«Siamo soli contro la mafia»

Giovanna Faggionato
18/08/2012

Si riapre il caso intercettazioni. I pm di Palermo contro Monti. E Cicchitto difende il Quirinale.

«Siamo soli contro la mafia»

Da questione bipartisan a materia di governo tecnico. In Italia  l’unica riforma capace di mettere tutti d’accordo è quella sulle intercettazioni. L’apertura di Mario Monti a un nuovo pacchetto di regole su stampa e giustizia – quella che in passato, nella versione voluta dalla maggioranza di centro-destra era chiamata Legge Bavaglio – ha riacceso lo scontro tra politica e magistratura.
SOLI DAVANTI ALLA MAFIA. Il clima era già stato infiammato dalla polemica sulla trattativa Stato mafia e dal coinvolgimento nell’inchiesta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che non poteva lasciare indifferente il Professore.
Monti ha definito «gravi» le intercettazioni al Colle, e la sua dichiarazione ha provocato la mobilitazione immediata dell’associazione per la libertà di stampa Articolo 21, ma soprattutto ha scosso i palazzi della magistratura di Palermo.
«Non so se esiste una strategia politico-istituzionale per fermare la nostra azione ma noi ci sentiamo completamente soli davanti alla mafia. E dico la mafia, perché qui non ci occupiamo solo della ‘trattativa”», ha dichiarato il 18 agosto Vittorio Teresi, procuratore aggiunto di Palermo.

Il pm di Palermo: «Monti deve aver equivocato»

«Monti deve aver equivocato i fatti», ha spiegato Teresi, in un’intervista al quotidiano Repubblica. «Noi non abbiamo commesso alcun abuso e non vedo alcun profilo di gravità sulle intercettazioni indirette. Nessuno di noi ha parlato di accerchiamento, ma certo viviamo un forte isolamento da quando all’attivazione di procedure istituzionali certamente legittime, su tutta la vicenda è calato un silenzio inquietante da parte delle istituzioni, della politica, della stampa nazionale».
NESSUNO SPAZIO DI DISCUSSIONE. Parole che sembranno annunciare un nuovo capitolo dello scontro istituzionale tra magistratura e politica, un affare in molti hanno considerato chiuso con la fine del governo Berlusconi e che invece si è riproposto per l’ennesima stagione politica.
Il magistrato anti-mafia non riesce davvero a mandare giù il clima che secondo lui si è creato attorno alla magistratura: «In questo Paese c’è ancora sazio per la discussione e la critica a queste iniziative (e mi riferisco anche ai procedimenti aperti a carico dei colleghi Scarpinato, Messineo e Di Matteo) o dobbiamo solo aspettare in silenzio il giudizio degli organi preposti?», ha chiesto il magistrato, che è anche segretario distrettuale dell’Associazione nazionali magistrati (Anm).
CAMBIO AI VERTICI. «Il momento è delicato», ha precisato, «perché c’è in ballo il cambio ai vertici della magistratura siciliana. Sia Scarpinato che Messineo sono in corsa per la procura generale di Palermo e, a cascata, la nomina si ripercuoterà sulla guida delle Procure di Palermo e Caltanissetta» e poi «a settembre a Palermo saranno azzerati anche tutti i vertici investigativi dei carabinieri. Verranno trasferiti in quattro e sostituiti con ufficiali senza alcuna esperienza in fatto di mafia».
INGROIA: LA POLITICA SCONFINA. Ma l’apertura di Monti alla riforma delle intercettazioni ha spinto a parlare un altro protagonista della vicenda.
Antonino Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo (in procinto di assumere un incarico in Guatemala al servizio dell’Onu) è intervenuto dicendo: «Ho apprezzato molto le parole che il presidente del consiglio ha pronunciato il 23 maggio, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, quando ha detto che l’unica ragion di Stato è la ricerca della verità. Sulle ultime dichiarazioni del premier non intendo fare commenti».
Ma poi, pungolato, si è lasciato scappare: «Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale».

Replica del Pdl: «Una cosa è la mafia, un altro le intercettazioni al Colle»

In campo è sceso anche il capogruppo del Pdl al Senato, Fabrizio Cicchitto: «Con tutto il rispetto, a nessuno, neanche al dottor Teresi, è consentito di cambiare le carte in tavola», ha attaccato Cicchitto.
«Un conto è la lotta alla mafia che vede mobilitate tutte le forze politiche come testimoniò anche il comportamento del governo Berlusconi e in primo luogo in esso quello dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, che firmò – lo ricordiamo anche a chi fa della demagogia sulle scorte – decine e decine di provvedimenti per il 416 bis a decide e decine di mafiosi», ha argomentato Cicchitto, «un altro conto è il discorso sulle indebite intercettazioni fatte al Presidente della Repubblica. Le due cose sono nettamente distinte e nessuno può fare della demagogia cercando di confonderle».