La mia genererazione della sinistra deve andare fuori dalle p…

Peppino Caldarola
20/03/2018

Invece di discutere se aprire o meno a un governo M5s senza avere ricevuto una richiesta precisa la sinistra dovrebbe uscire dal deserto in cui è finita. Ricostruire la sua storia post-comunista e riconnettersi col popolo.

La mia genererazione della sinistra deve andare fuori dalle p…

Fra chi ha votato, lasciando il Pd, i 5 stelle, o altro, ci potrà essere anche qualcuno pentito della sua scelta, sicuramente nessuno è pentito di aver lasciato questa sinistra. Quel che accade, ovvero quel che non accade a sinistra, turba molto. C’è una discussione demenziale se aprire o no ai grillini che non ha di fronte a sé alcuna richiesta dei 5 stelle medesimi se non inviti generici ad aggiungere il voto del Pd per far fare a Di Maio quel che ha in testa di fare. Addirittura si parla di un referendum fra gli iscritti Pd che dovrebbe avere al centro il quesito sul dialogo con i 5 stelle ma non si capisce quale debba essere la domanda. In Germania gli iscritti alla Spd sapevano che cosa si chiedeva loro, qui che cosa si deve chiedere: «Se Di Maio ci farà una proposta dobbiamo accettarla?». Tutto molto demenziale.

SINISTRA ALLA DERIVA. Lo è ancora di più quando questo dibattito si svolge dentro LeU che, con quelle liste che ha presentato, non poteva aspettarsi un risultato migliore. Lì c’è Fratoianni che dice di aprire senza condizione e i bersaniani che da tempo hanno aperto. Peccato che in parlamento sono poco più di 10 e Di Maio non sa che farsene di loro. Ancora più a sinistra Potere al Popolo festeggia il non raggiungimento del quorum dichiarando che la prossima volta toccherà a loro festeggiare. Civati, molto maltrattato da LeU, guarda ai gauchiste napoletani con molta simpatia e non è escluso che un gruppo di sinistra così contrapposto al sistema politico, compreso quello che sta nascendo, potrà essere la sorpresa dei prossimi anni. Tuttavia, anche qui, discussione tutta interna.

PD SENZA IDEE. Il Pd avrebbe dovuto avviare subito una consultazione di massa per dare il senso di una sconfitta affrontata con dignità e voglia di sopravvivenza. Il gruppo dirigente, invece, rimanda tutte le decisioni, si coglie solo un lavorìo sotterraneo per capire quel che farà il correntone di Renzi (che in un Paese normale girerebbe l’Italia chiedendo scusa), ma non c’è una idea bucata. C’è solo la netta sensazione, che Veltroni ha espresso molto bene, che la disconnessione con il popolo sia stato l’errore degli errori.

L'antirenzismo presentato da LeU è stato sconfitto perché hanno rifiutato di fare l’unica cosa possibile: presentarsi come una sinistra radicalmente alternativa non come come la sinistra nostalgica del prodismo

Solo che ci si riconnette con il popolo in un solo modo: rimettendo radici. E, nel caso della sinistra, con migliaia di azioni esemplari che facciano capire al popolo, anche a quello ostile, che il circolo del Pd o di LeU è composto da gente generosa, che fa cose, che vive per gli altri. Il riavvicinamento al popolo non è un proclama, è un programma di azione.

DA LEU NESSUNA ANALISI DI SCONFITTA. Questo vale anche per un piccolo partito di grandi ed esagerate ambizioni come LeU che non ha fornito alcuna analisi della bruciante sconfitta. Nessuno ha detto che non si può fare il partito gauchiste con un magistrato come presidente, che non si presentano liste con la sola nomenklatura, che i ripescati di alto lignaggio dovrebbero lasciare il posto ai giovani non eletti. LeU dice che la sconfitta è di Renzi. Giusto. Dimentica di dire che l’antirenzismo da loro presentato è stato sconfitto perché hanno rifiutato di fare l’unica cosa possibile, cioè presentarsi come una sinistra radicalmente alternativa non come come la sinistra nostalgica del prodismo.

È ORA DI FARSI DA PARTE. Non amo fare discorsi generazionali, nel senso che diffido dei vecchi che dicono “largo ai giovani”. Ma diffido ancora di più dei vecchi vecchi che non lo dicono. C’è una generazione che deve farsi da parte. Può dare idee se ne ha, può spingere il carro se ne ha la forza, può dare memoria, sempre, ma deve togliersi dalle palle. C’è la necessità impellente di ricostruzione della storia di questi anni post-comunisti che deve vedere al centro come si sia potuto realizzare il così costante e irresponsabile allontanamento della sinistra dal suo compito fondamentale, difendere e rappresentare ultimi, penultimi, terzultimi e di rappresentarli non in modo compassionevole ma portandoli alla lotta contro i primi i secondi e i terzi.

IN MARCIA PER USCIRE DAL DESERTO. La colpa maggiore che ha la generazione post-Bolognina (a cui quelle precedenti hanno lasciato l’eredità del comunismo reale, è di aver fatto ciò che doveva fare, cioè portare in salvezza il popolo comunista, ma portandolo lontano dalle sue praterie fino al deserto. Lì siamo ora, e da lì dobbiamo muoverci per una nuova lunga marcia.

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