«Siria vittima dell’Occidente»

10 Gennaio 2012 09.28
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Il presidente siriano Bashar al Assad ha ribadito martedì 10 gennaio, durante il discorso alla nazione, che gli scontri sono stati provocati da un complotto straniero con una «campagna senza precedenti» volta a provocare un «collasso psicologico» di Damasco.
Secondo Assad, che ha parlato in diretta dalla televisione panaraba Al Jazeera, la Siria «è vittima di un complotto internazionale con la partecipazione di alcuni Paesi arabi sotto l’influenza dell’Occidente».
Assad ha paragonato questi Paesi arabi, critici verso il regime siriano, a «un dottore che raccomanda al paziente di smettere di fumare mentre lui, il dottore, ha una sigaretta in bocca».
LEGA ARABA: CAMPAGNA CONTRO DI NOI. A poche ore di distanza la Lega araba ha condannato «una campagna premeditata» contro di sé e la sua missione in Siria ed ha fatto notare che la responsabilità «totale» della protezione della missione nel Paese è del governo siriano. La denuncia arriva dopo il ferimento di «diversi» osservatori  il 9 gennaio a Latakia, 11 secondo alcune fonti.
La lega araba ha attaccato la campagna tesa a fare fallire la missione denunciando «atti di violenza da parte di elementi vicini al governo siriano contro gli osservatori a Latakia e a Deir el Zor» che hanno causato feriti e «danni considerevoli alle attrezzature». La Lega ha riaffermato la determinazione della missione a proseguire il suo compito «in un clima di sicurezza» e «respinge ogni forma di pressione o di provocazione da parte del governo o dell’opposizione». Per questo invita le due parti a fare fronte a comportamenti di provocazione contro la missione che ha lo scopo di «trovare una soluzione politica alla crisi nel Paese».

Assad: «Mai ordinato di sparare»

Il leader di Damasco nel suo discorso non aveva speso parole in merito ferimento degli osservatori. Mentre era tornato a denunciare «l’uso delle divisioni settarie, le distruzioni, lo sfruttamento di manifestazioni pacifiche, le uccisioni e l’isolamento di alcune province». Secondo Assad, «ci sono cosiddetti rivoluzionari che lavorano negli interessi dei sionisti e che sono dei traditori della Patria».
Quanto alle migliaia di civili uccisi nel Paese dalle forze del regime, il leader ha continuato a negare qualsiasi responsabilità: «A nessun livello è stato dato ordine di aprire il fuoco contro i manifestanti». Quindi ha smentito l’ipotesi di dimissioni: «La carica di presidente non può essere presa alla leggera e continueremo a esercitare questa responsabilità».
ELEZIONI LEGISLATIVE RINVIATE A MAGGIO. Il presidente ha poi annunciato il rinvio delle elezioni legislative, da febbraio a maggio. Entro la prima metà di marzo è previsto il referendum per l’approvazione della nuova Costituzione.
Su questi e altri temi «noi siamo pronti al dialogo con tutte le forze politiche, anche con l’opposizione, ma sono alcune parti dell’opposizione che non vogliono il dialogo».
Poco dopo il discorso alla nazione di Assad, Israele s’è detta pronta ad accogliere i profughi siriani in fuga sulle alture del Golan.
Il generale Benny Gantz, capo di stato maggiore della Difesa, ha fatto riferimento a «piani temporanei» predisposti da autorità e forze armate per una eventualità del genere.

Gli attivisti: «Uccisa una bambina di quattro mesi»

Intanto il bilancio delle vittime della repressione del 10 gennaio è di almeno 33 persone, tra cui una bambina che non aveva compiuto nemmeno un anno. Aveva quattro mesi Afef Saraqibi, originaria di Homs, ed è «la più giovane prigioniera politica finita nelle carceri degli Assad» secondo gli attivisti siriani anti-regime. Il corpicino senza vita è stato consegnato dalle autorità ai familiari.
EMATOMI SU TUTTO IL CORPO. La salma della piccola Afef, del quartiere di Karm az Zaytun, è mostrata in un breve filmato amatoriale pubblicato su Youtube (guarda il video)nel quale si vedono ematomi sulle braccia, sulla tempia e sulla schiena della bimba. Secondo il sito internet del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legata ai Comitati, Afef è stata arrestata assieme al padre Mahmud nei giorni scorsi a un posto di blocco delle forze lealiste a Homs ed è morta sotto tortura. L’autenticità del video non può essere verificata in maniera indipendente.

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