«Silvio, la messa è finita»

Silvia Zingaropoli
18/01/2011

Don Mazzi e il silenzio del Vaticano su Ruby.

«Silvio, la messa è finita»

Esigue, imbarazzate e tiepide. Tali sono, secondo alcuni, le reazioni dei vertici vaticani rispetto agli scandali che dal 2009 fino a oggi hanno investito, fino a travolgerlo, Silvio Berlusconi. Questione di opportunità politica o meno, fatto sta che la linea del Vaticano (vai all’approfondimento) è sempre stata restia nel dare giudizi netti sulla condotta del presidente del Consiglio. Dal “ciarpame senza pudore” sollevato da Veronica Lario (vai al nostro approfondimento) al caso Noemi Letizia, dal giro di Tarantini al caso Ruby (vai alla ricostruzione del fatto), poche le parole spese da Oltretevere. Qualche richiamo alla moralità, ma nulla più.
IL SILENZIO DEL VATICANO. Solo il 18 gennaio con l’editoriale dell’Avvenire, il direttore Marco Tarquinio (vai alla notizia) prende posizione dicendosi «sconvolto» da tali scomode rivelazioni. E se dal giornale della Cei arriva un primo, tardivo, segnale di condanna, pesa ancora come un macigno il silenzio dell’Osservatore Romano, l’organo d’informazione ufficiale della Santa Sede che non ha speso una riga sulla questione, così come del resto pesano quei “no comment” piovuti dai vertici vaticani interpellati. «La Chiesa doveva accorgersi molto prima dello strano comportamento di questo personaggio», irrompe don Antonio Mazzi, volto noto dei salotti tivù nonché sacerdote sempre in prima linea. «Ma quel che dico io», ha aggiunto, «conta poco: sono solo un povero prete che lavora con i poveracci».

Domanda. Dunque la reazione della Chiesa rispetto agli scandali che hanno coinvolto il presidente Berlusconi è stata troppo tiepida anche per lei.
Risposta. Sono molto preoccupato, la Chiesa non doveva aspettare che esplodesse lo scandalo: non diamo il buon esempio arrivando sempre per ultimi.
D. Il Vaticano avrebbe dovuto alzare la voce?
R. Dovevamo essere meno evasivi e condannare questa squallida situazione con poche parole, secche, senza star lì a riempire i giornali con inutili battibecchi. Comunque, se è vera tutta questa storia su Berlusconi, è davvero vergognoso: questo signore non si sa più bene cosa stia a fare lì.
D. Dunque, una presa di posizione più netta da parte delle gerarchie ecclesiastiche…
R. Una posizione più netta, certo, condannando i comportamenti di Berlusconi e chiedendo alla politica di tornare a fare il proprio lavoro: non lo fa da troppo tempo. E se si va alle elezioni poi, non lo farà neanche domani. Il nostro Paese è alla deriva: vengo ora dall’estero, facciamo ridere anche l’Africa nera.
D. La Chiesa cattolica sembra non avere più rappresentanza in politica. Non solo Berlusconi, ma anche l’Udc, dopo l’alleanza con Fini, sembra perdere terreno in questo senso.
R. La politica ha scavalcato tutti i valori: non solo quelli della Chiesa, ma anche della vita. Perché quando un premier si comporta come Berlusconi, entra in gioco la famiglia, la morale, l’uso del corpo e il rispetto della donna. Salta tutto, insomma, saltano i parametri della vita sociale.
D. E tornando alla rappresentanza cattolica in politica?
R. C’è questo ‘Centro’, che cerca in qualche modo di organizzarsi. Anche io sono curioso: è un pacchetto nuovo, che potrebbe però disturbare certe parti della Chiesa cattolica. Sa, del resto, trovarsi con quel Fini lì… con Casini che non sa comandare e l’Udc che ha un’anima di non si sa quale colore, con una parte del Pd che un giorno gioca sulla sinistra e un altro gioca sul centro, con l’Idv e il buon Di Pietro che passa il tempo a disturbare i burattini… siamo veramente alla frutta.
D. Quindi, meglio guardare alle elezioni o cosa?
R. Il problema non è fare le elezioni o no. Il problema è che non esiste un’opposizione netta a quello lì, e non c’è nemmeno una presa di coscienza del popolo italiano. Perché se montiamo tutto questo ambaradam e poi non accade nulla, correndo il rischio che Berlusconi resti sempre lì, è un problema. Se c’è la volontà di cambiare, che si vada alle elezioni; se non c’è questa volontà, possiamo solo tentare di rendere un poco migliore quello che resta della politica. Sono una persona semplice, amo la chiarezza: ma le cose, qui in Italia, non sono mai state chiare.