Siria, la guerra all’Isis riabilita Bashar al Assad

Barbara Ciolli
14/02/2015

Stato islamico, qaedisti, ribelli e curdi hanno aggrovigliato il caos mediorientale. Mentre gli Usa tengono il piede in due guerre. Così il dittatore siriano resisterà.

Siria, la guerra all’Isis riabilita Bashar al Assad

Bashar al Assad ha ammesso la tacita e indicibile convivenza con gli Usa nella guerra all’Isis.
Tanto ingarbugliata è la guerra civile siriana, dopo oltre 3 milioni di rifugiati e 200 mila morti – la metà civili – dal 2011, che gli Stati Uniti bombardano nel territorio del regime avvisando Damasco dei raid, ha sostenuto il presidente siriano in un’intervista esclusiva all’inglese Bbc.
«Non c’è collaborazione diretta. A volte ci trasmettono un messaggio, un messaggio generale. Informazioni, non dialogo», ha dichiarato Assad. Ed è verosimile che sia così.
TOLLERANZA AMERICANA. La contraerei siriana non colpisce i caccia americani, che graziano le caserme e le zone di Assad.
Però gli Usa armano e addestrano anche i ribelli siriani (infiltrati dall’Isis e da al Qaeda) contro il regime.
La coabitazione implicita con Washington, nei cieli siriani, avviene attraverso la triangolazione di Baghdad, il governo sciita iracheno riceve e ascolta ministri ed emissari siriani.
E anche attraverso il canale sotterraneo dell’Iran, in guerra «autonoma» contro l’Isis e pure alleato diretto di Assad.
BALCANIZZAZIONE AUMENTATA. Per assenza di strategia militare e politica (americana, ma non solo) va in scena tutto e il contrario di tutto. Ma conciliare l’inconciliabile sarà impossibile.
Nel 2014, con la nascita del cosidetto Stato islamico in Iraq e in Siria, la balcanizzazione siriana passata in secondo piano con l’allarme mondiale anti-terrorismo, è aumentata.
Il groviglio si è intricato ancora di più e, per diversi motivi, difficilmente potrà sciogliersi nel 2015, con una caduta di Assad e la una vittoria dei ribelli.
 

1. Guerra fredda Usa-Russia: addio soluzione politica

Intanto, con la crisi sull’Ucraina tra Mosca e Washington, non c’è più la stampella Russia a mediare con gli Usa.
Grazie al Cremlino, che arma Assad e in Siria ha una base navale a Tartus, nel 2013 fu raggiunto l’accordo sul disarmo chimico del regime, scongiurando un attacco degli Usa pro-ribelli.
CONFERENZA DI PACE NAUFRAGATA. Una soluzione politica della crisi è sempre più ardua. La Conferenza di pace di Ginevra sulla Siria è naufragata nel 2014.
L’esplosione del bubbone Isis, pochi mesi dopo, e la nuova Guerra fredda hanno poi complicato ulteriormente le cose.

2. L’asse Iran-Siria: collaborazione piena impossibile


Da un lato, la guerra di tutti allo Stato islamico ha unito rivali storici, come contro i nazisti nella Seconda guerra mondiale.
Se nel 2015 l’Iran si avvicinerà agli Usa – sia per la lotta comune ai jihadisti, soprattutto in Iraq, sia per un successo dei negoziati nucleari – Teheran potrebbe rimpiazzare Mosca.
SCARICARE I FINANZIATORI. Gli Stati Uniti però dovrebbero andare fino in fondo, scaricando ribelli siriani e finanziatori dell’estremismo islamico come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia. Difficile che accada.

3. Usa doppiogiochisti: con Assad contro l’Isis e con i ribelli contro Assad

Al contrario, il Pentagono ha annunciato l’invio di 400 addestratori, aprendo anche a truppe a terra in Siria, per il training all’Esercito libero siriano (Els), in guerra contro il regime.
Ufficialmente gli Stati Uniti sono in guerra sia contro Assad sia contro Isis e al Qaeda.
AL NUSRA FORAGGIA IL CALIFFATO. È acclarato, tuttavia, come nel 2014 i qaedisti di al Nusra siano diventati i principali fronteggiatori dell’Isis.
L’Islam sunnita si è radicalizzato, i ribelli si sono appoggiati ad al Nusra. E diversi insorti dell’Els sono confluiti tra i qaedisti e nell’Isis.

4. Il regime di Assad non molla: riabilitato dal Califfato islamico

Ma l’Isis ha anche rafforzato il regime siriano.
Cannibalizzando la resistenza sunnita, i jihadisti hanno liberato Assad dalla resistenza moderata, riabilitandolo a livello internazionale.
ABBATTERLO SARÀ DURA. Tatticamente, le forze di Damasco hanno bombardato e bombardano i quartieri di Aleppo, Damasco e di altri centri in mano ai ribelli, sganciando barili bomba contro i civili anti-governative, non contro le raffinerie e le basi dell’Isis.
Abbattere Assad o costringerlo all’esilio sarà dura, è stato molto astuto nel salvare il salvabile.

5. Dopo Kobane, il regime contrasta l’autonomia curda

L’inviato per dell’Onu in Siria Staffan de Mistura è a Damasco, con un piano di pace che prevede lo stop dei combattimenti ad Aleppo.
Verosimilmente Assad lo respingerà, con la motivazione che gli Usa finanziano i «terroristi».
RIAPERTO IL FRONTE CURDO. Il regime alawita è confinato nell’enclave costiera di Latakia, ma punta al controllo di tutta la capitale, Aleppo e Homs.
E ha anche riaperto il fronte curdo. Per l’assedio di Kobane, i curdi venivano tollerati e anche armati, in chiave anti-ribelli. Ma col concretizzarsi della regione autonoma, sono esplosi gli scontri con l’esercito siriano.

6. L’Isis si espande a Sud e a Ovest, verso Aleppo e Damasco

Ai curdi e ribelli si aggiunge l’espansione dell’Isis, su circa un terzo del territorio siriano.
Kobane non fa più parte del Califfato, eppure negli ultimi mesi i jihadisti hanno continuato ad allungarsi Sud e a Ovest, dalle roccaforti di Raqqa e Dayr az Zor, fino a lambire Aleppo e Damasco.
AI RIBELLI SOLO IDLIB. Parallelamente all’Isis, è cresciuto anche il controllo di al Nusra. L’unica città interamente in mano ai ribelli originari è Idlib, sul confine turco.
Solo nel 2014, in Siria si stimano 70 mila morti in combattimenti, frizioni continue esplodono anche sul Golan controllato dagli israeliani e abitato dai drusi. Potrebbero volere una regione autonoma come i curdi.