Come gli smart speaker cambieranno il web

Come gli smart speaker cambieranno il web

25 Dicembre 2018 18.29
Like me!

Quasi un anno fa un video ha ottenuto milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Ed è stupendo. Una signora tenta di dialogare con un altoparlante Google Home Mini. Lo chiama «Goo-Goo» e si mostra impaziente. Chiede al dispositivo le previsioni del tempo e di suonare per lei una canzone italiana con scarsi risultati. La signora in questione è arzilla ma anziana, possiamo dedurre che ha origini italoamericane ed è in qualche modo «spaventata», come del resto ammette ridendo ai parenti più giovani che la stanno riprendendo.

SMART SPEAKER: IL BOOM DEL 2018

Gli smart speaker come Google Home si stanno diffondendo in maniera estremamente rapida. Già prima della scorsa estate secondo Voicebot.ai il 20% della popolazione statunitense ne possedeva almeno uno. Arriveranno a 225 milioni di unità in due anni, riporta Canalys. Per un mercato che Deloitte ha valutato per il 2019 di 7 miliardi di dollari. Non solo: la spesa pubblicitaria globale per gli assistenti vocali, oggi inesistente, raggiungerà secondo Juniper Research,i 19 miliardi di dollari entro il 2022. Proprio nel 2018 questi dispositivi hanno definitivamente attaccato il mercato raggiungendo anche l’Italia. Sui nostri scaffali sono così arrivate decine di modelli di Sony, Panasonic, Hama, Huawei e altri marchi, a cui di recente si è aggiunta Apple con il suo HomePod. A dominare il settore, per quanto emergente, sono però le linee di Google Home (due modelli) e Amazon Echo (quattro modelli), con prezzi che vanno dai 60 ai 150 euro circa. Le differenze tra questi prodotti non sono molte: si tratta di altoparlanti più o meno grandi e più o meno rifiniti, che dovrebbero assisterci nella vita domestica. Ma perché nell’era del mobile le più grandi aziende tecnologiche al mondo investono su un dispositivo studiato per essere appoggiato in qualche angolo del salotto o della cucina, che più di un oggetto futuristico – o anche di un normale smartphone – ricorda la vecchia radio degli Anni 40 e 50?

I MAGGIORDOMI SMART

Per rispondere a questa domanda chiariamo subito un punto. Sebbene la nostra attenzione tenda a ricadere sulle funzionalità e sul design degli smart speaker, molto più importante è quello che contengono: intelligenze artificiali capaci di interloquire con persone in carne e ossa. Quelle che abitano Google Home ed Echo si chiamano Assistant e Alexa, hanno una propria voce e sono studiati per riconoscere quella del loro "padrone" ed eseguirne i comandi. Tipo: dimmi com’è il tempo oggi, spegni la luce, metti la sveglia all’ora X, dammi informazioni sull’argomento Y, suona la canzone Z, e così via. Gli assistenti vocali, così si chiamano, non ci ascoltano soltanto attraverso gli altoparlanti domestici ma anche attraverso i telefonini. Assistant, attivo sui modelli Google Home e su tutti i dispositivi con sistema operativo Android, ne è la dimostrazione insieme a Siri, l’omologo targato Apple. E non sono gli unici: Microsoft ha Cortana, Samsung può contare su Bixty, Huawei sta lavorando per importare dalla Cina il suo Xiaoyi. Sono sempre più numerosi e sempre più utenti li utilizzano. Può sembrare assurdo ma la cosiddetta next big thing potrebbe essere proprio la voce. La stessa che ai tempi della radio rivoluzionò la comunicazione ma con una funzione diversa, perché ora l’utente, invece di ricevere un messaggio, dà un preciso comando. Si instaura in altre parole una conversazione dalla quale vengono ricavate informazioni sul nostro conto.

