Silvio punta su GrandeItalia

Marianna Venturini
23/08/2012

Berlusconi registra il nuovo nome del Pdl.

Potrebbe essere GrandeItalia il nuovo nome del partito di Silvio Berlusconi. Ma, in ogni caso, sarà solo il Cavaliere a deciderlo.
Come spesso capita, l’ipotesi di un rinnovamento dell’immagine del Popolo della libertà (Pdl) coglie molti dei suoi uomini un po’ impreparati. Ma comunque disponibili a rilanciare l’azione politica in questo ennesimo contenitore, ribattezzato per l’occasione.
«Il nome sembra quello di un hotel o di una caffetteria ma potremmo farci la campagna elettorale», ha commentato un maggiorente berlusconiano.
NOME REGISTRATO. Agli atti resta che, lo scorso 18 luglio, il Cavaliere ha registrato il nome del nuovo partito: GrandeItalia, appunto. Una parola sola, per evitare gli acronimi, tanto invisi all’ex premier.
Il nuovo marchio, secondo quanto riportato dal Velino, è stato depositato all’Ufficio europeo dei brevetti.
Sembra sicuro del cambiamento Vittorio Feltri che, anzi, ha detto di aver «contribuito alla scelta del nome» e si rammarica di non averlo registrato: «Mi avrebbero pagato e il denaro non mi dispiace».
LE MADRINE: BRAMBILLA E SANTANCHÈ. Di sicuro, ha contribuito all’idea anche Michela Vittoria Brambilla, l’ex ministra zoofila e creatrice in passato dei Club della libertà che hanno vissuto fortune alterne.
È pronta a rivendicare parte della maternità anche Daniela Santanchè. L’attivissima imprenditrice è sempre pronta a conquistare posizioni utili alla sua visibilità e più volte ha offerto anche il nome del suo Movimento per l’Italia all’ex premier.
E anche stavolta Santanchè potrebbe suggellare il restyling con la manifestazione che sta mettendo a punto per l’autunno. «Qualunque sia il nome, lei sarà in prima fila e si farà notare», assicurano.
ELEMENTO PATRIOTTICO. Del resto, da quando Berlusconi stesso ha ammesso che il Pdl andava cambiato («Quell’acronimo non suscita emozioni», disse), le opzioni sono state tante: da Fratelli d’Italia, a Siamo Italia, Eccoci Italia e «Italia Pulita».
Insomma, l’elemento patriottico è una costante imprescindibile ma sembra tramontata l’ipotesi di tornare al 1994 e a quel Forza Italia così amato e odiato.

Il rinnovo del contenitore Pdl per consolidare una debole forza elettorale

Per qualcuno, resta valido il monito fatto ad aprile da Berlusconi che posticipava il cambio di nome «al prossimo congresso». Manca però una data che renda questa soluzione plausibile.
L’ALTOLÀ DI MICCICHÈ. Intanto, è bastato il solo annuncio di GrandeItalia a provocare la prima rivendicazione. È arrivata da Grande Sud, il partito di Gianfranco Miccichè, che ha fatto presente: «Il marchio è nostro, lo abbiamo registrato lo scorso ottobre dal segretario regionale in Sicilia, Pippo Fallica».
Dopo la soluzione trovata sul nome, il nodo principale resta come utilizzare la creatura politica ribattezzata.
Per Feltri, il Cavaliere «crede di vincere ma non può riuscirci», anche se tra i suoi non sono tutti della stessa idea. «La sua ricandidatura dimostra che è certo di perdere», spiegano dagli ambienti di quello che ancora si chiama Pdl, «eppure lui preferisce rischiare piuttosto che restare a guardare».
RINNOVAMENTO NECESSARIO. Restano i numeri dei sondaggi che mostrano il Partito democratico (Pd) staccare di almeno sette punti i berlusconiani.
Il rinnovo del contenitore Pdl dovrebbe consolidare la sua debole forza elettorale per avere abbastanza peso da competere con gli altri schieramenti in via di definizione.
IL NO ALLA GRANDE COALIZIONE. Intanto, si fa sentire la fronda del Pdl che non vuole proseguire oltre il percorso del governo Monti, indipendentemente dal futuro nome del partito.
In prima fila ci sono Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Maurizio Gasparri. «Troppi sono in ginocchio davanti ai nostri avversari e implorano una grande coalizione, che non ci sarà in nessun caso».
Lo stop alla collaborazione avviata con l’esecutivo tecnico è in contrasto con la soluzione morbida che potrebbe attuare Berlusconi per non capitolare del tutto.
Ecco perché per una volta è meglio occuparsi della toponomastica politica. La molteplicità delle opzioni lascia inalterato il risultato elettorale, più che immaginare gli scenari del centrodestra italiano.