Smaltimento all’italiana

Redazione
19/01/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti Mentre gran parte della stampa nazionale tedesca è concentrata sull’ultimo scandalo che sta investendo il premier...

Smaltimento all’italiana

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Mentre gran parte della stampa nazionale tedesca è concentrata sull’ultimo scandalo che sta investendo il premier Silvio Berlusconi, con in testa la popolare e vendutissima
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che ha riportato ampi stralci delle intercettazioni della procura di Milano sul caso Ruby, un’altra vicenda rischia di danneggiare ulteriormente l’immagine del nostro Paese, ma anche quella di un’azienda tedesca a compartecipazione pubblica.
Secondo quanto ha riportato il sito della tivù pubblica interregionale Mitteldeutscher
Rundfunk
(Mrd), che coordina le notizie provenienti da tre Länder della Germania centro-orientale (Sassonia, Turingia e Sassonia-Anhalt), il nucleo operativo ecologico dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente «ha sollevato gravi accuse contro una società di smaltimento dei rifiuti di Lipsia, la Westsächsische Entsorgungs- und Verwertungsgesellschaft (Wev)». I sospetti riguardano la discarica centrale di Cröbern, a sud di Lipsia, nella quale sarebbero stati smaltiti illegalmente rifiuti tossici provenienti dall’Italia.
RIFIUTI CONTRAFFATTI. «Nel 2008, in almeno otto occasioni», ha riportato la Mitteldeutscher Rundfunk, «la società Wev ha accolto rifiuti tossici dall’Italia falsificando i documenti. Secondo il capo dello speciale nucleo italiano, Giuseppe Di Venere, l’azienda tedesca era a conoscenza del fatto che i limiti di legge sulla tossicità dei rifiuti erano stati superati, ma ha evitato di prendere provvedimenti». Elementi altamente velenosi come arsenico, selenio, cloruro e diossina, hanno fatto registrare in più occasioni livelli superiori alle norme consentite, ma i responsabili della discarica si sono guardati bene dal comunicarlo ai funzionari pubblici. Di più: la società di importazione avrebbe bloccato una lettera di denuncia che qualcuno aveva deciso di inviare ai funzionari.
«La notizia è venuta allo scoperto grazie alle indagini di una Procura della Repubblica italiana», ha proseguito la Mrd, «che ha messo sotto accusa due aziende italiane contraenti della Wev che avrebbero dovuto trattare i rifiuti prima del loro trasferimento in Germania per decontaminarli dalle sostanze nocive. E invece, i documenti sarebbero stati falsificati e le analisi contraffatte».
TRUFFA ALL’ITALIANA. Secondo le notizie riportate, non è ancora chiaro se le documentazioni siano state falsificate appositamente o se siano stati utilizzati certificati di altri trasporti. A ogni modo, i dati riportati sulle carte non coincidevano con quelli reali riscontrati dagli investigatori sui rifiuti della discarica. Le informazioni fornite non consentono neppure di conoscere la provenienza regionale delle scorie finite sotto inchiesta.
Il dettaglio non cambia però la sostanza della truffa. E il problema dei rifiuti italiani trasferiti in Germania, cui tanto spazio è stato dedicato negli anni passati sui media tedeschi con gravissime ripercussioni sull’immagine del nostro Paese, non è esattamente l’argomento migliore sul quale suscitare uno scandalo sullo scandalo.
La stessa discarica di Cröbern non è nuova a questo genere di notorietà. «Proprio nel 2008», ha ricordato il sito della Mdr, «venne alla luce un’altra vicenda di certificati falsi legati al trasporto di rifiuti provenienti da Napoli». E ancora, nel 2008, evidentemente un anno sensibile, nessuno avvertì i funzionari pubblici che 100 mila tonnellate di rifiuti italiani erano stati trasferiti nella regione della Sassonia-Anhalt. «Su quest’ultimo caso», ha concluso il servizio della tivù tedesca, «la Procura della Repubblica indaga ancora oggi. E delle attività della Wev con il complesso mondo delle scorie provenienti dall’Italia si occupa anche la cosiddetta commissione d’inchiesta sui rifiuti del consiglio regionale della Sassonia».