Siria, raid e bombe uccidono 103 persone

Redazione
23/08/2012

Gli scontri sono incominciati fin dalle prime ore del mattino del 23 agosto, investendo la periferia sud e i sobborghi...

Siria, raid e bombe uccidono 103 persone

Gli scontri sono incominciati fin dalle prime ore del mattino del 23 agosto, investendo la periferia sud e i sobborghi meridionali di Damasco.
Ma la guerra ha colpito anche Aleppo, più di 350 chilometri a nord, dove da oltre un mese si combatte una battaglia decisiva:
Le forze governative avrebbero ripreso il controllo di alcuni quartieri del centro e del sud-ovest della città.
NESSUNA CONFERMA MORTI. La tragedia è impalpabile, affidata a bollettini, non verificabili in maniera indipendente, diffusi degli attivisti, che parlano finora di 103 uccisi, per lo più civili, e quasi la metà nella zona di Damasco.
I media del regime snocciolano notizie di caccia ai terroristi, di zone disinfestate e di numerosi terroristi uccisi e arrestati, senza però mai fornire cifre esatte, senza dare nomi e cognomi delle eventuali vittime e, soprattutto, non accennando mai alle probabili perdite umane tra le file dei militari governativi.
UCCISI DONNE E BAMBINI. La piattaforma di attivisti Shaam.org ha riferito di 44 uccisi nella regione di Damasco, per lo più uccisi subito dopo l’alba.
Si tratta di civili finiti nelle loro case o negli orti mentre erano in fuga dai raid a Daraya, Muaddamiya, Hajar Aswad, Kfar Suse, Tadamun, Jawbar. Tra loro ci sono donne e bambini.
Sedici uccisi ad Aleppo, ma giungono notizie di altri morti nella città più popolata della Siria. Tredici morti nella regione di Daraa, tra questi almeno tre donne. A Dayr az Zor nell’est undici uccisi, a Homs otto, a Idlib sei, di cui due donne, e a Hama cinque.
TAGLIARE LINEE RIBELLI. Secondo i militari disertori dell’Esercito libero (Esl), l’offensiva lanciata lunedì scorso dal regime nella parte sud di Damasco mira a tagliare le linee dei ribelli tra la città e il suo entroterra, per evitare che l’Esl possa fare quel che ha fatto a fine luglio ad Aleppo: coalizzarsi attorno alla città e poi attaccare in massa il centro urbano.
Ad Aleppo  l’aviazione ha bombardato di nuovo le roccaforti dei ribelli, riuscendo a penetrare a Salah ad Din e Sayf ad Dawla (sud-ovest) con carri armati, e a raggiungere i quartieri centrali di Jdeide e Tilal, abitati anche da famiglie cristiane.
La circostanza è stata confermata dall’agenzia Sana.
PROTEGGERE ANCHE CRISTIANI. Abdel Qader Saleh, capo dell’Esl ad Aleppo, che riunisce circa 8 mila uomini tutti musulmani sunniti, aveva assicurato che i ribelli sono a ridosso dei quartieri cristiani e che sono lì «per far cadere il regime, liberando la città. Proteggeremo ogni cittadino al di là della sua fede. Anzi non permetteremo a nessuno di fare male ai residenti cristiani o di altre confessioni. La nostra non è una lotta contro una o più comunità confessionali, ma contro il regime criminale».
PERICOLO INFILTRAZIONI AL QAEDA. In questo scenario, rappresentanti governativi, militari e d’intelligence turchi e americani hanno fatto il punto della situazione sulle opzioni praticabili per impedire l’infiltrazione di al Qaida in Siria e l’inasprirsi di attentati anti-Ankara da parte dei miliziani curdi del Pkk.
I ribelli del partito dei lavoratori curdi, per decenni sostenuto da Damasco, sono tornati a colpire obiettivi in Turchia, che sostiene i ribelli anti-Damasco. E il rappresentante speciale congiunto Onu-Lega Araba, Lakhdar Brahimi, è dal 24 agosto a New York per una settimana di consultazioni che culmineranno nella riunione del 30 agosto tra i ministri dei Paesi membri del Consiglio di sicurezza.
Il governo siriano ha assicurato che intende collaborare con Brahimi.