Silvio non è Highlander

Redazione
10/12/2010

di Antonietta Demurtas begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting L’intensivista-rianimatore è, «nella metafora teatrale, il primo attore: non si può permettere di interpretare passivamente il...

Silvio non è Highlander

di Antonietta Demurtas begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

L’intensivista-rianimatore è, «nella metafora teatrale, il primo attore: non si può permettere di interpretare passivamente il mestiere, non può dividere la scena decisiva con altri, né può scegliere per caso il suo ruolo, visto il prezzo che questo mestiere può richiedergli». Così si descrive Alberto Zangrillo, genovese, classe 1958, dal 2002 medico del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e direttore dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione generale e della terapia intensiva cardiochirurgica dell’Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano.
Il suo essere spesso sotto i riflettori, oltre che della sala operatoria, della televisione, «non è narcisismo ma necessità professionale». Se per «difendere un mio paziente», che è un personaggio pubblico, «devo fare conferenze stampa o rilasciare interviste, per salvarne altri devo decidere, col buon senso, di governare le decisioni che spesso scaturiscono dal cuore», ha spiegato a Lettera43.it il medico genovese, «perché l’anestesista-rianimatore è il medico che assiste il paziente più fragile, in bilico tra la vita e la morte».
Ed è questo mondo che Zangrillo nel suo primo libro, Ri-animazione. Tecnica e sentimento (Editrice San Raffaele) uscito il 9 dicembre, ha voluto raccontare. Lo abbiamo intervistato.
Domanda. Lei affronta questioni etiche cruciali come il tema di fine-vita, del rapporto tra la pratica medica e il progresso tecnologico. Perché?
Risposta. Tutti si vogliono impadronire di questi concetti, sono temi privati che vengono teatralizzati sino ad essere quasi normalizzati, come è successo per il suicidio di Monicelli. Come se fossero argomenti di competenza della giurisprudenza e della politica, che invece, prima di fare qualsiasi scelta, dovrebbero seguire i dettami della medicina. Spesso si impone un’ideologia, di destra o di sinistra, senza rispettare la scienza, che ha tempi diversi. E sono questi tempi che le decisioni ufficiali devono rispettare.
D. Lei scrive che è nel rapporto medico-paziente che deve fondarsi la fiducia su diagnosi e terapie. È stato così anche con Berlusconi?
R. Ci presentarono amici comuni, poi il nostro rapporto si è consolidato e rafforzato, abbiamo iniziato a volerci bene, e adesso la fiducia e l’amicizia reciproca, nel rispetto dei ruoli, è davvero fortissima.
D. Ma non sarà un innamoramento medico-paziente al contrario?
R. Berlusconi è un uomo di un’intelligenza straordinaria, affascinante, carismatico e io, oltre a essere suo amico, sono il suo case manager, mi occupo a tutto tondo della sua salute. Mi rendo conto cioè delle sue necessità mediche e sanitarie e gli suggerisco quali esami di controllo deve fare e, quando è necessario, quale specialista consultare in caso ci siano problemi che io non posso risolvere.
D. Sostiene anche lei, come fece Umberto Scampagnini, che Berlusconi è tecnicamente immortale?
R. Sono contro le mitizzazioni, non condivido questa idea di descriverlo come un Highlander. Dico solo che è una persona molto sana, di solidissimi principi e che talvolta si concede dei momenti di svago, altrimenti non potrebbe lavorare e mantenere ritmi così pesanti.
D. Perché che vita fa?
R. Lavora veramente anche 18 ore al giorno. Quando lo accompagno nei suoi viaggi, io insieme agli altri del suo entourage speriamo che vada a letto, così possiamo dormire anche noi, e invece lui lavora in continuazione, gli bastano veramente pochi minuti per riposarsi e ricaricarsi.
D. Quindi i suoi “appisolamenti” ripresi dalla stampa non sono il segnale di un malessere? I cablogrammi di Wikileaks sulla sua salute compromessa sono fasulli?
R. Sì e li contesto con forza. Sono baggianate, e proprio perché ho una conoscenza diretta dei fatti ho voluto intervenire. Il presidente gode di sana e robusta costituzione, potrei certificarlo. Sono mistificazioni della realtà fatte solo per denigrarlo. È il paziente che mi dà meno problemi. Anche quando ha avuto il cancro è stato di una sincerità e trasparenza unica. Facendo outing, ha reso un servizio sociale, ha dato speranza a tanti uomini che soffrendo lo stesso problema mai avrebbero avuto il coraggio di raccontarlo. E invece in molti l’hanno attaccato vilmente.
D. E lei, che è anche presidente della seconda sezione del Consiglio superiore di sanità, per il fatto di essere il suo medico-custode ha mai avuto problemi? Più svantaggi o benefici?
R. Quello che ho fatto nella mia carriera lo devo solo a me stesso e alla mia famiglia. Il mio rapporto con Berlusconi mi ha fatto crescere, mi ha dato un’apertura di pensiero e di prospettiva che prima non avevo. È un uomo in grado di dimostrarti che nulla è impossibile. Poi me ne frego di poter stare sulle balle a mezzo mondo solo perché sono il suo medico. Spesso sono oggetto di invidia, proprio come lo è Berlusconi, ma a me non interessa. Sono felice e realizzato così.