Gli Usa inviano nave anfibia e missili Patriot contro l'Iran

Gli Usa inviano nave anfibia e missili Patriot contro l’Iran

Il Pentagono ha deciso di dispiegare una batteria missilistica contro la minaccia di Teheran. E di inviare la Arlington capace di trasportare marine veicoli anfibi e elicotteri. 

11 Maggio 2019 16.16

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Grandi manovre mediatiche oltre che militari tra Usa e Iran. L'11 maggio il Pentagono ha ufficializzato che muoverà una batteria di missili Patriot in Medio Oriente per contrastare le potenziali minacce iraniane. Le stesse che nei giorni scorsi avevano indotto gli Usa ad inviare nella regione una flotta da guerra e un gruppo di bombardieri. Il Pentagono non ha fornito altri dettagli, ma una fonte della Difesa ha riferito che la decisione è stata presa sulla base di un rapporto dell'intelligence secondo il quale l'Iran avrebbe caricato missili ed altro equipaggiamento militare su delle piccole barche. Gli Stati Uniti, alla fine dell'anno scorso, hanno ritirato i missili Patriot da Bahrein, Kuwait e Giordania, ma non è chiaro se saranno questi i Paesi in cui saranno dispiegati. L'ipotesi di invio dei Patriot, secondo indiscrezioni, era allo studio da diversi giorni, ed era parte della richiesta iniziale del Comando centrale del Pentagono. Il via libera all'invio del sistema di difesa capace di far fronte ad attacchi con missili balistici, cruise e armi aeree di ultima generazione, ha richiesto tuttavia qualche giorno di riflessione hanno fatto sapere i media Usa. Inoltre per rafforzare le proprie difese la Difesa americana ha deciso di inviare in Medio Oriente anche la nave anfibia Arlington, che trasporta marine, veicoli anfibi ed elicotteri utilizzabili in vari tipi di operazioni militari.

Nel frattempo il Dipartimento di Stato ha autorizzato anche la vendita di Patriot al Bahrain. Le ulteriori mosse americane, secondo fonti militari citate dai media Usa, sono legate al fatto che Washington non ha visto alcun cambiamento di postura da parte di Teheran dopo l'annuncio dell'invio di una flotta da guerra guidata dalla Abraham Lincoln e di una squadra di bombardieri B52. Gli Stati Uniti hanno giustificato le operazioni sulla base di informazioni di intelligence secondo cui ci sarebbero "minacce credibili" di attacchi alle forze Usa nella regione, in particolare dopo che Washington ha designato come gruppo terroristico straniero i Guardiani della rivoluzione islamica e Teheran ha risposto in modo simmetrico con le truppe americane, equiparandole all'Isis. Alcune fonti militari riferiscono che gli iraniani hanno caricato e trasportato missili in piccoli battelli sul Golfo Persico, altre che è aumentata la sorveglianza delle truppe Usa in Iraq da parte di milizie vicine a Teheran. L'amministrazione marittima Usa, da parte sua, ha ammonito che l'Iran potrebbe colpire petroliere e altre navi commerciali con bandiera a stelle e strisce operanti nell'area del Golfo. Ma nessuna prova e nessun dettaglio ufficiale. L'Iran ha negato ogni piano di attacco ma ha ammonito che risponderà a qualsiasi uso della forza. Il rischio di un incidente, casuale o provocato ad arte, è dietro l'angolo, col pericolo di infiammare l'intera regione. Per ora sembra solo una dimostrazione di forza, soprattutto sul piano mediatico, se si tiene conto che la flotta da guerra era già nel Mediterraneo, che la nave anfibia ne sostituirà una analoga e che gli Usa hanno mantenuto a lungo quattro batterie di Patriot in differenti parti del Medio Oriente: la batteria in arrivo era stata tolta lo scorso anno. Ma si tratta pur sempre di segnali di escalation, dopo l'uscita di Washington dall'accordo sul nucleare e l'introduzione delle sanzioni, prima su banche e petrolio e ora anche sull'industria mineraria. Teheran ha reagito avvisando che se entro 60 giorni i restanti partner dell'accordo sul nucleare non soddisferanno le sue richieste per contrastare gli effetti delle sanzioni americane, la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere il cammino verso l'arricchimento dell'uranio e di sviluppare il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak.

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