Siria, giallo sul vice di Assad

Redazione
25/08/2012

Dopo il premier Riad Hijabm, fuggito lo scorso 7 agosto, anche il vicepresidente siriano Farouk al Sharaa ha riparato in...

Siria, giallo sul vice di Assad

Dopo il premier Riad Hijabm, fuggito lo scorso 7 agosto, anche il vicepresidente siriano Farouk al Sharaa ha riparato in Giordania.
La notizia dell’ennesima, influente defezione tra gli (ex) fedelissimi del regime di Bashar al Assad è arrivata, mentre le forze governative hanno ripreso a bombardare Aleppo e a combattere nella provincia orientale Dayr az Zor, teatro, anche il 25 agosto, di violenti scontri nella città di al-Bukamal, nella provincia orientale siriana di Dayr az Zor.
L’aggiornamento sul bollettino di guerra è stato fornito, come avviene ormai da mesi, dagli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra. La breaking news della defezione di al-Sharaa, «in Giordania da giorni». è arrivata invece dalla tivù araba al Arabiya, che ha citato fonti anonime.
I BOMBARDAMENTI AD ALEPPO. Ad Aleppo i raid degli aerei militari sono ripartiti all’alba, sopra alcuni quartieri della metropoli del Nord del Paese, diventata uno dei bastioni della rivolta, al pari di Daraa, il centro a Sud di Damasco da cui é partita la ribellione contro il regime, e della città-martire di Homs.
Sotto le bombe, secondo l’Osservatorio, nelle stesse ore sarebbero finite anche alcune località nelle province di Idlibe e Hama. Il bilancio dei dissidenti sui morti giornalieri è di «almeno 130 morti in Siria, tra i quali 63 civili disarmati, 11 ribelli, un disertore e non meno di e non meno di 25 membri delle forze governative. Circa 120 corpi non indentificati sono inoltre stati trovati vicino alla moschea Abu Sleiman al-Darani, a Daraya, sobborgo di Damasco».
Una giornata di sangue, durante la quale anche il capo degli osservatori Onu a Damasco, il generale Babacar Gaye, ha lasciato la capitale siriana.
L’APPOGGIO DI RUSSIA E IRAN. Il clan degli Assad perde dunque pezzi sempre più importanti e la fiducia delle organizzazioni internazionali.
Tuttavia, può sempre contare sugli armamenti russi e sull’incrollabile mano santa iraniana, che difende il presidente siriano in funzione anti-israeliana e anti-americana. «Tutti noi siamo tenuti a sostenere Damasco e non dobbiamo consentire che venga rotta la linea di resistenza’, ha dichiarato pubblicamente il capo dell’Intelligence dei Guardiani della rivoluzione Hossein Taeb.

Gli osservatori Onu lasciano la Siria. L’Iran rinsalda l’alleanza con Damasco

Se la fuga del vicepresidente al-Sharaa è stata l’ennesimo colpo per Assad, l’uscita di scena di Gaye, in compenso, era attesa da settimane. Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unitie aveva infatti deciso di porre fine alla missione internazionale, che aveva il compito di verificare il rispetto del cessate il fuoco, mai rispettato.
A giugno, la missione Onu di 300 osservatori, aveva deciso di interrompere i pattugliamenti, a causa dei violenti combattimenti sul terreno. Prima di lasciare il Paese, Gaye ha accusato l’esercito siriano e i ribelli di non proteggere i civili nel conflitto che, da marzo 2011, ha provocato circa 25 mila morti, in maggioranza civili.
L’Onu manterrà un ufficio di collegamento a Damasco, con 20-30 esperti politici, umanitari e militari allo scopo di sostenere il nuovo mediatore delle Nazioni Unite e della Lega araba, il diplomatico algerino Lakhdar Brahimi.
IL CAPO DEI SERVIZI SEGRETI DEI PASDARAN: «UN DOVERE DIFENDERE ASSAD». Resterà invece una presenza invisibile, ma saldissima, quella dell’alleato regime iraniano.
Nello stesso giorno della defezione ai vertici istituzionali, Hossein Taeb, capo dei servizi segreti dei Pasdaran – corpo militare istituito dopo la rivoluzione islamica del 1979 – ha ribadito che l’Iran ha il dovere di difendere il regime siriano, impedendo così una rottura della «linea di resistenza» contro Israele e gli Stati Uniti, costituita geograficamente appunto dalla Siria, oltre che da Libano e Gaza.
Un segnale forte da un esponente di punta dei pasdaran: «Damasco» ha insistito Taeb «paga lo scotto per anni di resistenza contro il regime sionista» e «gli Usa e tutti i suoi alleati sono, mano nella mano, contro la Siria».
L’IRAN IN SIRIA PER PROMUOVERE  I LEGAMI COL PAESE. L’agenzia iraniana Fars ha segnalato inoltre che quattro componenti della Commissione sicurezza nazionale e politica estera del parlamento monocamerale iraniano sono partiti il 25 agosto alla volta della Siria, «per promuovere i legami con questo Paese».
Alla guida della delegazione il presidente della Commissione stessa, Alaeddin Boroujerdi. Già il 24 agosto il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, aveva ribadito che il sostegno all’amministrazione siriana è «un fondamento» della politica estera di Teheran.

Dal vice Sharaa a Maher Assad, fratello di Bashar: il giallo degli scomparsi

Sunnita originario di Daraa, l’ex ministro degli Esteri e ambasciatore a Roma Sharaa è uno degli esponenti di spicco del regime di Assad, soprattutto per i suoi antichi legami con Hafez, il padre dell’attuale presidente.
Il giallo sulla sue sorte è iniziato lo scorso 18 agosto, quando, anche in quell’occasione, al Arabiya lanciò la notizia della defezione Sharaa , pochi giorni dopo aver mandato in onda l’appello a disertare di un suo familiare, responsabile dell’intelligence di Damasco, fuggito dal Paese settimane prima.
DAMASCO SMENTISCE LA FUGA. Esercito siriano libero (Esl) e il Consiglio nazionale siriano (Cns) confermarono la diserzione. Ma i media ufficiali di Damasco smentirono la circostanza, affermando che il vicepresidente era «al suo posto» e non aveva «mai pensato di lasciare il Paese».
I ribelli avevano poi rettificato, precisando che il tentativo di fuga di Sharaa era fallito. E che il vice di Assad era finito «agli arresti domiciliari» del regime, forse perché catturato dalle forze fedeli al governo, forse perché aveva deciso di consegnarsi dopo minacce di morte ai suoi familiari.
Come Sharaa, anche il fratello militari di Bashar Maher, a capo della temuta 4/a Divisione delle le truppe corazzate, sembra sparito nel sulla.
MAHER SPARITO NEL NULLA. Secondo numerose fonti, a luglio il comandante alawita, la setta sciita al potere degli Assad, sarebbe stato gravemente ferito, nell’attentato a Damasco in cui hanno perso la vita il ministro della Difesa, Daud Rajha, ed il cognato di Assad, Assef Shawkat.
Secondo l’emittente Russia Today, Maher sarebbe «morto» e il suo cadavere riportato a Damasco da Mosca, dove era stata ricoverato in ospedale.
Quel che è certo è che, sia Sharaa sia Maher, non compaiono in pubblico da molto tempo.