Silvio lascia. Ma nel 2013

Redazione
23/12/2010

Slittamento del pagamento delle tasse in Abruzzo e soddisfazione per la riforma dell’Università, in via di approvazione definitiva al Senato....

Silvio lascia. Ma nel 2013

Slittamento del pagamento delle tasse in Abruzzo e soddisfazione per la riforma dell’Università, in via di approvazione definitiva al Senato. Con questi due argomenti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dato il via alla tradizionale conferenza stampa di fine anno a Villa Madama che è durata oltre 30 minuti, prima dell’inizio del domande dei giornalisti.
«Spero di poter spostare dal primo di gennaio al primo luglio il termine di pagamento delle imposte», ha detto il premier parlando dell’Abruzzo, «per poter dare la possibilità alle imprese e all’economia di quel territorio». Mentre sulla riforma universitaria il Cavaliere ha smentito che non ci sia stato dialogo tra gli studenti e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e ha detto che «una volta che i ragazzi conosceranno veramente il contenuto di questa rivoluzione vedranno come ci sono solo vantaggi per loro».
IL FUTURO DEL GOVERNO. Sulla stabilità dell’esecutivo, Berlusconi è sicuro che ci sia «la necessità di continuare l’azione di governo», perché «sarebbe irragionevole andare alle elezioni, ma tutto questo è stato superato dal 14 dicembre». Sull’esito del voto di fiducia, Berlusconi ha garantito che «non c’è stato il calciomercato e non abbiamo promesso cariche di governo».
Per il Cavaliere la cosa migliore è «continuare questa legislatura», ma se alla fine di gennaio «non dovessimo avere una maggioranza sufficiente per continuare a governare e non galleggiare, credo che si possa ritenere come cosa migliore quella di avere una nuova maggioranza. I sondaggi ci dicono che otterremo di nuovo la maggioranza sia alla Camera sia al Senato».
La scadenza di gennaio per prendere una decisione è stata posta alla Lega. «Se noi in compenso avremo una maggioranza che ci consentirà di portare a termine le riforme che riteniamo utile e necessarie, abbiamo dovere di continuare legislatura e lo faremo con grande piacere».

Riforma della giustizia senza Fli

Adesso che Gianfranco Fini e i suoi, in particolare il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno sono fuoriusciti dalla maggioranza,  per il premier sarà più facile approvare la riforma della giustizia. «Prima ogni proposta», ha spiegato il premier, «era vista con diffidenza. C’era un preventivo dissenso che ci costringeva spesso a fermarci e non ci consentiva di portare a presentazione i disegni di legge già discussi in Consiglio dei ministri. Nonostante le difficoltà, ora il lavoro sarà più agevole del passato».
IL PDL CAMBIERÀ NOME. Berlusconi è intervenuto anche sulle indiscrezioni che hanno previsto il cambiamento del nome del Pdl (leggi l’articolo). «Aggreghiamo i moderati, con una nuova denominazione. Futuro e libertà ha avanzato delle pretese. Dopo quello che è successo in Lombardia a Roberto Formigoni e alla Renata Polverini nel Lazio non vogliamo rischi». Poi ha aggiunto che troppo spesso il Popolo delle libertà è declinato come Pdl e «gli acronimi non danno emozioni: stiamo cercando un nome che emozioni e che non sia riducibile a un acronimo e che vuole indicare quali sono i valori e i progetti che vogliamo realizzare».
Poi il premier ha guardato  al futuro e ha allontanato una sua eventuale ricandidatura nel 2013: «Stanno crescendo nuove forze. Mi auguro che si appalesino e che io possa interrompere lì il mio impegno che è un grande sacrifico».  La successione però non sarà affidata ai figli, che per Berlusconi «devono stare lontani dalla politica». Poi, sulle ultime dichiarazioni rese a Vanity Fair dalla figlia Barbara, ha detto: «Non c’è stata mai nessuna debolezza. I figli sono influenzabili dalle madri, in tutte le famiglie ci sono situazioni di questo genere. Io voglio bene a Barbara, ma in questa situazione ha subito qualche influenza».

L’affondo sulla magistratura «eversiva»

Se il Tribunale di Milano accoglierà la tesi del Pubblico ministero nel processo Mills, sarà la dimostrazione che c’è nella magistratura «una associazione tesa all’eversione», e per accertare questa realtà il premier presenterà «una proposta di legge che istituisce una commissione parlamentare di inchiesta».
Berlusconi ha criticato la tesi dell’accusa secondo la quale «la corruzione si perfeziona non quando c’è il passaggio di denaro ma quando i soldi vengono spesi». «E quando anche altri giudici convergono su questa tesi, non si può negare che ci sia nella magistratura un’associazione tesa all’eversione».
Per questo, qualora i magistrati giudicanti accolgano le tesi della pubblica accusa, il premier presenterà alle Camere un disegno di legge che istituisce «una Bicamerale che accerti se non ci sia nella magistratura una associazione tesa all’eversione».
Inoltre, per Berlusconi il fatto che tre presidenti della Repubblica siano venuti dal centrosinistra «ha portato ad una composizione della Corte Costituzionale, supremo organo di garanzia, più a sinistra di quanto sarebbe auspicabile, con undici componenti che provengono dall’area di centrosinistra».
LE DONNE MINISTRO. Dopo la domanda di uno del giornalisti presenti, il premier è intervenuto sui malumori del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: «Ho puntato su delle donne per incarichi importanti. E non sono pentito. Il caso Prestigiacomo è risolto, sono intervenuto telefonicamente ieri sera durante l’incontro con il sottosegretario Gianni Letta. Le donne ci credono fino in fondo, non c’è attitudine al compromesso ma idealità che prevale sul mestiere politico».
L’EMERGENZA RIFIUTI A NAPOLI. Berlusconi ha poi evocato una sorta di complotto dietro all’emergenza rifiuti in Campania: «Sono arrivato a ritenere, e sono personalmente convinto, che ci sia una volontà precisa per dimostrare urbi et orbi che l’intervento del governo non è stato risolutivo». «Ho il fondato timore», ha aggiunto, «che ci sia una manovra politica dietro questo fatto e cioè che faccia comodo a qualcuno far credere che l’intervento del governo non sia stato definitivo».
LA PRESENZA IN POLITICA ESTERA. «Non credo che l’Italia sia mai stata così autorevole sulla scena politica estera, anche grazie all’esperienza del presidente del Consiglio che oggi è il più anziano» tra i leader dei grandi Paesi e «che fa pesare questa sua esperienza». Nell’elencare i 279 impegni internazionali a cui ha preso parte si è soffermato al legame con la Libia di Muammar Geddafi che comporta vantaggi «commerciali ed energetici», non solo in Libia, ma anche in Algeria ed Egitto.