Le donne di Fi che volevano lo scalpo di Toti

Bernini, Gelmini e Carfagna hanno tentato in tutti i modi di far cacciare dal partito il governatore della Liguria, ultimo ostacolo rimasto prima di potersi spartire le ceneri politiche di Berlusconi. Ma il Cav ha disinnescato il piano, nominandolo coordinatore con la vicepresidente della Camera.

20 Giugno 2019 09.46
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È andata così. Silvio Berlusconi ha capito che le donne di Forza Italia volevano fargli la festa e ha ripescato il figlio ingrato Giovanni Toti. La triplice alleanza Carfagna-Gelmini-Bernini, caso più unico che raro di donne che fanno squadra, ha tentato in tutti i modi di far cacciare dal partito il governatore della Liguria, ultimo ostacolo rimasto prima di potersi spartire le ceneri politiche di Berlusconi. Ma il Cavaliere non è ancora rimbambito come pensano le ragazze e ha avuto gioco facile a metterle nel sacco.

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IL RISCHIO DI UN’ULTERIORE SCISSIONE

Silvio sa benissimo che, se da un lato è vero che chi storicamente ha lasciato Forza Italia è sempre finito male, dall’altro è vero anche che tante successive scissioni hanno ridotto il partito al lumicino. Un conto era perdere qualche punto quando si era oltre il 20%, con Berlusconi 10 anni più giovane, un conto dimezzare ora quel 6% scarso di consenso rimasto. Significa finire al 3%. Eppure questo bastava alle signore per garantire se stesse, altrimenti si sarebbero dovute, come molti grillini, trovare un lavoro al termine della legislatura.

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LA PROMESSA DELLE PRIMARIE

Così è rientrato in gioco Toti, nominato coordinatore insieme a Mara Carfagna, con l’impegno a celebrare entro 90 giorni le primarie per scegliere gli altri organi del partito. Per quietare Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, in realtà fatte fuori vista la scarsa gestione dei relativi gruppi in parlamento, e non trattare troppo male, come invece forse meritava, Antonio Tajani, Berlusconi ha poi promesso a questi tre un “board” che affiancherà i due coordinatori. Ma non ditelo troppo forte a Toti, che non sopporta gli intrusi: il suo patto con il vecchio Silvio è di un controllo a due, non a cinque, della baracca rinnovata. Neanche Carfagna è tanto contenta di dividere l’onore e l’onere della guida del partito. Né è sicura di vincere il confronto con Toti in eventuali primarie.

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I PIANI DI MARA CARFAGNA

Per questo spera che restino solo una promessa, ancora una volta non mantenuta dal Cav, e che, quando l’appuntamento ai gazebo salterà definitivamente, il governatore della Liguria abbandoni la nave. Così Mara potrà allargarsi, di nuovo investita dall’alto, senza nessuna conta o democrazia interna, e tenere per sé e per le sue fedelissime il giocattolino forzista, che a quel punto varrà poco più di niente.

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