Sicurezza privata, è caos dopo il commissariamento di numerose società per stipendi troppo bassi

Redazione
15/12/2023

La magistratura ha costretto le principali imprese del settore a riconoscere ai lavoratori incrementi salariali. Che in tre anni faranno aumentare il costo del lavoro del 40 per cento. Tra chi accetta gli aggravi e chi sfrutta il terremoto, il comparto è diventato un vero e proprio far west.

Sicurezza privata, è caos dopo il commissariamento di numerose società per stipendi troppo bassi

Caos nel settore della sicurezza privata in Italia dopo l’intervento della magistratura che, nel giugno 2023, ha commissariato molte delle principali aziende del settore della vigilanza privata contestando il presunto mancato rispetto dell’art 36 della Costituzione in tema di retribuzioni, nonostante le aziende stessero applicando i trattamenti collettivi in vigore firmati da tutti i sindacati. Quel blitz dell’autorità giudiziaria ha costretto le imprese del settore a riconoscere ai lavoratori un piano d’incremento salariale che, a regime e nel giro di soli tre anni, incrementerà il costo del lavoro del 40 per cento, con un impatto dirompente sull’equilibrio economico delle imprese costrette, per sopravvivere, a ribaltare tali incrementi sui clienti.

Il far west, tra chi applica gli aggravi e chi cerca di conquistare nuove quote di mercato 

Di fronte a questo scenario, le realtà più grandi e strutturate hanno deciso di applicare con senso di responsabilità prezzi per coprire almeno il nuovo costo del lavoro. Chi invece ha avuto la fortuna di non essere stato commissariato, applicherà ancora i vecchi regimi retributivi e proverà a conquistare quote di mercato prima che quegli incrementi salariali diventino uguali per tutti (sono in corso le trattative per il rinnovo del contratto nazionale di categoria). Così, il settore della vigilanza è diventato un vero e proprio far west. Anche perché anche la committenza si è divisa tra chi, responsabilmente, accetta gli aggravi e chi cerca di sfruttare cinicamente questo terremoto per evitare di dover far fronte agli incrementi di prezzo dei servizi di vigilanza e sicurezza. Si segnalano anche grandi imprese pubbliche o partecipate dallo Stato che hanno in corso gare d’appalto con basi d’asta o di rilancio del tutto inadeguate a coprire il crescente costo del lavoro, che rischiano di compromettere la giusta concorrenza nel settore.

Quattro manager indagati per aver corruzione nei confronti della Rai

In questo contesto, sono inoltre venute a galla vicende scandalose. Le indagini per corruzione su appalti di sicurezza in Rai hanno accertato che aziende di sicurezza di rilevanza nazionale come la Cosmopol di Avellino e la International Security Service di Roma hanno ricevuto affidamenti dall’emittente pubblica rispettivamente per 12 e 47 milioni di euro. Quattro dei loro manager sono stati iscritti nel registro degli indagati perché avrebbero corrotto il responsabile degli acquisti della Rai, Gianluca Ronchetti, al quale i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria, nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, hanno trovato 20 sacchi di plastica contenenti ingenti somme in banconote, gioielli e orologi preziosi. Nel frattempo proprio Cosmopol, anch’essa commissariata dalla procura della Repubblica di Milano per caporalato, sta facendo man bassa di appalti pubblici: dalle Asl di Torino all’azienda ospedaliera di Bergamo, dal Poligrafico dello Stato all’Ales Lazio. Ma l’elenco completo è ben più lungo e consistente dei casi citati.