Silk road management punta su tre M

Redazione
22/08/2012

Un nuovo acronimo per i paesi emergenti con il potenziale di investimento più interessante, M3, per rappresentare Mongolia, Mozambico e...

Un nuovo acronimo per i paesi emergenti con il potenziale di investimento più interessante, M3, per rappresentare Mongolia, Mozambico e Myanmar. Paesi che si trovano in diverse aree geografiche, che tuttavia condividono storia politica e condizione economica. Oltre che floride prospettive di crescita, con interessanti ritorni per gli investitori occidentali. A creare la sigla é stata la società di investimento mongola Silk Road Management, il ramo di investimento del gruppo bancario locale Silk Road Finance, che ha appena presentato il fondo Silk Road M3, che investe in un mix di titoli esposti nei confronti dei tre paesi. In particolare, azioni di imprese quotate sui mercati internazionali che operano in maniera rilevante nei tre paesi, obbligazioni ad alto rendimento ed strumenti emessi nelle rispettive valute locali. Il fondo punta a attrarre l’interesse di investitori istituzionali, boutique del risparimio gestito e private client, e si propone come una novità nell’affollata gamma di prodotti di investimento nei paesi emergenti.
TASSI DI CRESCITA SUPERIORI AL 10%. Myanmar, Mongolia e Mozambico dunque. Paesi che, secondo il direttore generale di Silk Road Management Alisher Ali, sono contraddistinti da tassi di crescita superiori al 10%, da una ricchezza di materie prime ancora da sfruttare e da un forte collegamento con i più noti BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Come nel caso del Mozambico, che con il Brasile condivide la lingua portoghese.
NEL 2022 NELLA TOP FIVE DELLE ECONOMIE MONDIALI. Addirittura, secondo Ali, i tre paesi saranno tra le 5 economie con il maggiore tasso di crescita nei prossimi 10 anni: 15% per la Mongolia, 12% per Myanmar e 10% per il Mozambico. Questi paesi escono inoltre da governi socialisti, e hanno già vissuto il trauma del fallimento di questo sistema economico. I nuovi governi attualmente al potere sono determinati nell’implementazione di riforme economiche che permettano di attrarre capitali occidentali.
Tuttavia, nonostante l’entusiasmo del gruppo mongolo, gli investimenti in questi paesi sono ancora caratterizzati da elevati rischi.
TRE LIMITI: BUROCRAZIA, MERCATO NERO E START UP. Il Mozambico per esempio é al 139esimo posto nella classifica dei 183 paesi elencati dalla World Bank per la facilità di fare business. Tra le maggiori difficoltà citate dal report ci sono la mancanza di capitale umano, di infrastrutture (tra cui strade, accesso all’acqua potabile e elettricità) e l’elevata burocrazia del paese che limita la flessibiltà del mercato del lavoro. Molti di questi rischi si ritrovano in Myanmar, dove inoltre il tasso di cambio ufficiale é contraddetto da un mercato nero della moneta molto sviluppato, come denunciato recentemente dal Fondo Monetario Internazionale. In Mongolia infine, sempre secondo la World Bank, le maggiori difficoltà sono per le start-up che cercano per la prima volta uno spazio nel mercato. Difficile per esempio ricevere elettricità in alcune regioni del paese, import e export con i paesi vicini, e ricevere credito per gli investimenti.