Silvio comunica. I suoi compagni no

Bruno Giurato
20/10/2010

I sodali del premier da una gaffe all'altra.

Silvio comunica. I suoi compagni no

Lui è un grande comunicatore, ma i comunicatori che gli stanno intorno difettano. Lui è il presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, anche detto «Silvio» (per Il Giornale e Libero), «il Cav.» (per Il Foglio), «il Pres.» (per le deputate del Pdl), «B.» (per l’opposizione in generale), «Psiconano» (per Beppe Grillo), «Il Dottore» (per quelli di Mediaset), «Zio» (per i colonnelli del partito), «Papi» (per Noemi Letizia).
Tanti nomi (e tanti gradi di parentela), quante facce per un grande comunicatore, appunto, un perfetto camaleonte pop. Il guaio è che le persone che gli stanno attorno arrancano, anzi in genere mostrano una faccia sola, quella piuttosto grigia del burocrate in stile vecchio Pcus. In breve, non comunicano.

Berlusconi «utilizzatore finale»

Il neoministro dello sviluppo economico Paolo Romani, uomo di televisione, a proposito di Report ha parlato di trasmissione «francamente odiosa» e senza dubbio ha contribuito all’ondata di simpatia nei confronti di Milena Gabanelli.
Non parliamo del linguaggio usato dal senatore Niccolò Ghedini nella sua replica a Report.Secondo l’avvocato del Cavaliere le notizie sulla villa di Antigua sono «insussistenti» e «diffamatorie», ci sono «consegne nonché perizie» che dimostrano che Report ha torto e naturalmente le «ricostruzioni offerte» saranno «perseguite nelle sedi opportune».
Tutto grasso che cola per la Gabanelli, una che sa usare la comunicazione, e che non può non aver letto l’algido testo di Ghedini con soddisfazione.
Del legale padovano è rimasta negli annali un’uscita all’epoca del caso D’Addario, quando definì Berlusconi l’eventuale «utilizzatore finale» del corpo della ragazza. Fu subito costretto a chiedere scusa.

Il Papa a Bonaiuti: «la vedo sempre in tivù»

Perfino uno tutta morbidezza come Sandro Bondi, un gentiluomo cattolico che ha il culto e il piacere dell’identificazione con il Principe (al punto che anni fa firmava lui le risposte alle lettere degli ammiratori di Berlusconi, con cui condivide la sigla S.B.) quando gli attaccano Silvio cambia stile: «Le sue parole sono cariche di volenza in puro stile comunista», disse una volta a Piero Fassino.
E anche gli animali da pastone politico dei Tg, quelli che si curano di replicare, puntualizzare, e più spesso smentire, non riescono mai a identificarsi bene, pure nel presenzialismo mediatico. Paolo Bonaiuti, uno che colpisce di nascosto le caviglie del Cavaliere per fermarne la verbosità, durante una sua visita a Benedetto XVI fu accolto dal Santo Padre con un: «La vedo sempre in Tv… finalmente la incontro di persona».
Si tratta di personaggi che non usano un linguaggio pop perché vengono dalla vecchia politica, ma fanno rimpiangere i politici vecchia maniera, perfino gente come Arnaldo Forlani o Giulio Andreotti, gente con una capacità di smorzamento che neanche un paracadute da aerei, in grado di ridurre la Seconda guerra mondiale a un equivoco tra dirimpettai.

Le chiavi del cuore del Principe

«Il problema è che oggi c’è un eccesso di comunicatori», dice a Lettera43 Giorgio Simonelli, docente di Sociologia della comunicazione all’università Cattolica di Milano: «tutti si sentono portavoce, delfino.
Per usare una citazione dantesca, tutti sono convinti di tenere «le chiavi del cuore» del Principe.
C’è un’identificazione di tipo mistico, o parentale, con il Capo» continua Simonelli: «se il leader viene attaccato acuni si risentono personalmente, più loro di Berlusconi stesso, e allora scatta la permalosità, il vittimismo.
Infine, come nel caso di Michele Santoro, di Serena Dandini, di Fabio Fazio, scattano dei meccanismi di censura preventiva che si rovesciano in un grande aiuto per il censurato».

la Rai e l’eiaculatio precox

E l’aiuto per il censurato è la chiave di tutta la questione Rai, la Tv pubblica è il luogo dove tutte le censure preventive funzionano, dove ogni nuovo programma deve sottostare alle diffidenze dei dirigenti, timori dei capistruttura, paranoie dei direttori di rete.
Nel quale il numero di trasmissioni abortite è altissimo. Un maligno potrebbe definirla il luogo dove domina l’ansia di prestazione, anzi, l’eiaculatio precox della cultura italiana.
La vicenda del programma di Fabio Fazio è l’ennesimo episodio che si sta trasformando in un fantastico ritorno di immagine per il censurato. Lucio Presta, agente di Roberto Benigni, ha fatto sapere che se il problema sono i soldi il comico toscano lavorerà anche gratis.
E Roberto Saviano, un anti ideologico totale che di suo non c’entrerebbe nulla, da tempo è stato iscritto d’ufficio all’opposizione. Questo il risultato del trattamento di Mauro Masi a Fazio. Per non parlare del caso Santoro. In breve, durante i governi del Comunicatore la più grande azienda statale di comunicazione non ha prodotto una trasmissione vicina al governo che si possa guardare e ricordare. Incredibile.

Culto della personalità in salsa meteorina

O forse perfettamente credibile, e anche conseguente. Perché alla fine quelli che fanno il gioco del Cavaliere non sono i meccanismi politici e istituzionali, ma i meccanismi pop, appunto. Il Tg4 di Emilio Fede che rivanga il culto della personalità, sì, ma in salsa meteorina, ridanciana, sfacciata.
O la presenza nei vari talk show politici di Giorgio Stracquadanio ghost writer e «droide berlusconiano» che partecipa per buttarla in caciara. Insomma gli unici veri comunicatori di Berlusconi sono quelli che hanno imparato la schietta regia d’avanspettacolo: far ridere calandosi le brache. Funziona. Seriamente.