LEGGI ANCHE: Netflix è solo l'ultima delle dipendenze tecnologiche

L'EVOLUZIONE DELLO SMARTPHONE

Se la penetrazione degli smartphone nella nostra quotidianità è completa, quella della voce è ancora agli albori ma avanza rapidamente. Gli assistenti vocal oggi possono permetterci di staccare gli occhi dagli schermi, di emanciparci dal touch-screen, di non interrompere ciò che stiamo facendo, soprattutto quando siamo in movimento. In fondo le cuffie wireless come le AirPod di Apple vanno in questa direzione: eliminano il legame materiale con il telefonino. C’è però un luogo dove il potenziale dello smartphone è espresso soltanto in parte: la casa. I motivi sono essenzialmente tre: 1) molte delle funzioni dello smartphone, compreso l’assistente vocale, si prestano meglio a essere utilizzate in movimento o in luoghi esterni. 2) Dal pc agli impianti stereo, in casa ci sono dispositivi migliori per soddisfare particolari esigenze. 3) Lo smartphone è sempre con noi ma una parte della vita domestica prescinde in qualche modo dalla presenza fisica di un individuo e questo varrà ancor di più con l’avvento delle cosiddette smart home, in cui nuovi dispositivi connessi l’uno l’altro monitorano l’abitazione in tempo reale. Questi motivi sono gli stessi che oggi spingono i colossi hi-tech a investire sugli altoparlanti che stimoleranno l’interazione con gli assistenti vocali, saranno il punto di contatto con gli smart device e seguiranno istante per istante quello che succede tra le mura domestiche. Perché nell’era di Internet e dei big data conoscenza significa business.

IL WEB VOCALE E LE FRONTIERE DELLA PUBBLICITÀ

È chiaro che Google sta cercando di rendere il proprio motore di ricerca anche vocale oltre che scritto. E che Amazon punti a permettere gli acquisti attraverso comandi parlati. Perché? Semplicemente per rendere il loro servizio ancora più rapido e pervasivo: se nel web testuale, dopo aver digitato una serie di parole chiave, appaiono dei risultati tra i quali operare una scelta, in quello che diventerà il web vocale a domanda seguirà una sola risposta, o al massimo una rosa ristrettissima. Questo cambia radicalmente una serie di dinamiche, come la search engine optimization (Seo, che serve ad aumentare le probabilità che il motore di ricerca dia un certo risultato) e la pubblicità. Non è difficile immaginare che un domani Google possa far pronunciare una certa cosa a chi offre di più. La differenza è che, proprio per l’assenza di altri risultati che appaiono in contemporanea e di elementi visivi di “distrazione”, la rilevanza dell’inserzione vocale è superiore.

UNA PROFILAZIONE SEMPRE PIÙ RAFFINATA

Siamo di fronte a un paradosso: con gli assistenti vocali rivolgiamo più attivamente le nostre domande (e i nostri comandi) ricevendo però un numero inferiore di risposte. Proprio per questo, il web vocale avrà un’influenza sugli utenti molto maggiore di quella del web testuale. Perché imparerà a capirci meglio ascoltandoci. Ogni volta che facciamo una domanda, Assistant e Alexa registrano qualcosa su di noi e lo catalogano per profilarci. Mettendo insieme tutti i dati raccolti e unendoli a quelli che ogni giorno seminiamo con le nostre attività online, sapranno sempre meglio quale informazione può essere più attinente a interessi, gusti e inclinazioni di un utente.

HER POTREBBE DIVENTARE LA REALTÀ

Ora se prendiamo quello che vale per un singolo utente e lo moltiplichiamo per milioni di persone, è chiaro che intrattenere conversazioni permetterà di costruire database sterminati per capire il nostro linguaggio e come funziona la nostra mente. Ciò che serve a perfezionare un software conferendogli capacità di comprensione semantica e di auto-apprendimento sempre migliori. Dietro ad altoparlanti ben confezionati, ai nomi simpatici degli assistenti virtuali e alle gag che nascono dai loro errori anche grossolani, c’è insomma il grande affare dell’intelligenza artificiale, il cui sviluppo non può prescindere dalla voce. Dalla nonna italiana che non riesce a dialogare con Google Home potremmo arrivare al Joaquin Phoenix che si innamora del suo assistente nel film Her. La strada è ancora lunga, certo, e i vari assistenti hanno ancora molto da imparare. Non dimentichiamo però che la storia si ripete: come accaduto 20 anni fa con i motori di ricerca, 10 anni fa con i social media e oggi con il cloud computing, le grandi aziende stanno costruendo un’infrastruttura. Saranno soprattutto gli utenti a riempirla con le loro conversazioni. Quindi verrà il tempo della monetizzazione con advertising, percentuali trattenute sugli acquisti e altre opzioni che magari oggi fatichiamo a immaginare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *