Sinistra non cercare la setta del reverendo Casaleggio

Peppino Caldarola
30/03/2018

Il governismo è la malattia di tanti funzionarietti di partito che nulla sanno fare e che alcune cose le hanno imparate andando a Palazzo Chigi. Con il risultato che si è visto. Accadrà anche ai 5 stelle, Pd e Leu non si facciano coinvolgere.

Sinistra non cercare la setta del reverendo Casaleggio

Facciamo finta che nei talk la sinistra non sia stata insultata a sangue, che gli epiteti per le parlamentari siano stati piccoli sgarri alla buona educazione, che sia stata rispettata Rita Levi Montalcini, che l’Italia a 5 Stelle non consideri la sinistra e il Pd un covo di ladri e di mafiosi (in Rete c’è un comizio di Paola Taverna vice-presidente del Senato), che non sia stato dichiarato che i partiti e i sindacati devono sparire, che una associazione privata a fini di lucro non comandi sul partito di Grillo e che nel partito di Grillo il capo pro-tempore abbia tutto il potere.

IL DIALOGO IMPOSSIBILE TRA M5S E PD. Facciamo finta che abbiano un programma a parte la vendetta sui vitalizi contro gli ex funzionari del Pci (perché Casini, con la lunga attività parlamentare, col contributivo aumenta la pensione), facciamo finta che non siano putiniani, facciamo finta che abbiano approvato le leggi sui diritti civili, che abbiano avuto sull’immigrazione parole temperate, che sia europeisti critici ma europeisti. Facciamo finta, perché solo facendo finta si può sostenere la tesi che il dialogo con i 5 Stelle è la stella polare della sinistra. Un dialogo, peraltro, che i pentastellati non chiedono ma fanno filtrare da dichiarazioni sui giornali.

Qui si vuole andare al dialogo alla cieca, per «fare politica» dicono, per non essere sull’Aventino, per rientrare in partita, perché, soprattutto, nel calderone dei 5 Stelle ci sono voti di sinistra

Facciamo, a questo punto, finta che il Pd, e nel suo piccolissimo anche LeU, abbiamo fatto un’analisi della sconfitta che non sia la tardiva scoperta delle diseguaglianze, che si siano battuti per umanizzare le scelte di Monti e Fornero, che abbiano avuto la schiena dritta nei confronti di quel Napolitano che oggi li crocifigge, che stiano rispondendo alla fuga dal voto dei poveri avviando una discussione su come riconnettersi con chi sta in fondo alla piramide, che si stia profilando un’idea di società, una proposta di democrazia, una nuova collocazione dell’Italia nella divisione internazionale del lavoro. Facciamo finta, perché solo facendo finta possiamo accettare che un partito che non abbia fatto alcuna di queste cose vada come vittima sacrificale all’appuntamento col suo boia a 5 Stelle.

LA CARICATURA DEL GOVERNISMO DC E PCI. Nella linea del dialogo convergono due culture. Una democristiana governista, l’altra comunista governista. O, meglio, le loro caricature. In altri tempi Aldo Moro nel suo ultimo discorso accettò l’idea del governo con Berlinguer perché immaginò due cose: una rigenerazione della Democrazia cristiana e il fatto che la Dc dovesse succedere a se stessa, oltre che la sfida per capire dal Pci cosa diavolo fossero gli «elementi di socialismo» che Berlinguer voleva introdurre nella società. Qui si vuole andare al dialogo alla cieca, per «fare politica» dicono, per non essere sull’Aventino, per rientrare in partita, perché, soprattutto, nel calderone dei 5 Stelle ci sono voti di sinistra, cioè di quegli elettori che hanno consumato lo strappo culturale, sentimentale, storico con la sinistra e che oggi dovrebbero diventare il primo pensiero di chi vuole ricostruire la sinistra.

L'IDEA DI 'COSTITUZIONALIZZARE" I 5 STELLE. Ci sono poi altre idee bizzarre. Una è quella che nel Pd ci sia tanto professionismo politico in grado di incidere profondamente sui 5 Stelle, ignorando che tutti noi non sappiamo chi decide in quel partito e come si decide. Un’altra è quella che, aprendosi ai grillini li si costituzionalizza. Tempo perso, visto che sono stati costituzionalizzati dagli elettori e non servono né Franceschini, né Orlando, né Bersani a dare la patente a Di Maio. Infine, è l’idea psichiatricamente più interessante, perché una forza di opposizione esiste se va al governo, lacerando in questo modo tutti i legami con la cultura socialista e democratico–liberale occidentale.

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Queste idee che ho elencato e che a me non piacciono sono in alternativa all’unica scelta che ha senso fare. Tornare alle origini rispettando il tempo trascorso, reinserirsi nella società d’oggi con le sue complessità, con una nuova visionarietà, con una durezza di impianto di battaglia contro cui i lepenisti e i 5 stelle devono fare i conti. Ciò presuppone una minor centralità della vita parlamentare e una sua relazione stretta con storie nuove di lotta e una leadership ampia in cui prendano a comandare quelli che sanno stare in mezzo alla gente o quelli veramente esperti. Le mezze calzette obbediscano.

SERVE UN LAVORO DI PENETRAZIONE SOCIALE. Propongo una sinistra in cui lentamente si formi un gruppo largo che imposti, come ho già scritto, un nuovo lavoro di penetrazione sociale e che sia composto da gente seria, che abbia immaginazione, generosità, che sappia stare alla disciplina. Il governismo è la malattia infantile della sinistra, è la malattia di tanti funzionarietti di partito che nulla sanno fare e che alcune cose le hanno imparate andando al governo. Con il risultato che si è visto. Accadrà anche ai seguaci della setta del reverendo Casaleggio. Teniamoci lontani, per favore.