Siria, Erdogan prepara una nuova offensiva contro i curdi

Redazione
19/03/2018

Dopo Afrin, la Turchia è pronta ad agire militarmente per cacciare i curdi del Ypg dal resto del nord della...

Siria, Erdogan prepara una nuova offensiva contro i curdi

Dopo Afrin, la Turchia è pronta ad agire militarmente per cacciare i curdi del Ypg dal resto del nord della Siria e il Pkk dal nord Iraq. Lo ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan, all'indomani dell'ingresso delle truppe di Ankara e delle milizie locali sue alleate nell'enclave curda.

PRONTI A PUNTARE KOBANE. I Turchi, dopo Afrin, hanno detto di puntare su Kobane, la città simbolo della rivincita curda contro l'Isis. «Conquistando il centro di Afrin abbiamo compiuto il passo più importante. Continueremo con Manbij, Ayn al Arab (Kobane, ndr), Tal Abyad, Rasulayd e Qamishli, fino all'eliminazione totale del corridoio del terrore» nel nord della Siria, ha detto Erdogan ad Ankara, sostenendo che a due mesi dall'inizio dell'operazione militare "Ramoscello d'ulivo" sono saliti a 3.622 i miliziani curdi dell'Ypg e dell'Isis "neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o fatti prigionieri).

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Inoltre, ha aggiunto, «abbiamo invitato Baghdad a risolvere il problema» del Pkk curdo. «Se non accadrà, interverremo anche a Sinjar», nel nord Iraq. «Una notte, potremmo entrare a Sinjar all'improvviso», ha concluso il leader turco, rievocando la stessa espressione usata prima dell'intervento militare ad Afrin.

DAMASCO PARLA DI «INVASIONE ILLEGALE». Al momento sono solo minacce, visto che non c'è alcun accordo con gli americani, che in quelle zone mantengono le proprie truppe. Anche se restano alcune sacche di resistenza, il centro di Afrin appare ormai stretto nella morsa turca. «Preoccupazioni» per le conseguenze umanitarie dell'offensiva sono state espresse in queste ore da Ue e Usa, mentre Damasco ha inviato all'Onu una condanna della «invasione illegale» di Ankara.

QUASI 100 MILA SFOLLATI IN FUGA DALLA CITTA'. In pochi giorni, denunciano i curdi, oltre 200 mila civili sono stati costretti a fuggire, mentre le decine di migliaia rimasti patiscono la scarsità di acqua, cibo ed elettricità. L'Ocha, l'ufficio Onu per gli affari umanitari ha parlato di 98 mila sfollati solo dal centro cittadio. Si moltiplicano anche le accuse di saccheggi ai miliziani filo-turchi, accusati dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) di aver depredato abitazioni, negozi e automobili. Denunce che l'Esercito siriano libero minimizza, parlando di furti occasionali su cui verranno presto assicurati controlli.

In 2 mesi dell'operazione militare 'Ramoscello d'ulivo', stimano gli attivisti in esilio dell'Ondus, sono rimasti uccisi almeno 280 civili e circa 1.500 combattenti curdi, mentre Ankara parla di 46 suoi soldati e oltre 150 miliziani alleati morti. Tra le vittime della resistenza ai turchi c'è anche la 26enne britannica Anna Campbell, idraulica giunta in Siria a maggio dall'East Sussex per combattere con l'Ypj, le unità femminili delle milizie curde.

La donna è morta giovedì scorso, mentre la Turchia martellava Afrin con raid aerei e d'artiglieria. Per combattere in prima linea, raccontano i suoi compagni di battaglia, si era tinta di nero i capelli biondi, per non essere un facile bersaglio. È la prima britannica filo-curda uccisa in Siria, dopo altri 7 suoi connazionali uomini. Ad Afrin, è il terzo caso noto di un foreign fighter ucciso, dopo il 32enne islandese Haukur Hilmarsson, il cui corpo non sarebbe tuttavia stato restituito alla famiglia, e il 25enne spagnolo Samuel Prada León. Fino alla presa dell'enclave, ha riferito un ex combattente italiano, c'erano in città anche tre nostri connazionali, insieme ad altri due in altre zone della Siria.

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LEADER CURDO: «A RISCHIO TUTTA LA SIRIA». Un alto dirigente curdo-siriano, Aldar Xelil ha detto che con «l'occupazione» turca di Afrin «tutto il nord della Siria è in pericolo». Per Xelil, Erdogan punta a ristabilire l'influenza in Siria che fu dell'impero Ottomano. Secondo fonti locali curde e l'Osservatorio siriano per i diritti umani, Afrin è ormai quasi interamente sotto il controllo turco, anche se permangono alcune sacche di resistenza.

VICEPREMIER: «LASCEREMO IL CONTROLLO ALLA POPOLAZIONE». Intanto il vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Bekir Bozdag ha spiegato che quando l'operazione "Ramoscello d'ulivo" sarà conclusa, la Turchia non resterà ad Afrin, ma lascerà il controllo dell'enclave curdo-siriana ai suoi «veri padroni» perché «non siamo occupanti». Secondo Bozdag, la città dovrà essere ora bonificata da mine e altri esplosivi lasciati dalle milizie dell'Ypg, di cui è già stata recuperata «la maggior parte» delle armi abbandonate nella zona, che sarebbero state ottenute principalmente dagli americani per la lotta all'Isis.

11 MORTI PER UNA MINA CURDA. Solo il 19 marzo almeno 11 persone, tra cui 7 civili e 4 miliziani siriani filo-turchi, sono stati uccisi da una trappola esplosiva che sarebbe stata lasciata dall'Ypg in un edificio del centro cittadino. Lo riporta l'agenzia turca Anadolu, sostenendo che la mina sarebbe esplosa mentre era in corso un lavoro di bonifica del palazzo dagli ordigni