Peppino Caldarola

Perché serve un fronte repubblicano  guidato da Gentiloni e Calenda

Perché serve un fronte repubblicano guidato da Gentiloni e Calenda

30 Maggio 2018 07.03
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La divisione a sinistra non passa tra moderati e riformisti, mondialisti o sovranisti, rivoluzionari o “democratici”. La sottile linea di demarcazione, che spesso vien scavalcata in entrambi i sensi, passa fra chi ha capito che siamo al tornante più difficile dell’intera storia repubblicana e chi amministra il proprio condominio ridotto ormi a un gruppo di appartamentini diroccati.

L'ASSORDANTE SILENZIO DELLA SINISTRA. Fuori di metafora. Colpisce il sostanziale silenzio a sinistra, colpiscono le critiche a Sergio Mattarella, legittime per carità e ogni giorno anche più necessarie, ma indifferenti alla concretezza di uno scontro sui poteri che la Costituzione gli assegna, colpisce il sovranismo un po’ straccione di giovani intellettuali e vecchie volpi politiche che mettono in giro e vogliono vendere idee prese dal mercato dell’usato, come la difesa del sogno nazionale contro l’evoluzione del tempo. Sembrano luddisti del 2000. Sorprende che la sinistra si occupi di se stessa, di come si dovrà ricostruire, senza peraltro raggiungere alcun accordo neppure sul nome glorioso del socialismo, ma si disinteressi dell’ambiente che potrebbe favorire o no la sua crescita.

SERVE UNA GRANDE ALLEANZA REPUBBLICANA. La sua crescita non è stata favorita dall’ideologia del centro-sinistra come laboratorio del partito unico. La sinistra può rinascere solo se c’è una grande alleanza repubblicana e costituzionale che consenta a chi è contro queste destre di trovare spazio politico, iniziativa, cittadini elettori. Non date retta ai sondaggi. Non è in discussione il vincitore, anche se nessuno di noi, nel caso del voto anticipatissimo, sa dove andranno Lega e 5 stelle. Tutti sappiamo, però, che quei mondi che tre mesi fa mai avrebbero rivotato a sinistra oggi sono pronti, in gran parte, a turarsi il naso e a scegliere la forza più unitaria. Nessuno invece darebbe un voto a forze dichiaratamente marginali, incapaci di fare massa critica contro grillismo e leghismo.

Sorprende che la sinistra si occupi di se stessa, di come si dovrà ricostruire, senza peraltro raggiungere alcun accordo neppure sul nome glorioso del socialismo, ma si disinteressi dell’ambiente che potrebbe favorire o no la sua crescita

Renzi sembra associarsi all’idea di un fronte repubblicano ma si è subito preoccupato di darsi un ruolo. Parte male. L’unico ruolo che interessa è quello delle facce che in prima persona possono rappresentare lo schieramento. E sono due, solamente due: Paolo Gentiloni e Carlo Calenda. In campo non si è visto nessun altro, soprattutto a sinistra. Il primo perché ha una storia importante e l’opinione pubblica ha dato un buon giudizio su di lui (io ero prevenuto, devo ammetterlo). Calenda perché è intelligente e combatte, cazzo se combatte. E per chi ha dubbi sul suo Dna di sinistra devo ricordare che in tutte le crisi industriali in cui si è mosso ha sempre difeso posti di lavoro e operai.

EUROPA PUNTO FERMO. In questo contenitore largo, plurale, radicato in comitati in tante città (dice giustamente Calenda che non deve mettersi in circolo, né nazionalmente né perifericamente, il simbolo Pd perché bisogna accogliere tutti), c’è posto per chi vorrà costruire la sinistra socialista (eccomi qui) e per chi avrà voglia di mettere in campo altre culture. Ma sull’Europa si parte dal fatto che siamo prima di tutto europeisti. Quell’idea di Spinelli è la nostra bussola. Neppure gli anni passati a studiare e amare il Risorgimento italiano e a fare cattivo sangue per colpa dei neo-borbonici, mi fanno sognare il ritorno a una idea di patria che sconfina con il nazionalismo straccione, anche quando è sostenuto da eminenti intellettuali e politici di sinistra.

COME I POMPIERI DI NEW YORK. A me il quadro delle cose da fare e di quella principale sembra delineato. Chi vorrà discutere dove deve mettersi (vedi Renzi) o se qualcuno deve stare (vedi gli antirenziani) fa male a tutti quanti noi. Nella mia lunga vita pubblica ho imparato che se i nostri valori, il nostro mondo, il Paese sono in pericolo si corre con i secchi d’acqua a spegnere l’incendio. Non vi chiedo di imparare dai classici del socialismo o del comunismo italiani. Pensate solo ai pompieri di New York.

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