Peppino Caldarola

Oltre Salvini c'è una sinistra che l'informazione non vede

Oltre Salvini c’è una sinistra che l’informazione non vede

05 Settembre 2018 06.57
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Il mondo dell’informazione tradizionale, di carta o televisivo, è pigro e tendenzialmente conformista. I processi politici vengono analizzati ex post, e se si individua un personaggio che “spacca” tutti a inseguirlo fino a farlo diventare un divo. Questo mondo decreta successi e irride lo sconfitto che diventa ininfluente e senza speranze. Questo salire e scendere dagli altari è toccato, per stare solo alla storia recente, a Silvio Berlusconi, per poco tempo a Walter Veltroni, poi a Matteo Renzi, e oggi a Matteo Salvini. Nella cronaca del Tempo di Franco Bechis, collega che ne ha viste tante, sulla passeggiata di Salvini a Viterbo, che sui social lo stesso ministro di Polizia ha diffuso con un video, diventa una specie di passeggiata mussoliniana con il leader in mezzo al popolo e tutti gli altri, compresa Giorgia Meloni che pure a Bechis piace politicamente, chiusi nelle segrete stanze a brindare e confabulare.

Non parlo dell’informazione di sinistra perché non c’è o è affidata ai coraggiosi del Manifesto. Tutto ciò che colpisce però non è solo l’esaltazione di Salvini, che deve quel 32% dei sondaggi soprattutto a una accorta propaganda incentrata sui pensieri politicamente scorretti degli italiani, ma la convinzione, diffusa a piene mani, che il popolo di sinistra non ci sia più. Ovvero, che da questa crisi venga fuori la sparizione – non la crisi grave, ma proprio la sparizione – del popolo di sinistra. Quello che chiamiamo il “popolo di sinistra” da quando è caduto il Muro di Berlino è diventato un aggregato meno identitario o per nulla identitario. La crisi di identità di un popolo costruito con fatica su totem ideologici può diventare devastante (vedi il Pcf in Francia), la crisi di un popolo in cui emergono moltissime differenze e grande contrasto di colori è solo un passaggio della vita politica del Paese.

MIGRANTI, SCUOLA E VACCINI: IL BRONTOLIO AUMENTA

Quel popolo così disperato e persino coglione perché applaude Roberto Fico è un fiume carsico nella sua fase di immersione. Qualcosa però emerge. C’è un brontolio che abbiamo già visto esprimersi sui migranti, c’è una insoddisfazione che emergerà nelle prossime lotte sociali, c’è l’incognita della scuola, c’è il sogno che prima o poi pezzi dello Stato imbocchino la strada della disubbidienza di fronte a cose inaccettabili, per esempio sui vaccini. Voglio dire che non solo stanno emergendo piaghe sociali antiche su cui Salvini e Luigi Di Maio stanno spargendo sale, ma che se si tengono le orecchie a terra si sentirà che il fiume sotterraneo sta preparandosi a emergere. Ci vorrà tempo. Salvini dovrà fare altre cazzate che esalteranno cronisti e sostenitori, ma ci stiamo arrivando. Il dato più drammatico di questo governo è che, partito dal rancore, è approdato alla vendetta sociale, cioè cerca di premiare il proprio elettorato e di colpire quello altrui. Una delle vittime è la borghesia e con essa il mondo, ormai assai precario, di coloro che, faticando, si sono costruiti una vita decente. Come non basta alla sinistra la plebe per vincere, così anche Salvini e Di Maio si accorgeranno che con i vandeani non vanno da alcun parte.

ESISTE UN MONDO AL DI FUORI DELLA TIVÙ

Conosco l’obiezione. La sinistra non c’è, non c’è l’idea di un campo largo eccetera eccetera. È settembre e l’autunno che verrà selezionerà la classe dirigente di sinistra, una parte nel rito dei congressi e dei soliti dibattiti, un’altra nella vita dell’associazionismo, della disubbidienza, delle lotte sociali. Potrà emergere un signore o una signora d’età o un ragazzo/a coraggioso come i coetanei spagnoli di Podemos. Ma tenete le orecchie a terra e guardate bene intorno. Non tutto ciò che è fuori dalla tivù non esiste.

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