Caso Siri, Arata intercettato: «Gli do 30 mila euro»

In un audio l'ex consulente della Lega, indagato per corruzione, chiama in causa l'ex sottosegretario leghista. E poi: «I politici quando li usi, li paghi. Salvini ha chiamato a casa». Ma la telefonata non risulta alla Dia.

22 Luglio 2019 08.32
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«Gli do 30 mila euro perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico…». Sono queste le parole pronunciate dall’imprenditore ed ex consulente della Lega Paolo Arata, indagato dalla procura di Roma, nell’intercettazione ambientale in cui tirerebbe in ballo l’ex sottosegretario alle Infrastrutture, anch’egli finito nel registro degli indagati per l’accusa di corruzione. L’intercettazione risale al settembre del 2018 ed è contenuta negli atti depositati dai pm di piazzale Clodio in vista di un incidente probatorio fissato per il 25 luglio 2019. Arata parla alla presenza di suo figlio Francesco e di Manlio Nicastri, figlio dell’imprenditore Vito accusato dai pm di Palermo di essere vicino a Cosa Nostra.

«I POLITICI COME LE BANCHE: QUANDO LI USI PAGHI»

Questa la “visione” della politica che aveva Arata, spiegata a un imprenditore: «Un po’ i politici li conosciamo ma i politici sono come le banche, li devi usare! E ogni volta che li usi, paghi, basta! Non è che c’è l’amico politico, non c’è l’amicizia in politica». A proposito dell’intercettazione gli inquirenti scrivono che Arata «pur non facendo esplicito riferimento alla tangente ma recando riferimento a Siri, esternava l’eloquente considerazione».

QUELLA TELEFONATA A SALVINI CHE ALLA DIA NON RISULTA

Siri: Arata intercettato, Salvini ha chiamato a casa
“Non sa dove mettere Armando”
Arata col figlio dice anche: «Ieri sera c’è stato Armando (Siri, ndr) da noi, Di Maio vuole andare alle attività produttive». Il dialogo prosegue. Francesco Arata risponde al padre: «Che palle, sicuro ci va?». L’imprenditore replica: «E ci va sicuro, l’ha chiesto lui! Allora Salvini non sa dove mettere Armando poi io gli ho detto che deve fare il vice ministro con la delega dell’Energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri». Ma la Dia ha precisato nell’informativa di «non avere registrato interlocuzioni telefoniche tra Arata e Salvini».

Matteo Salvini.

DI MAIO: «TENTATIVO DI SABOTARE IL M5S, PRETENDO CHIAREZZA»

Di Maio, citato da Arata, è intervenuto dicendo che «dalle intercettazioni si evince che c’è stato un momento in cui mentre si formava il governo qualcuno come Arata ha dichiarato di volermi controllare nominando un sottosegretario agli Esteri dove si pensava andassi. È un fatto gravissimo. Se qualcuno, esterno al governo, ha provato a manipolare le scelte di governo mi aspetto, e lo chiederò alla magistratura, la massima chiarezza. Se qualcuno ha provato a controllare o sabotare l’azione del M5s al governo pretendiamo la massima chiarezza».

atlantia causa maio
Luigi Di Maio.

ARATA: «NEL DECRETO FACCIO METTERE CIÒ CHE VOGLIO»

Parlando con il figlio nel maggio del 2018 Arata dice: «Ci mettiamo mano al 100% al decreto sulle rinnovabili, l’ho fatto bloccare». Gli inquirenti scrivono che Arata «forte della provata disponibilità di Armando Siri, che gli aveva consentito di bloccare il cosiddetto “decreto Calenda” e fiducioso nel fatto che lo stesso senatore avrebbe a breve ricoperto un rilevante incarico di governo, diceva al figlio che grazie a Siri, appunto, avrebbero avuto la possibilità di far inserire nel prossimo decreto sulle rinnovabili norme di favore rispetto ai loro investimenti siciliani in quel settore come detto condivisi con il noto Vito Nicastri». Nel corso del dialogo Arata aggiunge: «Dobbiamo lavorarci un po’ bene anche sul fotovoltaico… datemi qualche idea di cosa volete che venga messo dentro… ci facciamo mettere le cose che ci interessano a noi… facciamo mettere quello che vogliamo. Facciamo approvare subito nel giro di un mese e lo mandiamo via».

SIRI “SPONSORIZZATO” TRAMITE LETTA E BERLUSCONI

Arata tra l’altro si “prodigò” nel maggio del 2018 su richiesta di Siri «affinchè quest’ultimo ottenesse un incarico di governo», secondo quanto è emerso dall’informativa della Dia di Trapani, in cui si può leggere che «dopo che Arata aveva ottenuto l’opposizione pubblica (tramite Armando Siri) della Lega rispetto all’emanando decreto sulle rinnovabili (il cosiddetto decreto Calenda) e proprio mentre stava tentando di fare inserire un testo di apertura verso gli impianti di biometano, nel Contratto di governo, contestualmente si prodigava, su richiesta di Siri, affinché quest’ultimo ottenesse un incarico». Come? Secondo gli inquirenti «Arata dice al figlio di avere “sponsorizzato” tramite Gianni Letta Siri a Silvio Berlusconi che lo aveva addirittura chiamato». Nella intercettazione l’imprenditore afferma al figlio: «Pensa un po’ che Armando l’ho fatto chiamare io da Berlusconi… cazzo non c’era riuscito… devo dire che Letta è sempre un amico… sono andato lì… gliel’ho detto… dico chiama… chiama Armando… perché Armando… dice… sai se non mi sostiene Berlusconi». L’informativa prosegue affermando che «a dire dell’Arata, Gianni Letta si sarebbe anche adoperato per “intervenire” (non si sa in che termini) su Giancarlo Giorgetti in favore del figlio Federico Arata».

Armando Siri e Giuseppe Conte.

I NICASTRI COLLABORANO

I Nicastri da alcune settimane hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti e l’8 luglio i magistrati di Roma li hanno interrogati per alcune ore. Nel corso del confronto con i magistrati sarebbero emersi nuovi elementi utili alle indagini e i pm di piazzale Clodio hanno chiesto e ottenuto dal gip di potere cristallizzare quanto affermato da Vito e Manlio Nicastri in un atto istruttorio irripetibile, cioè l’incidente probatorio. Il filone romano dell’indagine ruota attorno ai rapporti tra Arata e Siri, dimessosi per questa vicenda, ma presente comunque al tavolo dell’incontro organizzato da Salvini con le parti sociali, in qualità di esperto economico del Carroccio.

LA PRESUNTA «PROMESSA E/O DAZIONE» A SIRI

In particolare l’inchiesta riguarda la presunta «promessa e/o dazione» di 30 mila euro in favore dell’allora sottosegretario «per la sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme» che avrebbe favorito lo stesso imprenditore nell’ambito del cosiddetto ‘minieolico‘. I magistrati di piazzale Clodio definiscono come uno «stabile accordo» quello tra i due indagati, in cui Siri è «costantemente impegnato – scrivono nel decreto di perquisizione del 18 aprile‬ 2019 – attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo e ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici dell’Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile a cui non ha diritto».

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