Siria, l’aiuto virtuale Usa

Michele Esposito
21/08/2012

Stenta a decollare il supporto di Obama ai ribelli anti Assad.

Siria, l’aiuto virtuale Usa

Poco dopo la minaccia di Barack Obama di intervenire in Siria nel caso in cui il regime di Bashar al Assad decidesse di usare armi chimiche, l’opposizione al presidente alawita ha iniziato a mettere in croce l’eccesso di prudenza degli Stati Uniti.
Secondo quanto denunciato da diversi gruppi di ribelli, nonostante le ripetute promesse di aiuto, gli Usa infatti finora non si sono mossi. Anzi. Sono stati restii perfino a fornire quegli strumenti militari non letali che da mesi hanno prospettato ai ribelli.
ECCESSIVA PRUDENZA A DAMASCO. Dopo aver agito con relativa prontezza nella crisi libica, Washington sembra non essersi ancora svincolata da una prolungata prudenza nei riguardi di Damasco.
Il supporto all’opposizione siriana vacilla e la cosa non ha lasciato indifferenti i leader anti-Assad. Ma, soprattutto, la titubanza potrebbe condurre la rivoluzione direttamente fra le braccia di al Qaeda.
LE RASSICURAZIONI DI HILLARY CLINTON. Da Istanbul all’inizio di agosto il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, aveva assicurato l’invio di “materiali non letali” per un valore di 25 milioni di dollari alla società civile siriana e agli attivisti.
La dichiarazione seguiva di poche settimane l’annuncio della spedizione di 900 cellulari satellitari e altri strumenti di comunicazione ai ribelli.

Gli strumenti che arrivano in Turchia ufficiosamente

Alle parole, tuttavia, non sono seguiti i fatti. «I nostri gruppi non hanno ricevuto nulla da parte statunitense», ha spiegato, con un pizzico di frustrazione Iman Eddin al-Rachid, ex assistente del preside della facoltà di Legge islamica a Damasco, presente a diversi incontri con i vertici nordamericani.
UN CENTRO DI SMISTAMENTO DEGLI AIUTI. La denuncia di al-Rachid trova conferma in un edificio posto a poche centinaia di metri dall’aeroporto internazionale di Istanbul che, da qualche tempo, funge da centro di smistamento degli aiuti per i combattenti anti-regime in Siria. Qui, almeno in via semi-ufficiale, giungono per via area centinaia di attrezzature militari non letali da destinare, via terra, oltre il confine turco-siriano. Ricevitori satellitari, microtelefoni, walkie-talkie, attrezzature video, strumenti di connessione in grado di aggirare i blackout di internet imposti dal regime sono alcuni dei materiali che più frequentemente passano per lo scalo di Istanbul, inviati a titolo gratuito dalle potenze arabe e occidentali o acquistati grazie ai fondi dei Paesi del gruppo Amici della Siria.
IL COORDINAMENTO DEI RIBELLI IN TURCHIA. La gestione dello smistamento è coordinata da gruppi di ribelli stabilitisi in Turchia: negli ultimi mesi, sotto l’egida del Consiglio Nazionale siriano, sono stati inviati circa 200 ricevitori satellitari e 100 cellulari satellitari ad Aleppo e dintorni.
Ma, come sottolineato da Abu Lina, uno dei siriani addetti allo smistamento, il luogo di provenienza di buona parte del materiale è la Gran Bretagna: dagli Usa invece «non è giunto nulla, solo promesse».

Attrzzature e training militare ai ribelli

Eppure, due mesi fa, Washington aveva dato il via a un programma ad hoc per fornire attrezzature e training militare ai ribelli. Si tratta dell’Ufficio di supporto all’Opposizione siriana (Osos), messo in campo proprio ad Istanbul e gestito da una società britannica sotto l’egida del dipartimento di Stato. Il programma tuttavia, prevede che i ribelli si rechino nella metropoli turca per un corso di addestramento prima di ricevere materiale bellico non letale.
UN PROGRAMMA MAI DECOLLATO. E, sin dall’inizio, l’Osos è parso funzionare a singhiozzo, complice anche il timore che l’ufficio diventasse un centro di smistamento di armi per la ribellione o che favorisse solo una parte dell’opposizione. Di fatto, tuttavia, oltre che utili istruzioni per combattere sul campo, i ribelli che hanno seguito i corsi hanno ricevuto poco più che briciole di equipaggiamento.
DA WASHINGTON INVIATI GIÀ 10 MLN DI DOLLARI. Finora, il dipartimento di Stato ha cercato di minimizzare, assicurando che gli Usa hanno già provveduto all’invio di aiuti per 10 milioni di dollari ai quali si aggiungeranno presto altri 15 milioni di dollari di materiali.
Ma la versione dei ribelli è un’altra, e rischia di trasformarsi in una risentita protesta. Finora, a dispetto della Gran Bretagna e dei potenti sceicchi della penisola arabica, il supporto nordamericano, agli occhi dei ribelli, è stato solo “virtuale” o, secondo, le indiscrezioni di stampa, dispiegato attraverso i servizi di intelligence.
UNA MOSSA PER OTTENERE ANCORA DI PIÙ. Forse, è solo una mossa dell’opposizione per ottenere di più. Forse, invece, la cartina di tornasole dei tentennamenti dell’amministrazione Obama. Di certo, come annunciato il 16 agosto da un comandante dell’esercito Libero siriano, il flebile supporto dell’Occidente rischia di spianare la strada alle armi e ai soldi di al Qaeda.