Silvio, che peccato

Redazione
19/01/2011

di Alcide Gonella Come Penelope, ancora una volta Gianni Letta sarà forse chiamato a ricostruire la tela dei rapporti di...

di Alcide Gonella

Come Penelope, ancora una volta Gianni Letta sarà forse chiamato a ricostruire la tela dei rapporti di fiducia Oltretevere. Il colpo alla credibilità del Cavaliere, con le ultime mosse della Procura di Milano, può essere devastante.
Letta si era già speso in passato per placare i dubbi e gli imbarazzi crescenti non solo nella Chiesa italiana, ma anche ai piani alti del Vaticano. Attraverso tutti i suoi buoni uffici, e le capacità universalmente riconosciutegli, il Gentiluomo di sua Santità (vero uomo ombra del Governo) era riuscito a riportare la serenità nelle relazioni tra Berlusconi e i prelati che più contano.
GLI SFORZI DI LETTA. Ora il colpo alla credibilità di Berlusconi rischia di gettare nel fango gli sforzi di Letta, non solo per quanto riguarda il tentativo di avvicinamento all’Udc, ma più in generale quelli di mantenimento dei rapporti di vicinanza e fiducia con un certo mondo cattolico. In ambienti vicini al Vaticano, il commento più comune riguardo alle vicende che vedono implicato il Presidente del consiglio è “pena”.
Alla vigilia di Natale, in un’intervista al Corriere della Sera, il già presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) Camillo Ruini indicava come la stabilità fosse un bene per il Paese (accompagnata dalle riforme). Erano i giorni immediatamente successivi al voto di fiducia ottenuto sul filo di lana. Pare che, ora, anche i presuli più riottosi in passato siano pronti ad abbandonare il principio del “meno peggio” (meglio Berlusconi della sinistra, specie per le promesse e i vanti di concessioni a favore delle scuole cattoliche e le esenzioni dal pagamento di certe imposte come l’Ici).

Lo sconcerto della Cei

Nella giornata di martedì 18 si è avuto un botta e risposta mediatico molto importante: l’editoriale del direttore di Avvenire, il giornale della Cei, Marco Tarquinio e la nota del Sir, l’agenzia di stampa sempre di proprietà Cei. Tarquinio non esita a definire “insopportabile”, sul piano della valutazione morale, l’accusa di prostituzione minorile. Il direttore ricorda le molteplici e ripetute battaglie condotte dal quotidiano cattolico contro la pedofilia, crimine orrendo agli occhi di Dio, in Italia e nel mondo.
UNA VICENDA CHE SCONVOLGE. Il giudizio sui fatti di questi giorni è inequivocabile: «L’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione, e peggio ancora, minorile, ferisce e sconvolge». Non a caso, Tarquinio cita le parole pronunciate il 27 settembre scorso dal presidente della Cei Angelo Bagnasco: «In qualunque campo, quando si ricoprono incarichi di visibilità, il contegno è indivisibile dal ruolo». E vi è grande attesa sui contenuti della prolusione che pronuncerà l’arcivescovo di Genova in occasione dell’assemblea della Cei del 24 gennaio. L’invito è di arrivare a una rapida conclusione di questa vicenda, per giungere all’«indispensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo». Parole analoghe alla nota Sir, che sollecita in più punti la necessità di fare chiarezza in tempi stringenti sulle vicende denunciate e mettere dei punti fermi.
L’INDIGNAZIONE DELLE DONNE. Sempre l’agenzia stampa della Cei ha rilanciato alcune dichiarazioni provenienti dall’associazionismo cattolico sul caso Ruby. Per il Centro italiano femminile siamo di fronte a «un clima di squallore dell’attuale dibattito pubblico». La presidente del Cif, Maria Pia Campanile Savatteri, è preoccupata soprattutto per il fatto che «a questo dibattito le rappresentanti del governo partecipino senza una chiara condanna del decadimento morale del Paese e della denigrazione dell’immagine femminile».
Di pari passo, la neo-responsabile del Coordinamento donne delle Acli, Agnese Ranghelli: «Ci indigna, e dovrebbe indignare tutti, la riproposizione di un modello femminile legato esclusivamente allo sfruttamento e alla mercificazione del corpo, che deturpa l’immagine delle donne». Per l’associazione dei lavoratori cattolici, «preoccupano soprattutto le ricadute sul piano educativo con la proposizione di un modello fondato sull’apparire, sul successo, sui soldi, ottenuti non importa come».

Nessun commento da Cl e Opus dei

Per ora, nessun commento alle recenti vicende che vedono sul banco degli accusati il Premier da parte di Comunione e liberazione (Cl) e degli altri movimenti ecclesiali (come Opus dei e Alleanza cattolica) indicati in passato come favorevoli al programma di governo di Silvio Berlusconi.
Diverse volte, le figure più in vista di Cl hanno dichiarato di non voler giudicare il privato del premier, fermandosi a valutare il programma da lui proposto e le azioni di governo condotte.
Ma, nella base, si riscontra un crescente malumore, ricordando come lo stesso Don Giussani consigliava la lettura de Il Padrone del Mondo di Robert Hugh Benson. Per altri, come metro di valutazione, fa fede il titolo di una mostra organizzata per il Meeting di Rimini del 1986: Usate la verità come pregiudizio. Sono forse lontani i tempi delle standing ovation riservate a Berlusconi in occasione di qualche passata edizione del Meeting dell’amicizia.
UN SEGNALE DAL VATICANO. Pesante il giudizio apparso sul sito di Famiglia Cristiana a firma di Beppe Del Colle. Commentando la vicenda Ruby per l’editorialista del settimanale paolino «risalta la personalità di un politico che, forse, ha sbagliato secolo, immaginandosi simile ai signori rinascimentali ai quali tutto era permesso, grazie all’assenza di un’opinione pubblica informata». Passi per Famiglia Cristiana, da tempo nella “lista nera” di diverse figure di spicco del Pdl.
Ma l’impressione è che nel mondo cattolico si sia superato il livello di guardia. Si aspetta un segnale anche dal Vaticano, visto che il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha sempre rivendicato l’ultima parola nei rapporti tra la Chiesa e lo Stato italiano (cosa che non avveniva in passato sotto la gestione Cei di Ruini). Con gli ultimi fatti, le sottili arti diplomatiche di Letta sono messe a dura prova. Può sperare in un miracolo. Ma difficilmente si vede all’orizzonte.