Tre motivi per cui Berlusconi deve stare alla larga da Salvini

Forza Italia appiattendosi sulla Lega volterebbe le spalle al Ppe, rischierebbe di essere cannibalizzata dall'alleato, e rinuncerebbe a un progetto centrista comunque più vantaggioso.

24 Giugno 2019 13.03
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Penso che gli amici di Forza Italia usino tutto l’affetto che hanno nei miei riguardi per evitarmi l’imbarazzo di un loro dispaccio riservato alle agenzie di stampa di questo tono: «Con molto rispetto ci vediamo costretti a precisare che le prese di posizione dell’onorevole Rotondi in polemica con Salvini non sono ascrivibili a questo gruppo, che non se ne dissocia comprendendo lo stato di confusione del parlamentare, clinicamente non precisato ma sicuramente dannoso per sé e per i suoi». Parola più, parola meno, lo scriverebbero così. Perché mi prendono per pazzo, e mi trasmettono pure il dubbio che abbiano ragione.

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L’IPOTECA LEGHISTA SUL GOVERNO CHE VERRÀ

Matteo Salvini è il padrone d’Italia, domina il governo che c’è e ipoteca quello che verrà; resta in quello che c’è per spolpare di voti e prestigio l’alleato giallo, poi passerà all’incasso elettorale e spolperà i nuovi alleati sovranisti e berlusconiani, già ora ridotti a struttura di missione del supergoverno salviniano. Davvero non si capisce perché un superdemocristiano non immune da opportunismi come il sottoscritto si chiami fuori e addirittura suggerisca a Silvio Berlusconi di fare lo stesso. Per tre motivi, uno nobile, uno strategico, l’altro tattico.

1. FORZA ITALIA E LA LEZIONE DEL PPE

Quello nobile: noi siamo il Ppe. Che non è una lista civica, ma la struttura politica portante dell’Europa. Non a caso chiude ai sovranisti, sbarra il passo in Germania alle destre estreme, preferisce l’intesa coi socialisti alla deriva destrorsa. Dovremmo fare lo stesso, senza se e senza ma. Le prefiche dicono che perderemmo voti. Fatto sta che inseguendo Salvini ne abbiamo già persi a più non posso.

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2. L’ALLEANZA CON SALVINI È MASOCHISMO

Secondo motivo, strategico. Io non considero Salvini un buzzurro, né un fascista, né un pericolo per la democrazia. È un leader intelligente, volitivo, simpatico. È come quegli avvocati specializzati nel rilevare a quattro soldi le aziende fallite: si è preso la Lega bossiana fallita e l’ha usata come volano per nazionalizzare il prodotto, rilevando a Sud un’altra impresa decotta, l’ex An priva di Gianfranco Fini, ma dotata di discreta rete commerciale. Il risultato è sotto gli occhi. Con uno così l’alleanza è un atto di masochismo: ti porta via tutto, come ha fatto con Silvio spaccandogli il partito e poi offrendogli una promessa di alleanza che si riduce al terzo sgabello sotto Giorgia Meloni.

3. IL CENTRO PUÒ SOPRAVVIVERE

Infine il motivo tattico, terreno volgare: Forza Italia è ridotta al 6%, scegliendo Salvini lascerà a terra metà dei voti viaggiando di filato verso le percentuali del fu Ccd di Pier Ferdinando Casini. Rotto per rotto, che ci costa scegliere il centro senza alleanze con Salvini e col Pd? Su questa linea Mino Martinazzoli prese più del 16%, Casini nel 2008 il 7%, Mario Monti cinque anni dopo il 10%. Tutti più degli spiccioli che Salvini lascia a Forza Italia. Si dirà che con Salvini sono garantiti un po’ di collegi uninominali. Vero. Ma si tratta di capire se a Fi interessa il numero degli eletti o degli elettori.

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