Le carte della Consob sulle sanzioni al Sole 24 Ore

26 Febbraio 2019 09.59
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Respinti con perdita. Secondo l'ufficio sanzioni amministrative della Consob, la cui relazione è stata visionata da Lettera43.it, non è vero, come sostengono i legali del Sole 24 Ore, che l'alterazione dei dati di diffusione del giornale di Confindustria dal 2012 al 2016 era ininfluente rispetto all'andamento sui mercati del titolo azionario. Non è vero, come sostenuto dall'allora amministratrice delegata Donatella Treu, che così facevano tutti. E non è vero, infine, che Roberto Napoletano era un semplice direttore ignaro di quanto combinassero negli uffici per far tornare i conti rispetto agli obiettivi di diffusione, dove tra le altre pratiche scorrette si era diffusa – va segnalata per capire il clima – quella degli acquisti retroattivi: agli intermediari a cui erano affidate le operazioni di co-marketing era chiesto, in pratica, di emettere a posteriori ordini di copie per tornare in linea rispetto agli obiettivi di diffusione. E così il giornale, nella complicatissima congiuntura del 2012-2016, avanzava sfolgorante come quello che più di tutti era stato capace di investire e crescere sulle copie digitali, limitando allo stesso tempo il crollo delle copie cartacee. Peccato che le copie digitali in pochi le avessero attivate e quindi aperte. E che quelle cartacee finissero in buona parte al macero. Per questo motivo, sostiene l'ufficio sanzioni ammnistrative, azienda e manager devono essere sanzionati per manipolazione del mercato.

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LE SANZIONI: IL SOLE RISCHIA DI DOVER PAGARE FINO A 1 MILIONE

Il documento di 140 pagine con cui l'ufficio sanzioni amministrative della Consob propone di sanzionare la società del Sole 24 Ore per 140 mila euro, 280 mila ciascuno l'allora amministratore delegato Donatella Treu e l'allora direttore Roberto Napoletano, 180 mila euro la dirigente Anna Matteo, 160 mila Massimo Arioli e 150 mila Alberto Biella, chiarisce alcuni punti fermi nella vicenda delle copie gonfiate da parte del quotidiano di Confindustria negli anni passati. Inoltre può costare molto cara all'azienda, che dovrà rispondere in solido fino a 1.050.000 euro. E nelle carte spunta anche il nome di Benito Benedini, allora presidente del cda, che era a conoscenza di uno dei metodi scorretti per gonfiare la diffusione, ovvero la vendita in bundle, cioè in un pacchetto unico, dei servizi di banche dati e abbonamento al quotidiano senza indicazione in fattura dei costi relativi ai due differenti servizi. «Non vi sono, tuttavia», specifica la Consob, «elementi che attestino che egli partecipasse attivamente alla definizione e implementazione della strategia di diffusione del quotidiano». Adesso l'azienda e i singoli manager sanzionati hanno 30 giorni per presentare le loro controdeduzioni, poi sarà la Consob stessa a emettere il suo verdetto (eventualmente appellabile presso la giustizia ordinaria).

UN'EVENTUALE SANZIONE SARÀ RESA PUBBLICA

Respinta inoltre, nel parere dell'ufficio sanzioni amministrative, la richiesta da parte dell'azienda e di uno degli eventuali sanzionati di non procedere alla pubblicazione del provvedimento sul bollettino della Consob. «A fronte di fatti illeciti oggettivamente di una certa gravità», scrive l'Authority, «nell'operare il bilanciamento degli interessi coinvolti, l'interesse pubblico alla conoscibilità dell'atto deve riteneresi prevalente rispetto all'interesse del trasgressore a non vedersi applicato un trattamento sanzionatorio finale sproporzionato rispetto alla gravità dei fatti».

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QUATTRO MODI PER GONFIARE LA DIFFUSIONE

La conclusione dell'ufficio sanzioni amministrative è netta: «Dalla documentazione raccolta, emerge un quadro probatorio ampiamente idoneo a far ritenere accertato che la rappresentazione alterata della diffusione del quotidiano Il Sole 24 Ore dal 2013 al 2016 ha creato un quadro informativo falso dellla situazione economico-finanziaria de Il Sole 24 Ore suscettibile di fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni Il Sole 24 Ore, ciò configurando una manipolazione del mercato». I dati venivano truccati in quattro modi diversi: attraverso contratti di co-marketing con intermediari talvolta compiacenti, attraverso le vendite in bundle, attraverso l'abuso delle vendite delle copie multiple ai grandi clienti in cambio di sconti sui servizi pubblicitari, attraverso l'inserimento di dati falsi nei moduli della diffusione stimata.

