Sisma, Errani possibile commissario per la ricostruzione

28 Agosto 2016 12.34
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L’interessato non conferma e non smentisce, ma l’opera di ricostruzione dei centri abitati distrutti dal terremoto che ha colpito il Centro Italia parte dal nome di Vasco Errani. Anche se per Matteo Salvini è «una follia».
È lui l’uomo cui guarda il governo, soprattutto per il modello che ha saputo mettere in atto nel 2012 in Emila, dopo il sisma che ha colpito la Regione di cui è stato presidente. Ma anche perché è considerato capace di far dialogare le varie anime del Partito democratico. Il modello Emilia è basato su tre pilastri: solidarietà, istituzioni e legalità. Con un no secco alle new town, perché le comunità devono restare al loro posto.
I RISULTATI DEL MODELLO EMILIA. A distanza di quattro anni in Emilia c’è ancora da fare, ma 25 dei 60 comuni colpiti hanno completato la ricostruzione di case e imprese, i nuclei familiari assistiti sono passati da oltre 19 mila a 2.491, le persone che ancora alloggiano in moduli temporanei sono 280. Molti centri storici e beni culturali ancora attendono.
Il meccanismo dei rimborsi è stato accusato di essere troppo complicato. Chi ancora non ha una casa giustamente si lamenta. Ma in quelle terre si dice con orgoglio che «l’Emilia ha tenuto botta». Il segreto di questo risultato lo spiegò Errani stesso nel 2014.
COLLABORAZIONE TRA LE ISTITUZIONI. Alla base c’era la reazione della gente, che «si è data da fare e si è dimostrata solidale. Bisogna rivendicare i propri diritti ma bisogna anche darsi da fare». E poi la collaborazione tra le istituzioni, con i sindaci in prima linea, perché «per agire correttamente bisogna conoscere il territorio». E come ultimo tassello Errani mise la correttezza, per dare a tutti la certezza di «chiedere ciò di cui si ha diritto e non un euro in più». Tre linee politiche declinate poi praticamente: le comunità sono rimaste dov’erano, garantendo che ci rimanessero anche lavoro e scuole, perché se si spostano quelli si spostano le famiglie. Compiti difficili a cui Errani ha chiamato sindaci, sindacati, docenti, organizzazioni di categoria.
ACCORDI E INTESE INNOVATIVE. Sono arrivati così accordi innovativi per delocalizzazioni temporanee di lavoratori, ammortizzatori sociali per permettere alle aziende di ripartire, intese per portare i negozi fuori dalle zone rosse. Il meccanismo ha responsabilizzato i Comuni nella ricostruzione, coinvolti nel vaglio dei progetti da rimborsare. Si è lavorato per la sospensione dei mutui grazie ad un meccanismo che andasse bene all’Unione europea e che ha coinvolto anche la Cassa depositi e prestiti.
LEGALITÀ E LOTTA ALLE INFILTRAZIONI MAFIOSE. La legalità è stata applicata con un sistema di rimborsi totalmente tracciabile e l’apertura del Girer, il gruppo interforze contro le infiltrazioni mafiose nella ricostruzione. Il modello emiliano è sempre stata la rivendicazione di Errani, avrebbe potuto fare da base ad una legge nazionale organica sulle emergenze. Ora forse per Errani è arrivato il momento di dare quella mano che si è sempre detto disponibile a dare.
Matteo Renzi, dopo le sue dimissioni per la vicenda Terremerse in cui era accusato di falso ideologico ed è stato poi assolto, glielo aveva detto chiaro: «Abbiamo molto apprezzato il tuo gesto di dignità ed orgoglio». Ma al grazie aveva aggiunto: «Non pensare di cavartela in questo modo. Questo partito e questo Paese hanno ancora bisogno di te». Errani ha aspettato che la giustizia chiudesse la sua vicenda penale, dopo «lunghi anni di sofferenza», come li ha definiti. Due anni in cui anche lui ha «tenuto botta».

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