro della Repubblica serba. L’obiettivo in fondo mai nascosto dell’Snsd è di riportare la Repubblica serba sotto Belgrado. Nel 2006 si è aggiudicato il 19,1% dei voti. Il candidato presidenziale per il 2010 è Nebojsa Radmanovic, secondo presidente dei tre in carica attualmente.
Partito democratico serbo (Sds): ex formazione del criminale di guerra Radovan Karadzic, l’Sds è un partito ultranazionalista di estrema destra. Il suo consenso nel 2006 era del 7,7%. Esprime la candidatura di Mladen Bosic.

Etnia croata
Comunità democratica croata (Hdz): principale partito “etnico” della comunità croata. Conservatore, nazionalista e cattolico, alle elezioni del 2006 si è attestato al 4,9%. Alle presidenziali del 3 ottobre si affida alla leadership di Borjana Kristo, presidente uscente della Federazione di Bosnia-Erzegovina e prima donna in assoluto a ricoprire l’incarico.
Partito socialdemocratico di Bosnia-Erzegovina (Sdp): candida il terzo attuale presidente della Bosnia-Erzegovina, Zeljko Komsic. È un partito sostanzialmente socialdemocratico. Nel 2006 ha conseguito il 10,1% dei suffragi.

Partiti multietnici
Nasa Stranka (Ns): di ispirazione progressista, l’Ns (in italiano: Il nostro partito) è la formazione fondata nel 2008 da Danis Tanovic, regista premio Oscar per il film No man’s land. Società aperta, economia sociale di mercato e impulso alle autonomie locali, sono i suoi punti programmatici distintivi.
Unione per una Bosnia migliore (Sbb): fondato da Fahrudin Radonic, uomo d’affari bosgnacco. Filo-occidentale e filo-americano.

La babele istituzionale del dopo-Dayton

L’assetto statuale della Bosnia-Erzegovina è stato definito durante le trattative di pace che hanno concluso la guerra civile del 1992-1995. La costituzione bosniaca è stata inclusa, come allegato, all’accordo di pace di Dayton firmato il 21 novembre 1995. Nel tentativo di porre fine alla guerra, l’accordo di Dayton ha dovuto accettare le divisioni etnico-politiche del Paese, istituendo un sistema centrale molto debole.
Il territorio è composto da due entità, la Federazione di Bosnia-Erzegovina e la Repubblica serba, con in più il distretto autonomo di Brcko che, per quanto di estensione limitata, è importante dal punto di vista politico, poiché interrompe la continuità territoriale della Repubblica serba.
Esattamente come la presidenza, anche le altre principali cariche dello Stato (per esempio la Corte costituzionale o il Consiglio dei ministri) sono collegiali e devono necessariamente comprendere esponenti delle tre comunità. Mentre le istituzioni centrali si fondano sul principio del pluralismo nazionale, le costituzioni delle due entità sono marcate da forti connotati etnici. La federazione, abitata prevalentemente da bosgnacchi e croati, è composta da 10 cantoni, cinque a maggioranza bosgnacca e cinque croata. La Repubblica serba, ovviamente a maggioranza serba, è più compatta della Federazione di Bosnia-Erzegovina, essendo meno attraversata da fratture etnico-religiose.
A garanzia della pace, l’accordo di Dayton ha istituito anche un organo sovranazionale, l’Ufficio dell’alto rappresentante (attualmente in carica è l’austriaco Valentin Inzko). Anche il settore giudiziario presenta personale straniero, soprattutto nell’opera di sostegno alla Corte di Stato nell’azione giudiziaria contro i crimini di guerra, la corruzione e la criminalità organizzata.

Unione europea: così vicini, così lontani

La Bosnia-Erzegovina è un candidato all’adesione alla Ue. Nel 2008 ha siglato un accordo di associazione e stabilizzazione con Bruxelles.
La Commissione europea chiede riforme importanti nei campi del rafforzamento dei poteri dello Stato centrale, di adeguamento delle norme costituzionali alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, e del miglioramento dell’efficienza delle istituzioni.
La Ue, comunque, è già il principale partner commerciale della Bosnia-Erzegovina (circa il 50% dell’interscambio).
L’Unione mantiene due missioni in Bosnia, una di polizia e una militare: Eupm e Eufor, nell’ordine. In questo momento, 22 sui 27 Paesi che compongono la Ue partecipano a Eufor (anche l’Italia, presente con un contingente di 300 uomini sui 2 mila complessivi).