Non è dal moderatismo che verrà la vittoria sulla destra

Se si vuole battere Salvini serve che Pd e sinistra sappiano interpretare una protesta e incanalarla dentro un progetto.

30 Maggio 2019 14.08
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C’è una sinistra “chiagne e fotte” che si esalta dopo campagne elettorali non esaltanti. Pronti alla lacrima, alla disperazione post voto, a tormentare i militanti con complicate elaborazioni, produttrice di banalità eterne (bisogna inseguire il centro, no il nostro mondo è nella sinistra), questa area politica è guidata da personaggi che, un minuto dopo essersi asciugati le lacrime, cercano di capire come sopravvivere fino al prossimo appuntamento con le urne per cercare la rielezione.

Ecco, se c’è una cosa da fare, è congedare questi personaggi. Quando a sinistra si incontra chi ha fallito tutti i progetti, bisognerebbe salutarlo, magari anche con affetto, e mandarlo a casa. Definitivamente.

LA DC NON ERA UN PARTITO MODERATO

Questo congedo oggi dovrebbe riguardare praticamente tutti i leader della sinistra radical che, dopo Nichi Vendola non ne ha azzeccata una, neppure per sbaglio. Il risultato è che oggi la sinistra radical è al suo minimo storico, a un passo dalla scomparsa. Piuttosto che una morte lenta, sarebbe bello un suicidio dignitoso.

Aldo Moro immaginò addirittura un governo con il Pci

Fanno parte di questa combriccola “chiagne e fotti” anche i super esperti di moderazione. Questo concetto ha avuto lungo corso nella politica italiana ma è largamente infondato. La Dc, che meglio ha rappresentato questa idea, non fu una forza moderata. Fu un partito di riforme radicali negli Anni 60, di alleanze rivoluzionarie, con il Psi, ad esempio, e con Aldo Moro immaginò addirittura un governo con il Pci, rappresentò aree politiche e ceti diversissimi che portò alla guida del Paese avendo un progetto economico-sociale. I suoi momenti di moderazione furono quelli in cui lo scontro interno la bloccò e i governi Dc si impantanarono.

IL GAUCHISMO? UN VICOLO CIECO

I moderati non esistono. Non esistono socialmente perché il ceto medio e ciò che resta di quello non sono moderati anzi spesso sono estremisti di destra o estremisti giustizialisti. Non sono moderati gli elettori che contestano Matteo Salvini. Non è dal moderatismo che verrà la vittoria sulla destra.

Nicola Zingaretti.

Esistono solo partiti che hanno un senso. Che sappiano interpretare una protesta e incanalarla dentro un progetto. Oggi noi, molti di noi, pensano che questo progetto debba essere di sinistra riformista. Con due avvertenze. La prima che inseguire fenomeni di tipo gauchiste come Jeremy Corbyn e Jean-Luc Melenchon ci porta in un vicolo cieco. Non c’è sinistra nel ritorno all’antico. Fatevelo dire da uno che, come Massimo D’Alema, considera la militanza nel Pci la cosa più bella e emozionante della propria vita.

I temi salviniani vanno ricondotti a quello che sono, furbe battaglie identitarie smontabili con eguale furbizia

La sinistra di cui dobbiamo parlare è una sinistra che sappia prendere in mano l’economia, che corregga i torti, che tagli le unghie a chi si è approfittato della crisi per arricchirsi e che, soprattutto, premi chi lavora e chi crea lavoro. I temi salviniani vanno ricondotti a quello che sono, furbe battaglie identitarie smontabili con eguale furbizia. Mandate nelle scuole il film Bangla e vedrete come tanti ragazzi potenzialmente leghisti scopriranno di essere coglioni.

LA SINISTRA SMETTA DI LAMENTARSI

Questa sinistra deve smettere di lamentarsi. Questa sinistra che vogliamo non deve niente ad alcuno, tanto meno a Matteo Renzi, buonanima. Questa sinistra oggi ha come leader “non leader” Nicola Zingaretti che la sua parte l’ha fatta e che potrà continuare a farla fino a che non verrà fuori uno con più cazzimma.

La ripresa non sarà mai frutto del leader venuto dal cielo, né da una linea immediatamente chiara e luminosa

Incontro, anche nei miei viaggi, tanti compagni e compagne con le facce rattristate. Ma che state lì a “chiagne”! Chi può dia una mano. La ripresa non sarà mai frutto del leader venuto dal cielo, né da una linea immediatamente chiara e luminosa, né dal fatto che le masse si comportino come Fiorella Mannoia tornando a casa dopo averci smadonnato.

Folla per l’evento di chiusura della campagna elettorale del Pd per le Europee a Milano con il segretario Nicola Zingaretti.

C’è invece solo tanta fatica da fare nei quartieri, nei luoghi di lavoro. Esserci è già un buon sistema per far paura a Matteo Salvini. E poi non state lì a pensare a Luigi Di Maio, Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Sono dei falliti. Vorranno fare cose assieme? Prima vedere tappeto.

Di Peppino Caldarola

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