Gli Usa hanno minacciato Assad per il sospetto uso di armi chimiche

Gli Usa hanno minacciato Assad per il sospetto uso di armi chimiche

L'attacco sarebbe avvenuto il 19 maggio nella zona di Idlib, l'unica ancora sotto il controllo dei ribelli. L'amministrazione Trump si dice pronta a «rispondere rapidamente e in modo appropriato».

22 Maggio 2019 04.30

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Gli Stati Uniti sospettano che il governo di Bashar al-Assad abbia nuovamente usato armi chimiche in Siria. E si dicono pronti, insieme agli alleati, a «rispondere rapidamente e in modo appropriato». Un'eventualità che apre per il presidente Donald Trump un nuovo fronte di scontro in Medio Oriente dopo le crescenti tensioni con l'Iran, seguite alla decisione di Washington di ritirarsi unilateralmente dall'accordo sul nucleare.

Per quanto riguarda Teheran, tuttavia, il capo del Pentagono ad interim, Pat Shanahan, ha voluto smorzare i toni: «Le azioni intraprese finora sono un deterrente, non significano guerra e non vogliamo un'escalation della situazione». Sulla Siria si è espresso invece il portavoce del dipartimento di Stato, Morgan Ortagus: «Gli Stati Uniti continuano a monitorare da vicino le operazioni del regime di Assad nel Nord-Ovest del Paese, incluse le indicazioni di un possibile uso di armi chimiche. Il regime potrebbe averle usate di nuovo durante un presunto attacco condotto il 19 maggio».

LA SMENTITA DELL'OSSERVATORIO PER I DIRITTI UMANI

L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha tuttavia smentito che il governo siriano abbia fatto uso nelle ultime 48 ore di armi chimiche nel Nord-ovest del Paese. L'organizzazione umanitaria siriana, basata in Gran Bretagna che si avvale da anni di una fitta rete di fonti sul terreno. Nelle ultime ore gli Stati Uniti sono tornati a minacciare il governo siriano di rappresaglie in caso che si rivelassero fondate le denunce dell'uso di armi chimiche.

ASSAD VUOLE RIPRENDERSI TUTTA LA SIRIA

Secondo l'amministrazione Trump, l'operazione sarebbe avvenuta nella giornata di domenica nella zona di Idlib. I gruppi di monitoraggio indipendenti e le agenzie di stampa straniere attive nell'area non hanno tuttavia pubblicato alcuna notizia in proposito. Nel frattempo un nuovo rapporto dell'Onu ha rivelato che 180 mila civili sono stati costretti a lasciare le proprie case fra il 29 aprile e il 9 maggio, in seguito all'offensiva governativa e russa lanciata tra Hama e Idlib. Questa regione è l'unica ancora sotto il controllo dei ribelli e almeno 250 mila minori hanno subito le conseguenze del conflitto, innescato allo scopo di riconquistare l'intero territorio del Paese.

LA CONTESA CON ISRAELE PER LE ALTURE DEL GOLAN

Trump, da parte sua, aveva annunciato il ritiro delle truppe americane dalla Siria dichiarando la sconfitta dell'Isis. Ma le tensioni con il governo di Assad non si sono mai davvero allentate. I toni si sono anzi inaspriti dopo che il ministero degli Esteri di Damasco ha duramente criticato la decisione di Washington di riconoscere l'annessione israeliana delle Alture del Golan, altopiano di circa 1.800 chilometri quadrati occupato dall’esercito di Tel Aviv nel 1967, dopo averlo sottratto proprio al controllo della Siria con la cosiddetta Guerra dei sei giorni. Il Golan è il serbatoio idrico del Medio Oriente e ha quindi un'importanza strategica per lo sviluppo dell'intera area.

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