Siria, nelle mani di Shaaban

Barbara Ciolli
20/08/2012

Chi è la potente interprete di Assad.

Siria, nelle mani di Shaaban

A febbraio del 2011, sul sito filo-palestinese Intifada, la siriana Bouthaina Shaaban, intima degli Assad, elogiava entusiasta le «parole magiche, cariche di libertà, dignità e speranza delle masse egiziane» che erano scese coraggiosamente in piazza Tahrir.
Un mese dopo, la rivolta contro i vecchi regimi è esplosa anche a Damasco, minando l’autorità e il dominio del clan, al quale la consigliera personale del presidente Bashar deve tutta la sua carriera politica e istituzionale.
FEDELISSIMA DEGLI ASSAD. Di paradossi è piena la storia. E così non stupisce che sia proprio l’esponente di punta del Baath, il blocco del Partito socialista al potere in Siria, che incitava alla Primavera araba, a essere rimasta l’ultima dei fedelissimi della famiglia Assad.
Già interprete e advisor per gli Affari esteri di Hafez al Assad, crudele padre di Bashar, Shaaban è anche la responsabile per i rapporti con i media della presidenza siriana che, in questo agosto, gli Assad hanno scelto di inviare in Cina per un viaggio diplomatico.
Probabilmente per rinsaldare l’alleanza che, attraverso Mosca, collega Damasco a Pechino.
IN MISSIONE A PECHINO. Una missione delicatissima, in tempi di guerra e pseudo-negoziati di pace con il mondo, che ha reso Shaaban la donna più influente della Siria.
Per svolgere questa funzione, evidentemente, la potente consigliera è stata ritenuta persona molto più fidata di ambasciatori, consoli e funzionari di un regime al tramonto. E ormai minato da decine di defezioni.

L’ascesa: da professoressa a consigliera di Stato

Shaaban, legatissima alla primogenita di Hafez, Bushra al Assad, è indicata come colei che ha presentato alla figlia dell’allora presidente siriano l’uomo che è poi diventato suo marito: l’ex capo dei servizi segreti Assef Shawkat. Lo stesso ucciso dai ribelli nell’attentato che, lo scorso 18 giugno, ha decapitato i vertici politico-militari di Damasco.
Da allora, mentre ad Aleppo infuria la guerra civile, Bashar al Assad è sempre più solo. E, stando a voci non confermate dalla Russia, anche orfano dello spietato capo dell’esercito Maher, suo fratello.
CUSTODE DEI SEGRETI DI PALAZZO. Ma di Shaaban il presidente può fidarsi ciecamente. Sin dagli anni in cui viaggiava fianco al fianco di Hafez come giovane interprete e consigliera di Stato, la donna ha appreso e custodito quasi tutti i segreti di Palazzo, venendo a conoscenza delle complesse relazioni che, prima di essere scaricati dopo le rivolte, gli Assad coltivavano con l’Occidente.
Educata in Gran Bretagna, dopo un dottorato in letteratura inglese alla Warwick University e una breve cattedra in Algeria, la 59enne Shaaban è tornata in Siria per insegnare Poesia romantica all’università di Damasco. E, molto meno romanticamente, per scalare i vertici del potere.
DIFESA A OLTRANZA. In tanti anni di servizio, la sua dedizione agli Assad è stata assoluta. Shaaban ha difeso a oltranza l’asse anti-israeliano che lega la Siria all’Iran e al Libano, attaccando ripetutamente lo strapotere americano.
Poi, scoppiati i disordini, ha voltato le spalle alla Primavera che liberava l’Egitto dal giogo statunitense, per incolpare, nelle sue numerose interviste rilasciate alla stampa estera, i soliti «terroristi stranieri» di seminare morte e odio settario nel suo Paese.

Prima candidata al Nobel per la Pace, poi nel mirino delle sanzioni Usa

Originaria di Homs, città martire delle rivolte, Shaaban ha negato che agli agenti di sicurezza siriana fosse stato ordinato di sparare sui dimostranti. E ha addossato la responsabilità dei crimini commessi a non meglio precisati «gruppi armati» che, con l’aiuto di «armi israeliane», si sarebbero «presi gioco della povera gente».
La versione del regime «è uno dei lati della storia, che ha sempre due volti. Io non sto difendendo nessuno. E non conosco l’altra versione», ha dichiarato confusamente la consigliera di Bashar che, tra l’altro, nel 2005, rientrò anche nella rosa delle 1.000 candidate al premio Nobel per la Pace. E che, dall’autunno 2011, insieme ad altri cinque esponenti del regime, è finita invece sotto la scure delle pesanti sanzioni Usa.
CONTRO CLINTON E CAMERON. Anche gli asset Oltreoceano di Shaaban, infatti, sono stati congelati. Ma lei, madre di tre figli, ha ribadito che i suoi beni non consistono in dollari. Bensì «nell’amore per la sua gente».
Del premier inglese David Cameron, Shaaban ha detto: «Gli inglesi dovrebbero cacciarlo», perché «l’egemonia coloniale britannica impedisce all’Occidente di pensare che gli arabi abbiano il diritto di scegliere da soli i loro sistemi politici».
Anche contro il segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ha accusato dei crimini Bashar al Assad, la consigliera di Damasco che parla l’inglese come l’arabo ha avuto parole di fuoco.
ATTACCO ALL’OCCIDENTE. In trasferta in Cina, ha affermato di essere pronta a promuovere gli sforzi di mediazione internazionale per porre fine alle atrocità. Ma poi si è scagliata di nuovo contro le potenze occidentali, ree di aiutare, a suo dire, con soldi e armi, «persone che incitano la guerra civile in Siria».
Affidabilissima per il presidente Bashar, non c’è dubbio. Ma, più che da diplomatica, Shaaban si comporta da crociata.