Cosa ha deciso Conte sul caso Siri

Cosa ha deciso Conte sul caso Siri

Il sottosegretario leghista pronto a dimettersi entro 15 giorni se le accuse di corruzione non saranno archiviate. Ma il premier non ci sta: «Revoca al prossimo Consiglio dei ministri». E Di Maio ricorda di avere la maggioranza.

02 Maggio 2019 16.23

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Alla fine Giuseppe Conte ha silurato Armando Siri. Con una conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha comunicato che proporrà la revoca del sottosegretario leghista alle Infrastrutture, indagato per corruzione, al prossimo Consiglio dei ministri. Il vertice probabilmente si terrà a metà della prossima settimana. Lo stesso Siri aveva anticipato Conte con una dichiarazione pubblica: «Se non arrivano novità dai pm, vado via entro 15 giorni». Ma il premier non intende aspettare oltre: «Il governo del cambiamento tutela i cittadini, non interessi di parte. Noi dobbiamo essere credibili e responsabili. Le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future non hanno molto senso».

In diretta da Palazzo Chigi

Geplaatst door Giuseppe Conte op Donderdag 2 mei 2019

Palpabile l'ira del capo del governo, che dopo la sortita di Siri è arrivato in sala stampa con una trentina di minuti di ritardo. E ha affondato il colpo: «Non voglio ergermi a giudice, lo dico da avvocato. Eventuali dichiarazioni spontanee dell'interessato ragionevolmente non potranno segnare una svolta rispetto alla fase preliminare delle indagini». Di qui la decisione, accompagnata dalla convinzione che «la vicenda giudiziaria abbia un suo corso mentre la vicenda politica» ne ha un altro: «All'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri porrò la mia proposta di revoca del sottosegretario». Infine due avvertimenti, uno per la Lega e l'altro per il M5s: «Invito la Lega a non lasciarsi guidare da reazioni corporative, ma a lasciarsi ispirare da una più complessiva valutazione del superiore interesse. E invito anche il M5s a non approfittare di questa soluzione per cantare una vittoria politica».

LE ACCUSE NEI CONFRONTI DI SIRI

I pm accusano Siri di aver ricevuto «la promessa e/o la dazione di 30 mila euro» da parte di Paolo Arata, amministratore di una serie di società operanti nel settore delle energie rinnovabili e il cui socio occulto, secondo gli inquirenti, è Vito Nicastri, imprenditore dell’eolico agli arresti domiciliari perché considerato finanziatore e protettore della latitanza di Matteo Messina Denaro. In questo modo il sottosegretario della Lega avrebbe «asservito l'esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri» per soddisfare interessi privati, «tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti» emendamenti «contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto mini-eolico». E per Conte, se da una parte «è normale ricevere suggerimenti per nuove norme», dall'altra occorre valutare «se le proposte hanno il carattere della generalità e dell'astrattezza» oppure no. Nel caso al centro dell'inchiesta, si sarebbe trattatto di una «sanatoria per un singolo imprenditore».

L'IRRITAZIONE DI SALVINI

Prima della conferenza stampa di Conte, da Budapest dove è andato a incontrare Viktor Orban Matteo Salvini aveva dichiarato: «È una vicenda locale che non ferma il governo. Siri è tranquillo ed è pronto a farsi sentire. Al M5s chiedo velocità sulla flat tax, non sulle dimissioni di tizio e caio. I magistrati sono pronti a incontrare Siri e lui dimostrerà la sua totale estraneità rispetto a una vicenda surreale, dove due tizi parlavano di lui senza che sia stato fatto nulla. In un Paese civile funziona così. Lascio a Conte e Siri le loro scelte. A me va bene qualunque cosa, se me la spiegano». Ma il ministro dell'Interno, come più fonti rivelano in serata, è molto irritato. Il modo in cui il premier ha "scaricato" Siri non gli è andato giù e di sicuro ora spingerà perché al prossimo Consiglio dei ministri arrivi anche il primo via libera alle autonomie regionali. Su Siri, tuttavia, che a questo punto potrebbe anche dimettersi prima, il leder della Lega non intende far saltare il governo, spiegano da via Bellerio.

DI MAIO NON ESULTA, MA È CONTENTO

Il commento di Luigi Di Maio è arrivato invece dopo la conferenza stampa di Conte, durante la registrazione di Otto e Mezzo su La7: «Non esulto e non credo sia una vittoria. Detto questo sono contento che il governo ora possa andare avanti perché il caso Siri si chiude. Tutto poteva risolversi con un'iniziativa del singolo e senza coinvolgere i vertici del governo. Quando si accende un faro sui casi di corruzione è perché ci sono i soldi dei cittadini in ballo». Quanto alle dimissioni future prospettate da Siri, per Di Maio si sarebbe trattato di una «strada un po' furba che non potevamo permettere». La resa dei conti in Consiglio dei ministri potrebbe arrivare «tra l'otto e il nove maggio» e Di Maio spera che non sia necessario nessun voto. Ma nel caso «il M5s voterà a favore della revoca e ha la maggioranza assoluta all'interno del Consiglio». Infine un appello rivolto a Salvini: «Chiuso il caso Siri vediamoci, parliamoci e lavoriamo il più possibile per il bene degli italiani». Rischi di una crisi di governo? «Conosco la Lega e Salvini da alcuni mesi, hanno intelligenza e buon senso. Credo che aprire una crisi di governo su un sottosegretario accusato di corruzione non dia una bella immagine».

LA PROCEDURA PER LA REVOCA DEI SOTTOSEGRETARI

La revoca dell'incarico a un sottosegretario segue una procedura analoga a quella della sua nomina, stabilita dalla legge sull'attività del governo, la numero 400 del 1988, in particolare l'articolo 10. In questo articolo si dice che i sottosegretari di Stato «sono nominati con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il ministro che il sottosegretario è chiamato a coadiuvare, sentito il Consiglio dei ministri». La revoca di Siri avverrà dunque quando il premier Conte, «sentito il Consiglio dei ministri» il cui eventuale voto non è determinante, porterà la propria decisione al presidente della Repubblica che la renderà effettiva attraverso un suo decreto.

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