Peppino Caldarola

L’Italia del cattivismo può essere sconfitta solo con la lotta

29 Giugno 2018 08.26
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Quello che dobbiamo capire a sinistra è che dobbiamo liberarci dalla sudditanza al “cattivismo”. Dobbiamo dare per scontato che siamo una minoranza, avendo come riserva mentale che molti fra i cittadini “cattivisti” lo sono fino a un certo punto e per un certo tempo. Troppe volte vedo titubanze attorno ai “niet” del fantasmatico premier Conte e di Salvini in sede europea. Loro stanno cercando di trasformare un dramma umano di proporzioni eccezionali in un fatto burocratico di frontiere da presidiare. C’è una disparità di tipo emotivo che va messa in luce. Il pensiero unico che domina sul Paese ammette e sollecita la commozione di ricchi e poveri (ma quanta attenzione ai “cattivisti” poveri) su ciò che si perde di fronte all’invasione straniera e fa emergere il cinismo assoluto sul dramma di chi cerca di salvare la vita venendo, spesso solo di passaggio, qui.

LA SOLIDARIETÀ È NEL DNA DEGLI ITALIANI. I poveri sui battelli non emozionano più. Chi li trasporta, quei giovani dalle facce pulite e/o dalle braccia tatuate sono trattati come pirati. Una vera vergogna! Una sinistra che si rispetti e che rispetti se stessa non deve avere paura della verità, anche se appare solo la propria verità, e non deve aver paura dei propri sentimenti. Sappiamo che l’Italia non è invasa, che la quota di immigrati che vive con noi è inferiore a quella di altri Paesi (la Francia, che appare in molti momenti assai dura, è un grande Stato multietnico), che accogliere e solidarizzare sono nel nostro Dna. Chissenefrega se queste verità non piacciono a Salvini e pazienza se oggi anche la vecchietta del supermercato si sente minacciata da fantasmi.

Giuseppe De Rita le azzecca quasi sempre, ma quando ha definito questa "la stagione del rancore” ha trovato la chiave per tutto

Il tema, se proprio vogliamo porre una questione di governo, è che non puoi sospingere i poveri addosso ai poveri. Serve agire non contro qualcuno ma per allargare la platea di chi ha diritti. Giuseppe De Rita le azzecca quasi sempre, ma quando ha definito questa "la stagione del rancore” ha trovato la chiave per tutto. Per la crisi sociale, per la crisi morale, persino per la crisi di alcuni partiti politici. È rancore quello che si riversa contro rom e immigrati, è rancore quello che si riversa sul parlamento, è rancore quello che ti spinge ad annichilire il tuo avversario politico.

INUTILE PERDERE TEMPO CON APPELLI. Galli della Loggia chiede che la sinistra si trasformi in un partito cristiano? Io penso che debba trasformarsi in un partito “buonista”, ma buonista con gli artigli, forte come un leone e svelto come una serpe. Inutile perdere tempo discutendo se sciogliere o no un partito fallito, inutile perdere tempo sulla sua classe dirigente talmente sputtanata che non prenderebbe un voto neppure in un condominio, inutile perdere tempo negli appelli, nel gridare all’antifascismo.

OGGI LA SOCIETÀ ACCETTEREBBE ANCHE IL NAZIFASCISMO. La prima riforma da fare è psicologico-morale. Basta chinare la testa. Si può dire alla maggioranza del Paese che ha pensieri orribili e che quindi è orribile. Si deve tornare all’acutezza e al calore degli scontri politici del primo Dopoguerra che fecero bene a tutti i contendenti. Ci siamo “noi” e “loro” e “loro” non sono avversari, sono “nemici”. Il popolo che si entusiasma per Salvini e che correrà dietro alla proposta di Grillo di tirare a sorte la nomina dei parlamentari compongono una società civile pronta ad accettare qualunque bruttura. Non c’è il fascismo, non c’è il nazismo, ma c’è una brutta società che oggi li accetterebbe. Questo è il tema.

E questo è il tema e non lo si può affrontare arretrando. Quando Togliatti affermò contro gli slogan della Terza Internazionale, che definiva il fascismo una dittatura terroristica, che si trattava invece di un regime reazionario di massa, intendeva mettere l’accento sul consenso a quel regime ma non togliergli il carattere reazionario. Oggi viviamo ancora in una società in cui si può parlare, fare manifestazioni, andare in tivù a dare battaglia ai pensieri reazionari. Ma inseguire destra e populisti è suicida. È una battaglia da fare a parole e per acta, è una battaglia di associazioni ma anche di singoli. Non possiamo aspettare che si consolidi l’Italia peggiore senza mostrale il costo del suo successo, la crescita e il coraggio di chi si oppone, la durezza dello scontro. Solo la lotta armata va esclusa ma ogni altra forma di lotta va bene, dall’ostruzionismo parlamentare ai sit in pacifisti.

SERVE UN NUOVO ATTIVISMO. Ci aspettano giornate brutte. Ho fiducia nelle forze di sicurezza ma l’input che riceveranno quando la crisi sociale porterà operai, studenti e poveri in piazza sarà di dare loro addosso. Sono anni che siamo impreparati a questa eventualità. Educhiamo le nuove generazioni a una battaglia pacifica, cioè con mezzi pacifici, ma che sarà durissima. Bisogna saper guardare ciò che ci aspetta. Insisto, questi al governo non sono fascisti ma sono disposti a tutto e sono disposti a creare nuovo odio su odio nella società. Questo terrore va spezzato con il dilagare di altre parole, di altre azioni e soprattutto con gesti di coraggio collettivi. E per questo serve un partito di sinistra vero e non uno smidollato nuovo Pd.

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