Singapore soffia sull’oro

Redazione
14/10/2010

di Ulisse Spinnato Vega La corsa all’oro, bene rifugio per eccellenza, sembra inarrestabile ed è legata a diversi fattori: innanzitutto...

Singapore soffia sull’oro

di Ulisse Spinnato Vega

La corsa all’oro, bene rifugio per eccellenza, sembra inarrestabile ed è legata a diversi fattori: innanzitutto la debolezza del biglietto verde, cui l’oro è agganciato con una dinamica inversamente proporzionale (se uno si svaluta, l’altro si rivaluta); in secondo luogo, la presunta penuria di materia prima (ma il mercato è poco trasparente e le valutazioni non sono del tutto attendibili); infine, il persistere della crisi economica internazionale e della volatilità dei mercati.
L’oro è una commodity che attrae capitali quando valute, azioni e obbligazioni non danno certezze. La sua ascesa è talmente impetuosa che la banca d’affari Goldman Sachs ha azzardato la previsione dei 1.525 dollari/oncia tra sei mesi e addirittura di una quotazione a 1.650 dollari fra un anno. 
Di sicuro, il metallo prezioso continuerà a volare finché la Fed terrà a freno i tassi di interesse reali e inietterà liquidità nel mercato per dare ossigeno all’anemica economia Usa. 
Non a caso si attende un intervento di “quantitative easing” (alleggerimento quantitativo, ossia creazione di moneta che allarga la base monetaria) che peraltro ha già scontato i suoi effetti nei prezzi.
«Il movimento degli ultimi giorni è connesso a questioni valutarie» dice a Lettera43 Pietro Di Lorenzo, fondatore e amministratore del portale finanziario Sostrader.it, «ed è evidente che non mancano manovre speculative. I grandi fondi istituzionali cavalcano il trend e fanno tanti soldi in poco tempo. Un asset class così spinta comporta sempre la presenza di operatori che salgono sul carro della festa e si fanno trasportare per un po’ prima di liquidare le posizioni».

Investitori in cerca di sicurezza

Poi, però, ci sono gli investitori di lunga durata che decidono di mettere la liquidità al sicuro. «In effetti c’è scarsa fiducia sulla capacità dell’economia di uscire da questa fase complessa» ammette Di Lorenzo «E c’è scetticismo sulla possibilità che le imprese tornino a breve a fare utili. I target price fissati dalle banche d’affari, comunque, sono esercizi teorici su cui in passato sono state prese cantonate clamorose. Tuttavia, è chiaro che si cercano investimenti più sicuri anche a livello psicologico, un po’ come succede con i bund tedeschi».
Il dato significativo è che l’oro, valutato in dollari, si appresta a chiudere il decimo anno consecutivo in territorio positivo. Infatti la Cftc (Commodity futures trading commission) ha evidenziato un livello di fiducia altissimo e un record di posizioni long (ossia scommesse sul rialzo nel medio termine) sull’euro/dollaro. Di Lorenzo chiosa: «Le fasi di correzione sono ridotte. È un vero bene rifugio perché non va mai giù di oltre il 25% rispetto ai tetti massimi. Non è facile trovare una costanza così lineare su altre asset class. Ecco perché l’oro è più facile da scambibare rispetto, per esempio, al petrolio, che invece ha forti sbalzi».