Perché l’anziano Berlusconi paralizza il centrodestra e il Paese

Mario Margiocco
05/04/2018

Blocca l'intesa di governo Di Maio-Salvini. Ferma il rilancio di Forza Italia. Inibisce le mire nazionali di Toti. Così, ostinandosi a essere leader, l'ultra-ottantenne Cavaliere è diventato un problema per tutti.

Perché l’anziano Berlusconi paralizza il centrodestra e il Paese

Invecchiare può essere quasi gradevole se ci si mette tranquilli e lo si fa con grazia. Così ha parlato Clint Eastwood, al quale qualche saggezza va riconosciuta data la lunga, attiva vita (è vicino agli 88 anni). Silvio Berlusconi è più giovane, ma non di molto, e non si mette tranquillo, anche se voler rappresentare un futuro politico per gli italiani è molto problematico alla sua età (82 a settembre).

OSTRACISMO GRILLINO A SILVIO. Alla fine ha buon gioco, grazie anche all’anagrafe, il niet di Luigi Di Maio nei suoi confronti come possibile partner di governo, anche se tutti sanno che per chi vuole in Italia apparire in qualche modo di sinistra, e questo certamente i grillini vogliono, l’ostracismo a Berlusconi è un passaggio obbligato o quasi. Così come per diversi motivi lo è, e difatti anche questo niet Di Maio ha pronunciato, l’ostracismo a Matteo Renzi. Berlusconi l’anti-sinistra e Renzi il traditore della sinistra.

COME ADENAUER E CHURCHILL? Il deludente risultato elettorale di Forza Italia il 4 marzo 2018 è tuttavia, visto che in Italia il voto conservatore non manca, funzione della scarsa credibilità anagrafica ormai del seniore Silvio Berlusconi. Alla sua età, salute permettendo, si può ancora svolgere un ruolo, al limite se insediati al governo si può ancora esercitarne la guida, come indicano gli esempi (rari) di Konrad Adenauer, cancelliere per 14 anni e fino agli 87, o di Winston Churchill, di nuovo premier nel 1951-1955 e fino a quasi 81 anni. Ma «per favore, fammi andare in pensione prima di compiere gli 80 anni!», scriveva Anthony Eden, ministro degli Esteri, al figlio Nicholas nel 1953, osservando il declino fisico del premier Churchill avviato verso le 79 candeline.

Berlusconi invece si propone come leader della destra e protagonista del suo futuro politico almeno per qualche anno ancora, cosa di scarsa credibilità, mentre la scelta migliore sarebbe quella di far emergere chiaramente un erede, o una triade di eredi, e ritirarsi nel ruolo di “ispiratore” o “garante” o “nume tutelare”, insomma non più in prima fila, non più l’uomo che quasi ogni giorno nei momenti caldi come quello attuale deve siglare con una dichiarazione la linea del suo fronte politico, ma l’uomo che osserva, si muove dietro le quinte, e consiglia.

RISCHIA DI COMPROMETTERE IL LAVORO. Non lo farà mai, non si divertirebbe, non è nel carattere come raramente lo è in quello di qualsiasi “capitano di ventura” della sua fatta, con il rischio di compromettere da vecchio quel tanto di buon lavoro che, agli occhi dei suoi sostenitori, può avere compiuto in anni meno anziani.

IL LEADER ORMAI È MATTEO SALVINI. Al momento Berlusconi sta impedendo un possibile accordo di governo Di Maio-Salvini e solo il tempo dirà se questo è stato alla fine positivo o negativo per il Paese. Non c’è dubbio che il Cavaliere vorrebbe andare al governo e vedere così confermato il suo improponibile ruolo di leader del centrodestra, vero e reale quando Forza Italia era il partito di maggioranza nella coalizione, tramontato oggi, quando il leader è Matteo Salvini, che ha preso più voti, e nettamente. Berlusconi con i cinque stelle? Dovrebbe essere lui il primo a dire no, se ci tiene alla coerenza.

Berlusconi chiede ai giudici la riabilitazione

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi chiede ai giudici la riabilitazione, come consente il codice penale dopo tre anni dall’esecuzione della pena. L’indiscrezione è stata riportata dal Corriere della Sera in un articolo di Giuseppe Guastella dove si spiega che l’istanza relativa al processo per frode fiscale per i diritti tivù Mediaset è stata depositata in cancelleria a Milano il 12 marzo.

Salvini vorrebbe fare il governo con il M5s, se c’è accordo sul programma. Ma è complicato rompere il fronte del centrodestra, un serbatoio di voti nel quale pensa ancora di poter pescare. Un Berlusconi capace di rilanciare Forza Italia è infatti, come detto, un’ipotesi anti… anagrafica.

I "SUOI" NON POSSONO MOLLARLO. Il presidente forzista della Regione Liguria Giovanni Toti, che aspira a un ruolo nazionale e ha ottimi rapporti con Salvini, vorrebbe tanto forzare la mano e andare al governo con Lega e grillini, ma non può proprio fare più di tanto, dopo una vita trascorsa all’ombra del Cavaliere, dei suoi giornali e delle sue tivù. Se esita Salvini a mollare Berlusconi, figuriamoci Toti.

DOPPIO ERRORE DEI CINQUE STELLE. Anche perché la mossa di Di Maio (e Grillo) di offrire lo stesso programma come base di discussione sia a destra sia a sinistra può rivelarsi sbagliata. E soprattutto potrebbe essere molto sbagliato esprimere un doppio veto, a Berlusconi e a Renzi, che equivale a una duplice richiesta di spaccatura, del centrodestra e del Partito democratico.

I cinque stelle hanno compiuto un’impresa con un solo confronto nella recente storia elettorale europea, quello di En Marche! di Emmanuel Macron in Francia, e sono riusciti in nove anni a diventare dal nulla il primo schieramento elettorale italiano.

AL MOVIMENTO MANCA IL PRESTIGIO. Sono forti in voti, ma non in prestigio. Sono forti nella aree d’Italia dove la cultura civica è notoriamente più debole. E sono forti grazie alla promessa del reddito di cittadinanza, che checché ne dicano e cerchino ora di rimediare è stata una promessa in molte aree di prepensionamento all’infinito, visto che vi sono parti d’Italia dove difficilmente verrà mai offerto un lavoro “adeguato” nel raggio di 50 chilometri.

NUMERI BASSI PER DETTARE LEGGE. Quanto ai voti, hanno alla Camera 225 deputati e ne mancano 90 per arrivare alla metà, cioè 315. Nonostante l’exploit di cui sopra, è difficile con questi numeri dettare legge. Non possono certo essere bypassati, ma nemmeno possono comandare.

O la Lega si stacca del centrodestra, o alla fine i cinque stelle dovranno allearsi anche con Berlusconi, o prendersi la responsabilità di un ritorno alle urne

A questo punto però restano due possibilità: o la Lega si stacca del centrodestra, operazione difficilmente ipotizzabile al momento; o alla fine i cinque stelle dovranno allearsi anche con Berlusconi, o prendersi la responsabilità di un ritorno alle urne. La terza ipotesi, alleanza con il Pd senza Renzi, resta ugualmente un disegno difficile. Come per la destra, sarebbe per i dem un consegnarsi nelle mani di Di Maio e Grillo, e senza garanzie.

CI VORREBBE UN PO' DI SAGGEZZA… Quanto a Berlusconi, poiché come logico a questo punto penserà anche al suo posto nei libri di storia patria, faccia qualche riflessione. A 81 anni e mezzo la saggezza dovrebbe essere la risorsa principale, visto che la forza e il futuro hanno dei limiti. Ma non contiamoci.

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