Siria, il massacro di Daraya

Redazione
26/08/2012

È stato il giorno più violento per la Siria, sabato 25 agosto. Il bilancio di morti, comunicato dagli  attivisti anti-regime del...

Siria, il massacro di Daraya

È stato il giorno più violento per la Siria, sabato 25 agosto. Il bilancio di morti, comunicato dagli  attivisti anti-regime del coordinamento dei comitati locali, è stato di 440 vittime. L’epicentro delle violenze è stata Daraya, il sobborgo a Sud Ovest di Damasco teatro da giorni dell’offensiva delle forze fedeli al regime di Bashar al Assad, dove sarebbero morte 300 persone secondo i comitati di coordinamento locali. Tuttavia da Londra l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha rivisto al ribasso la cifra e ha parlato di 183 morti in 24 ore e di 320 cadaveri trovati nel sobborgo, uccisi però in 5 giorni.
BASHAR BOMBARDA CON GLI AEREI. Il balletto di cifre è certamente da imputare anche alla situazione sempre più drammatica nel Paese, con le principali città e roccaforti dei ribelli costantemente sotto il tiro di artiglieria e carri armati, con un’impennata dei bombardamenti aerei che si registra per lo meno negli ultimi sette giorni.
A Daraya, secondo un responsabile dei comitati «i corpi di circa 210 persone sono stati rinvenuti in diversi luoghi del sobborgo, con fori di arma da fuoco alla testa o al collo»: «Sono state sterminate intere famiglie nelle loro case», ha detto la fonte, «dentro e nei pressi della moschea Abu Sleiman Darani sono stati rinvenuti 156 corpi, di questi 19 sono di donne e tre di bambine. Altri corpi sono stati trovati negli orti».
INVASIONE E MASSACRO PER LE STRADE. Secondo questa versione, dopo aver imposto l’assedio il 20 agosto, le forze del regime hanno prima bombardato poi messo in campo i cecchini che hanno fatto strage tra i civili. Poi l’assalto e le esecuzioni sommarie, come già accaduto a Hula, Tremseh, Quseyr.
«Nella serata di venerdì 24 l’Esl ha deciso di ritirarsi. Sabato 25 è cominciata l’invasione e il massacro metodico delle forze del regime. Daraya rimane isolata, senza medicine, senza acqua e senza cibo. È una situazione umanitaria disperata», ha concluso l’attivista.
VITTORIA DEL REGIME IN TELEVISIONE. Intanto la tivù di Stato ha annunciato che «a Daraya i terroristi sono stati cancellati» e ha celebrato una operazione militare che ha portato «all’eliminazione di un gran numero di loro» e a «spianare» la zona dove «sorgevano diversi magazzini per la fabbricazione di ordigni».
«Vittorie trionfali» vengono annunciate anche ad Aleppo, dove i «terroristi hanno subito perdite di grandi dimensioni» e a Dayr az Zor.

Domenica 26 le vittime delle bombe sono 23

Le violenze non si sono fermate domenica 26. Gli oppositori del presidente Bashar al Assad che hanno parlato di «massacro a Daraya» e hanno denunciato nuovi bombardamenti, aerei e a colpi di artiglieria, hanno riferito che le bombe su Damasco, ad Aleppo, Daraa, hanno già fatto almeno 23 morti.
UCCISO IL CAPO DELL’INTELLIGENCE. In questo quadro, al Arabiya ha annunciato, citando i soldati ribelli dell’Esl, che il capo dell’intelligence dell’Aeronautica siriana, Jamil Hassan, è stato assassinato da uno dei suoi collaboratori nel proprio ufficio.
FUGA DEI MILITARI IN GIORDANIA. Sempre l’emittente emiratina rende poi noto che il generale di brigata Mohamed Musa al Khayrat, capo della settima divisione di fanteria meccanizzata, è fuggito in Giordania dove è arrivato IL 25 insieme con otto membri della sua famiglia. Se confermato, si tratterebbe del secondo generale ad aver disertato. Con lui avrebbero passato il confine altri 19 militari.
RIAPPARE IL VICE DEL PRESIDENTE. Tuttavia, a confermare che il regime siriano non è in pericolo, è arrivata l’apparizione a sorpresa di Faruk al-Sharaa, vice di Assad. L’uomo era stato dato in fuga verso la Giordania, ma la notizia che si trova ancora al fianco del presidente smentisce la defezione.
DALL’IRAN UNA NAVE VERSO LA SIRIA. Intanto una nave iraniana diretta in Siria, che secondo informazioni di intelligence trasportava armi, ha attraversato di recente il Canale di Suez senza essere ispezionata dalle autorità egiziane. Lo ha riferito radio Gerusalemme, che citava informazioni in merito apparse sul quotidiano egiziano al-Ahram. Il massimo responsabile del Canale di Suez, il generale Mohab Mamish, ha confermato che le autorità egiziane non hanno ritenuto opportuno verificare il carico della nave, ignorando così le richieste degli Usa.