La rappresentazione alterata della diffusione ha creato un quadro informativo falso suscettibile di fornire indicazioni false e fuorvianti sulle azioni

NESSUN CONTROLLO SULLE ATTIVITÀ DI CO-MARKETING

Per quanto riguarda in particolare le attività di co-marketing, non c'era nessun controllo sul fatto che le copie digitali venissero effettivamente attivate mentre con il crescere degli obiettivi di diffusione una valanga di copie si era riversata sugli intermediari «benché (la loro, ndr) incapacità di assorbire la mole di copie loro affidata fosse provata dall'invio al macero di grandi quantità di copie». A riprova che fosse tutta una partita di giro, ecco i numeri riferiti a Di Source, la società di diritto britannico che si occupava del digitale. «Tra il 7 marzo del 2013 e il 3 marzo del 2016», ricostruisce la Consob, «Di Source Ltd ha incassato da Il Sole 24 Ore spa euro 16.829.918 e ha pagato a Il Sole 24 Ore spa euro 13.868.938. Il controvalore netto incassato da Di Source Ltd nel periodo è dunque pari a euro 2.970.980». Che è all'incirca la stessa somma che Di Source si è impegnata a corrispondere a Il Sole a risarcimento del danno subito (2.961.079,9 euro).

NEL 2015 LE COPIE DIFFUSE INFERIORI DEL 43% A QUANTO DICHIARATO

La manipolazione della diffusione è consistente: secondo i dati della società di consulenza Protiviti chiamata dalla stessa Sole 24 Ore a rimettere ordine, la diffusione totale (cartacea più digitale) del 2015 è inferiore al 43% rispetto a quanto dichiarato in un primo momento, -28% nel 2016. Calcoli compiuti a ritroso sulle copie da escludere fanno valutare che nel 2012 vi è stata una riduzione del 19% nella diffusione del quotidiano anziché del 3% dichiarato, nel 2013 la crescita è stata del 12% e non del 15%, nel 2014 dell'1% e non del 21%, nel 2015 la diffusione è calata del 13% anziché crescere del 4% e nel 2016 è crollata del 24%, anziché del 4% dichiarato.

LA DIFESA DELL'AZIENDA: «IL MERCATO NON È STATO INFLUENZATO»

A fronte di queste contestazioni, la linea di difesa del Sole è quella di sostenere che «i dati “anomali” comunicati non avrebbero determinato alcuna alterazione rilevante del quadro informativo sulla situazione economico-finanziaria della società, né in termini di posizionamento di mercato nel periodo considerato, né in termini di rappresentazione dei risultati economici», negando che possa esserci una correlazione tra i dati Ads e gli introiti pubblicitari e che i report sul titolo di Intermonte, influenzati dai dati falsi sulla diffusione, abbiano avuto un impatto. Peccato che sia stato lo stesso Sole 24 Ore, nota la Consob, in una presentazione del 2012 a sostenere che «è del tutto evidente che i ricavi pubblicitari dipendono dalla diffusione delle copie», concetto ribadito dal direttore Napoletano nel 2016 quando sostenne che l'eccezionale andamento della raccolta pubblicitaria era «correlato» alla performance positive dei prodotti editoriali, ricorda la Consob.

LA VERSIONE DI TREU

C'è poi la linea di difesa di Donatella Treu che in parte prova a scaricare la responsabilità su Napoletano sottolineando la «particolare situazione di governance del giornale», riporta la Consob, e che, in altra parte, sempre secondo l'Authority, sostiene che «le pratiche contestate non sarebbero certo imputabili unicamente al Sole 24 Ore, ma facevano parte, semmai, di pratiche diffuse in tutto il mercato editoriale». Una argomentazione, secondo la Consob, «incoerente», stante che «ciò che viene contestato non è la legittimità o meno dell'utilizzo di pratiche di co-marketing (…), bensì l'alterazione dei dati diffusionali derivata dall'uso fraudolento delle pratiche stesse». Inoltre, sempre secondo la Consob, sarebbe stata proprio Treu a decidere le strategie di diffusione del quotidiano e le pratiche commerciali da adottare: «Le evidenze», scrive l'Authority, «non consentono di accogliere le deduzioni di parte che tendono a limitare il ruolo dell'amministratore delegato a quello di un mero esecutore formale di una strategia di diffusione del quotidiano che sarebbe esclusivamente riferibile alla figura del direttore responsabile».

NAPOLETANO: «FACEVO SOLO IL DIRETTORE»

Direttore responsabile che, da parte sua, non può dichiararsi un semplice giornalista ignaro di quanto bolliva in pentola nell'azienda, sostiene la Consob secondo cui Napoletano è «il soggetto che ha materialmente deciso sia la strategia di diffusione del quotidiano, sia i target diffusionali che quali pratiche commerciali e di reporting adottare allo scopo di incrementare i dati di diffusione del quotidiano stesso». E se pertiene più all'anedottica la frase che Alberto Ferrari attribuisce all'amministratrice delegata Treu – «non fatemi litigare con il direttore» – è secondo la Consob un dato di fatto «il continuo controllo esercitato dal sig. Napoletano nell'attuazione delle politiche di diffusione del quotidiano mediante le pratiche di co-marketing».

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