Siria: «Usa come con l’Iraq»

Redazione
21/08/2012

L’ipotesi della presenza di arsenali chimici in Siria, adombrata sul regime di Assad da Barack Obama è di quelle che...

Siria: «Usa come con l’Iraq»

L’ipotesi della presenza di arsenali chimici in Siria, adombrata sul regime di Assad da Barack Obama è di quelle che fanno paura. Ai suoi nemici certo, ma anche a Damasco, perché dal parlare di «armi chimiche» al muovere guerra al Paese che le nasconderebbe, ci passa ben poco.
Ma il governo del Paese asiatico non ci sta: «Una storia pensata all’estero, che ci ricorda la storia dell’Iraq», ha risposto il vicepremier siriano Qadri Jamil a una domanda in una conferenza stampa a Mosca.
«IL CONFLITTO SI ESTENDEREBBE». «L’occidente cerca una scusa per un intervento armato in Siria. Se questa scusa non funziona, ne troveranno altre. Ma noi diciamo che questo non è possibile». Anche perché il conflitto, secondo Jamil, non si limiterebbe alla Siria, ma si estenderebbe ad altri Paesi: «Chi pensa a questo, vuole probabilmente l’allargamento della crisi, che investirebbe non solo la Siria».
Il ricordo di quello che l’amministrazione Bush fece con l’Iraq è ancora vivo nella comunità internazionale. La presenza di arsenali chimici fu il pretesto ufficiale per l’attacco al regime di Saddam Hussein, e solo a guerra ormai quasi conclusa, con il dittatore già ucciso, fu ammesso il mancato ritrovamento di qualsiasi deposito.
Così Jamil ha deciso di toccare la Casa Bianca su uno dei suoi nervi più scoperti, una ferita ancora troppo recente per essersi chiusa, accusando Barack Obama di aver portato «una minaccia propagandistica che si lega alla sua campagna elettorale», quando ha detto di voler intervenire in Siria in caso si accerti l’uso di armi chimiche.

«Sanzioni illegali: colpiscono soprattutto il popolo»

Dure critiche anche verso le sanzioni occidentali, definite «illegali» perché benché «dirette contro il nostro regime, pesano prima di tutto sul popolo che soffre più di tutti».
Il tutto in un quadro che assume sempre più i connotati bellici . Secondo quanto riferito da Press tv, la tivù di Stato iraniana in lingua inglese, i ribelli «si sono ritirati dalla provincia meridionale di Daraa, dopo feroci scontri con le forze governative».
«L’ELS SI È RITIRATO». Il canale ha affermato anche che l’Els «ha confermato il ritiro affermando che si tratta di una mossa tattica», ma non è possibile verificare indipendentemente la notizia.
Quello che invece sembra certo è che gli scontri continuano, mietendo altre vittime. Il bilancio del 21 agosto è di almeno 110 uccisi secondo i Comitati di coordinamento locali.
Una settantina di vittime si sarebbe registrata nella regione di Damasco, per lo più a Muaddamiye, sobborgo a Sud Ovest della capitale.
RITROVATI QUARANTA CORPI. I corpi di una quarantina di questi, giustiziati con colpi di arma da fuoco alla testa, sarebbero stati rinvenuti nei pressi della città.
Secondo quanto riferito dai Comitati di coordinamento locali, i corpi sarebbero stati trovati nei sotterranei della moschea Omar di Muaddamiya.
Testimoni e attivisti hanno riferito poi dell’ingresso di blindati e carri armati dell’esercito di Damasco all’interno della cittadina, roccaforte dei ribelli anti-regime.
Dal canto suo, l’agenzia ufficiale Sana non ha fatto alcun riferimento alle violenze riportate a Muaddamiya.