Lasciate stare Sinner: il fatto di non voler pagare le tasse in Italia è il suo tratto più italico

Lia Celi
31/01/2024

Il neo-reuccio del tennis mondiale non ci somiglia perché la sua prima lingua è il tedesco e perché è andato via di casa a 14 anni anziché a 44. Ma non certo perché non serve il Paese versando l'Irpef: è il sogno di ogni nostro connazionale. Anzi, il 58 per cento dei cittadini lo ha realizzato quel sogno: l'evasione ammonta a 84 miliardi. Insomma, l’intemerata fiscal-patriottica potevamo risparmiarcela.

Lasciate stare Sinner: il fatto di non voler pagare le tasse in Italia è il suo tratto più italico

Con quei capelli rossi e gli incisivi distanti, Jannik Sinner mi ricorda troppo l’eroina della mia infanzia, Pippi Calzelunghe, per suscitarmi l’antipatia che desta in Aldo Cazzullo. Non me l’aspettavo da lui – scrittore di successo, politicamente equilibrato, star televisiva – l’intemerata fiscal-patriottica contro il neo-reuccio del tennis mondiale. Avrei scommesso più su un Travaglio o su un Di Battista. Ma il conduttore di Una giornata particolare non deve avere trovato abbastanza particolare la giornata di domenica 28 gennaio, quella della clamorosa vittoria del tennista altoatesino contro il russo Daniil Medvedev agli Australian Open, e lunedì, dalle retrovie del Corriere delle sera (la rubrica delle lettere), ha incrinato il coro degli osanna con una critica voce solista: «Se la valutazione non è sportiva ma morale, allora il fatto che il nuovo portabandiera dello sport italiano abbia la residenza a Montecarlo, e quindi non contribuisca alla scuola, alla sanità, alla sicurezza, alle molte esigenze della comunità nazionale che rappresenta, dovrebbe farci dubitare non tanto di Sinner, quanto di noi stessi. Un popolo che in fondo si disprezza».

La granata sul tripudio tricolore ha fatto parecchio chiasso, attirando su Cazzullo una shitstorm di livello infimo anche per una shitstorm (diciamo che la merda non è volata con particolare arguzia né fantasia). Ciliegina sulla maleodorante torta servita dai social all’autore dello (splendido) Mussolini il capobanda, ritrovarsi al fianco del destrosociale Gianni Alemanno, che su X ha esortato Sinner a stupirci ancora, prendendo la residenza in Italia.

Essere italiani ci fa vivere su un’altalena di sentimenti

Un po’ Cazzullo lo capisco. A forza di studiare la storia d’Italia, dai fasti globali dell’impero romano all’orrore grottesco del ventennio fascista, si finisce per convincersi che gli italiani potrebbero essere, e a volte sono perfino stati, migliori di come sembrano oggi. Quando si è sprovvisti della freddezza scientifica dell’accademico, ci si lascia travolgere emotivamente dall’alternanza di luci abbaglianti e ombre sinistre che da tre millenni rende il nostro Paese uno dei più interessanti del mondo, e ci si ritrova su un’altalena di sentimenti, entusiasmo e sconforto, entusiasmo e rabbia, orgoglio e vergogna. Ci si sente come i figli di una mamma bipolare che la mattina ritira il Nobel e il pomeriggio viene pescata a rubare al supermercato. Si vorrebbe che fosse sempre quella della mattina, o almeno che riuscisse a non farsi beccare al pomeriggio.

Lasciate stare Sinner: il fatto di non voler pagare le tasse in Italia è il suo tratto più italico
Jannik Sinner dopo la vittoria agli Australian Open (Getty).

Evasione e marescialli anti-Mattarella: ecco perché dovremmo dubitare di noi stessi

La tormentosa doccia scozzese si traduce in una specie di dissonanza cognitiva. Per esempio, se sei Aldo Cazzullo ti arrabbi perché nel 2024 gli italiani si esaltano per un bravissimo tennista nato in Italia ma che risiede e paga le tasse a Montecarlo, e lo scrivi sul tuo giornale, lo stesso che, pochi giorni prima, informava che nel 2021 l’evasione fiscale da parte degli italiani residenti in Italia è ammontata a 84 miliardi. Addirittura, qualche pagina prima della tua rampogna, viene riportata la notizia di un maresciallo dei carabinieri (!) che ha dichiarato che Sergio Mattarella «non è il suo presidente», e non perché il maresciallo sia suddito del principe Alberto di Monaco, ma perché è un imbecille fascistoide. Sono episodi come questi che dovrebbero «far dubitare gli italiani di loro stessi», per citare Cazzullo, non il tifo per Sinner, il cui mestiere è giocare a tennis e non difendere le istituzioni della Repubblica.

Politici che parlano in continuazione di «pace fiscale»

Prima di esigere la fedeltà fiscale da un atleta di successo, che se non serve la patria con la sua Irpef almeno lo fa migliorandone l’immagine, bisognerebbe pretenderla dal 58 per cento di cittadini italiani che usufruiscono di scuole, ospedali e pubblica sicurezza pagati con l’Irpef versata dall’altro 42 per cento. Oltretutto, quel 58 per cento elegge politici che parlano di evasione «di necessità» e di «pace fiscale», quando non devono restituire al fisco (loro stessi o il partito cui appartengono) decine di milioni di euro. Puoi mettere in dubbio l’italianità di Sinner per tanti motivi (perché sembra un norvegese, perché la sua prima lingua è il tedesco, perché è andato via di casa a 14 anni anziché a 44), ma non perché non paga le tasse in Italia. Anzi, forse questo potrebbe essere il suo tratto più italico. Senonché l’italiano vero è quello che le tasse preferisce non pagarle né qui né a Montecarlo.